Raffaella Vitulano
Il lavoro arriva sulla scena del vertice ministeriale Wto di Doha. Nella plenaria di oggi alcuni paesi, tra cui Nuova Zelanda, Sud Africa, Canada, Usa, Norvegia, Tunisia, Repubblica Ceca, Slovacchia e tutti gli altri paesi dell’accesso, hanno chiesto di rafforzare la parte che riguarda i diritti e il commercio. India, Egitto, Malesia, Zimbabwe, Bangladesh e Pakistan continuano invece ad opporsi fermamente che venga citato tale argomento e chiedono la totale cancellazione del debolissimo paragrafo. Oggi, inoltre, alcuni paesi in via di sviluppo hanno dichiarato che avrebbero votato contro la istituzione di una commissione mondiale che dovrebbe essere istituita dal consiglio di amministrazione dell’Oil, se la Ue presenterà formalmente a Doha la nuova proposta di testo sulle norme fondamentali e commercio. La commissione sulla dimensione sociale della globalizzazione è stata lanciata dal direttore generale Somavia per rafforzare il ruolo dell’Oil e dovrebbe essere formata da autorevoli personalità internazionali. Però la minaccia di alcuni paesi in via di sviluppo qui a Doha è stata praticamente affondata dalla decisione dei G-7 all’Oil, che hanno dichiarato che avrebbero sostenuto la nascita della commissione proposta da Somavia. Quindi nonostante questo gioco su piu tavoli la Ue nelle trattative di Doha è tornata in ballo. Ma su queste questioni il consenso generale appare ancora molto lontano anche perché si sconta uno scarso lavoro preparatorio. Non si puó arrivare ad un negoziato senza aver preparato il consenso di paesi importanti anche e sopratutto di quelli in via di sviluppo. Non si può giungere al negoziato senza sapere su cosa si potrà mediare e su cosa si potrà ”lasciare indietro”. La sensazione che avvertita dai sindacati internazionali a Doha è che vi siano negoziati informali da parte di governi e dell’Unione europea, e che se si dovrà lasciar cadere qualche cosa saranno proprio i diritti dei lavoratori ad essere sacrificati: poi viene l’ambiente e il tessile, che sembrano essere stati gia sacrificati silenziosamente da Bruxelles. In ogni caso il negoziato appare anche tutto aperto. Si parla esplicitamente di una proroga dei lavori. I Pvs, capeggiati dall’India, non vogliono per niente un negoziato sugli investimenti e sulla concorrenza. Vogliono invece accelerare l’apertura sul tessile (con le riserve poste pero per alcuni paesi poveri), chiedono di far saltare le sovvenzioni in agricoltura e ancora oggi non vogliono parlare di multifunzionalità. Sui Trips (proprietà intellettuale) ed i medicinali il governo americano, con il supporto della Ue, ha avviato un confronto con il Brasile e si potrebbe arrivare ad un accordo di mediazione, che dovrebbe prevedere un testo politico che salvaguardi da un lato la consistenza dell’accordo Trips, introducendo però ampie agevolazioni e flessibilità. Le possibilita sul tappeto lasciano intendere che non si arrivi ad alcun accordo, che si giunga ad una dichiarazione sulla necessità che il commercio abbia una forte dimensione volta allo sviluppo. Questo magari attraverso l’approvazione di un preambolo che affermi l’impegno di continuare a negoziare a Ginevra, sede della Wto. La terza soluzione è quella di un’intesa. Ma il ritardo su ogni punto è molto vasto. E’ certo che tutti i governi e la Wto vogliono soprattutto uscire da questa impasse con qualche cosa di concreto, che eviti un nuovo fallimento. E’ previsto che si riunirà di nuovo il Consiglio europeo per valutare quali mediazioni fare e su che cosa. E con molta probabilità cominceranno ad uscire nuove bozze di testo.


























