La persistenza del lavoro forzato su grande scala in Birmania, sede in cui s’attende venga confermata per la prossima settimana una missione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, dovrebbe incitare gli Stati membri dell’Oil ad imporre sanzioni commerciali vincolanti contro il regime birmano, sostiene la Icftu. In previsione dell’apertura della Conferenza ministeriale della Wto in Qatar dopodomani, la Icftu ha pubblicato un dossier di 5 pagine in cui si sostiene che nessun ostacolo legale si oppone a tali sanzioni in virtù di impegni assunti da questo paese. Il dossier è stato pubblicato al tempo stesso in cui una lettera comune della Icftu e della Confederazione europea dei sindacati (Ces), veniva inviata al commissario europeo per il commercio, Pascal Lamy.
Nella loro lettera al rappresentante commerciale dell’Ue, le due confederazioni sindacali, con sede a Bruxelles, riaffermano che la risoluzione decisa nel giugno 2000 nella Conferenza internazionale del Lavoro non deroga in nessun modo alle regole della Wto e ciò significa che i membri dell’Oil, Ue compresa, impegnati a sradicare il lavoro forzato in Birmania, sono liberi d’assumersi le loro responsabilità verso l’Oil difendendo i diritti umani del popolo birmano.
L’anno scorso, l’adozione da parte dell’Oil di una ferma risoluzione sulla Birmania aveva aperto la strada permettendo a tutti gli Stati membri, alle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, di adottare misure volte a garantire che le relazioni intrattenute con la Birmania non rischino di aiutare il ricordo al lavoro forzato da parte della giunta militare.
La lettera specifica che il 15 novembre il consiglio d’amministrazione dell’Oil discuterà della visita in Birmania di una delegazione ad alto livello. E’ tuttavia poco probabile che questa iniziativa da sola comporti un’eliminazione efficace del lavoro forzato in Birmania.
Di conseguenza, la Ces e la Icftu credono che dopo questa riunione del 15 novembre il Consiglio dell’Ue debba aprire un dibattito straordinario sulla Birmania che tenga conto delle conclusioni dell’Oil. Il Consiglio deve decidere d’accentuare le misure contro le violazioni dei diritti umani nel paese applicando restrizioni alle importazioni ed esortazioni europee da e verso questo paese, bloccando in tal modo gli investimenti europei in Birmania.
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