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Home - Blog - Scarsa trasparenza di dati e mancanza di strategia, nel mentre cresce il contagio

Scarsa trasparenza di dati e mancanza di strategia, nel mentre cresce il contagio

di Roberto Polillo
16 Novembre 2020
in Blog
Scarsa trasparenza di dati e mancanza di strategia, nel mentre cresce il contagio

Il Prof Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e fisico di fama mondiale, ha dimostrato in modo incontrovertibile che il parametro RT (fattore di riproduzione del contagio) su cui si basano le scelte pubbliche di restrizione delle attività nelle diverse regioni con il loro inserimento in una delle tre zone di rischio (rossa, arancione e gialla) è un dato arbitrario.

Secondo Parisi infatti l’enfasi con cui si è rimarcata la scesa del fattore, da 1,72 a 1,43 è priva di significato statistico in quanto la forchetta dell’intervallo di confidenza, che rende più o meno robusto il dato, si è drammaticamente ampliato passando da 1,45 e 1,83 della settimana precedente a un valore attuale compreso tra 1,08 e 1,81. Un tale ampliamento della forchetta non solo rende l’indice Rt stimato completamente irrilevante ma è soprattutto la dimostrazione delle preoccupanti crepe che si stanno aprendo sul sistema di monitoraggio che rende possibile la definizione dell’indice.

Il Prof Franco Locatelli, Presidente del Consiglio superiore di Sanità del Ministero della Salute e autorevole membro del CTS, nel corso della trasmissione di domenica u.s. “In mezz’ora” di Lucia Annunziata ha provato a sdrammatizzare sostenendo che anche prima il calcolo era fatto in modo identico; una risposta assolutamente non convincente in quanto Parisi ha dimostrato che le difficoltà attuali sono legate all’impossibilità di tracciare correttamente i soggetti diventati positivi per l’incremento esponenziale del numero casi, la mancanza di un numero sufficiente di tracciatori e l’inadeguatezza del sistema di trasmissione ed elaborazione di dati.

A questo si deve poi aggiungere l’incompletezza dei dati epidemiologici messi a disposizione della comunità scientifica; mentre infatti l’Istituto Robert Koch tedesco mette in rete i dati disaggregati sui soggetti contagiati, l’Istituto Superiore di Sanità pubblica, sul suo sito Epicentro, solo dati aggregati che non consentono una conoscenza di dettaglio della situazione epidemiologica, rendendo impossibile identificare i luoghi e le circostanze in cui realmente il contagio si trasmette in modo accelerato

Di fatto dunque l’incompletezza e la mancanza di trasparenza dei dati rende impossibile a gruppi indipendenti di scienziati l’elaborazione di proposte che potrebbero contribuire a rendere più efficaci e soprattutto più selettive le misure di contenimento dell’epidemia

Il Governo ha promesso la rimozione di tali ostacoli offrendo la propria disponibilità a collaborare attivamente con l’Accademia dei Lincei, ma resta da vedere se tale possibilità, ancora sulla carta, sarà offerta anche ad altri istituti che hanno richiesto di entrare a fare parte della partita

Sul fronte del contagio, il dato che conferma la scarsa performance del nostro SSN è l’elevato indice di letalità del nostro paese rispetto al resto di Europa: Alessandro Barbano su Huffington post riporta come “Alla data del 14 novembre, abbiamo 3,98 morti ogni 100 positivi. La Germania ne ha 1,60, due volte e mezzo di meno. La Francia 2,28, poco più della metà, la Spagna, 2.79, e l’Europa intera 2,53”. E alla domanda del perché in Italia si muore di più risponde “Se il Covid uccide di più in Italia è perché non lo intercettiamo sul territorio, dove i servizi di medicina di base sono insufficienti e inadeguati. I medici di famiglia restano tutt’oggi in gran parte fuori dall’emergenza, soprattutto nelle aree metropolitane”.

La risposta finora fornita dal governo che la causa di tale pessimo risultato sia da ricercare nella più elevata presenza di anziani nel nostro paese, non è infatti totalmente credibile; questo dimostra il dato della mortalità intraospedaliera sostanzialmente in linea con gli altri paesi a ulteriore dimostrazione che il vero deficit assistenziale è esclusivamente concentrato nella fase pre-ospedaliera.

Il nostro paese dunque sta subendo una grave recrudescenza dell’epidemia a cui non si riesce ad opporre una strategia di lunga durata che vada oltre decisioni di corto respiro (le chiusure delle attività più o meno stringenti). Un fatto eloquentemente dimostrato dalla querelle sulle feste natalizie. Ancora una volta si vuole fare finta di niente allargando i cordoni sanitari con l’effetto scontato che i nonni invitati al cenone del 24 saranno definitivamente salutati (peraltro in solitudine) all’epifania calcolando che il tempo medio tra il contagio e l’exitus nelle fasce a rischio è all’incirca di due settimane. Una vera follia che rischia di condannarci a ulteriori ondate epidemiche con annessi lockdown, come in una sorta gioco dell’oca in cui si ricomincia da capo.

Il paese è privo di una guida e sempre di più dà l’impressione di una navigazione a vista anche per quanto riguarda i provvedimenti economici che sono strettamente imbricati con l’assistenza sanitaria. La legge di bilancio è drammaticamente in ritardo e anche questa volta, per evitare l’esercizio provvisorio, non potrà essere discussa in modo esaustivo in entrambe le camere, perpetrando così uno stato di emergenza che comprime progressivamente gli spazi di esercizio democratico nei luoghi istituzionalmente preposti

Un esponente storico del PD, Goffredo Bettini, che sta vivendo una seconda gioventù, dimostrandosi una delle poche persone in grado di possedere un pensiero compiuto, ha apertamente sostenuto la necessità di aprire l’azione di governo alla collaborazione dell’opposizione. Il suo riferimento è chiaramente rivolto a Forza Italia che sicuramente avrà molto gradito il contributo dato dalle forze governative, cinque stelle compresi, alla difesa delle televisioni di Berlusconi dalle pretese di Vivandi.

E del resto in una situazione come l’attuale in cui il nostro paese è drammaticamente indietro rispetto al resto d’Europa e in cui l’Europa potrebbe non avere più interesse alcuno a mantenerci nel club, è difficile avere un atteggiamento pregiudizialmente ostile alle altre forze sociali e politiche del paese.

Manca dunque una visione chiara della realtà e la capacità di mettere in campo azioni credibili e che evitino quel “pasticciaccio brutto” della regione Calabria dove un commissario con i gradi da generale, che aveva ben operato quando comandava i NAS, viene messo alla porta, colto di sorpresa in una situazione poco chiara per venire sostituito da un tecnico del partito del ministro Speranza, amante del linguaggio forbito, sfiduciato di fatto dal presidente Conte che vorrebbe, ma non può, sostituirlo a sua volta con Gino Strada.

Una commedia all’italiana, che offende prima di tutto il fondatore di Emergency, che lascia con l’amaro in bocca e che la dice lunga sulla qualità della nostra classe dirigente.

Roberto Polillo

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