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Home - Approfondimenti - Interviste - Marinari, relazioni industriali proficue, improntate al dialogo e al pragmatismo

Marinari, relazioni industriali proficue, improntate al dialogo e al pragmatismo

di Tommaso Nutarelli
16 Aprile 2020
in Interviste
Marinari, relazioni industriali proficue, improntate al dialogo e al pragmatismo

Il coronavirus non ha fermato Terna, che ha continuato a trasmettere energia elettrica attraverso la rete nazionale. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha imposto una riorganizzazione del lavoro, mettendo al primo posto la salute e la sicurezza dei lavoratori. Silvia Marinari, Responsabile Risorse Umane, Organizzazione e Affari Generali di Terna, spiega come la sua azienda ha gestito la pandemia, tra nuovi modelli organizzativi e relazioni industriali proficue, improntate al dialogo e al pragmatismo.

 

Marinari, come avete affrontato questa parte dell’emergenza?

Ci siamo mossi subito, dopo i primi segnali di allarme, rafforzando la comunicazione con i nostri dipendenti di quelle che allora erano le zone rosse, rassicurandoli, anche per quanto riguardava l’astensione dal lavoro, fornendo anche indicazioni pratiche su come comportarsi. Poi abbiamo immediatamente applicato tutte le disposizioni contenute nei vari DPCM, che si sono susseguiti nel corso di questa crisi. Come detto l’azione di comunicazione e informazione è stata costante, anche con tutti i vari datori di lavoro ai fini della sicurezza sparsi sul territorio e ovviamente con le organizzazioni sindacali.

Quali azioni avete messo in campo?

Fin dall’inizio la nostra priorità è stata la salute e la sicurezza dei nostri addetti. Dunque ci siamo mossi per contenere, il più possibile, la diffusione del virus, attraverso un blocco delle trasferte, della formazione in presenza e di tutte quelle attività che avrebbe potuto causare assembramenti di persone. Parallelamente abbiamo provveduto a definire un Protocollo anti-contagio e ad aggiornarlo con le misure stabilite nel Protocollo fra Governo e parti sociali del 14 marzo scorso; abbiamo quindi indicato le norme e i comportamenti cui attenersi nello svolgimento delle attività lavorative, abbiamo sanificato e igienizzato tutti gli ambienti e fornito i dispositivi di protezione individuale. Terna aveva già una Commissione bilaterale, che si occupava di salute, sicurezza e ambiente, e che in questi giorni è stata per così dire riconvertita per assumere anche i compiti di partecipazione e verifica delle rappresentanze sindacali all’applicazione del Protocollo del 14 marzo.

Come avete ripensato l’organizzazione del lavoro?

Su questo versante il confronto con le organizzazioni sindacali è stato costante e proficuo, basti pensare che nel giro di venti giorni abbiamo sottoscritto ben quattro accordi. Non dimentichiamo che Terna ha dovuto far fronte all’emergenza e garantire al tempo stesso la piena operatività in sicurezza delle sue persone che ogni giorno gestiscono un servizio essenziale per il Paese e per fare questo abbiamo rapidamente adottato tre modelli organizzativi.

Quali nello specifico?

Il primo ha riguardato tutte quelle attività che potevano essere svolte completamente da remoto. Questo ha interessato ben 2.100 addetti, su un totale di circa 4mila, che stano operando al 100% in smart working. Nel secondo modello rientrano coloro che gestiscono gli impianti di trasmissione di energia sul territorio e garantiscono il funzionamento del sistema elettrico. Stiamo parlando di 1.000 operai e 700 tecnici. Innanzitutto abbiamo cercato di ridurre al minimo tutte quelle operazioni che non possono essere gestite da remoto e concentrarci sulle attività operative essenziali. Gli operai sono stati organizzati in squadre che si alternano settimanalmente e sono stati distribuiti su più sedi, in modo da mantenere piccoli nuclei di circa 5 persone. Il principio è quello della rarefazione e della segregazione fra squadre per ridurre le occasioni di contatto. Mentre per quanto riguarda i tecnici, il 70% di loro opera in smart working, e il restante 30% si alterna in presenza in sede. Infine nel terzo modello ci sono gli addetti delle sale di dispacciamento, ossia le persone che operano in turno nelle sale di controllo per garantire il dispacciamento di energia. Qui ci siamo organizzati con turni di 24 ore, concordando, con i sindacati, forme di isolamento attraverso camper o strutture alberghiere dedicate nell’eventualità in cui avessimo colleghi che hanno contratto il virus.

Come vi state preparando per la fase due?

La parola d’ordine è gradualità. La ripresa deve passare dal confronto con i sindacati, per incrementare progressivamente i volumi delle attività. Questo rivedendo e aggiornando i modelli organizzativi, così come le misure a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori del nostro Protocollo anti-contagio. Come tutte le aziende siamo in attesa delle eventuali modifiche al Protocollo del 14 marzo, per arricchire anche il nostro approccio. Per affrontare la ripresa, salute e sicurezza sono al primo posto, ma non devono essere pensate in modo statico. Pensi alla sicurezza in un ambiente complesso come un cantiere, in cui le nostre persone interagiscono anche con i fornitori. Molti atteggiamenti e pratiche dovranno cambiare a livello di comparto, coinvolgendo tutte le aziende in maniera sistemica.

Quali sono gli strumenti indispensabili per affrontare la ripresa?

Direi che la comunicazione e la formazione, ovviamente non in presenza, sono fondamentali. Come detto molti comportamenti e modelli dovranno essere ripensati per garantire la salute e la sicurezza, e affinché avvenga questa trasformazione bisogna sia informare i nostri dipendenti sia formarli. Nella conduzione dell’emergenza la formazione professionale è stata un utile aiuto in generale che ci ha consentito, insieme agli altri istituti contrattuali come ferie e congedi, di non avvalerci degli ammortizzatori sociali.

Come sono state le relazioni industriali durante la pandemia?

Ottime. Lo scambio con i sindacati è stato costante, proficuo e incentrato sulla risoluzione dei problemi. Le relazioni industriali hanno dimostrato una straordinaria flessibilità e capacità di adottare nuovi modelli e strumenti comunicativi. Anche le modalità del confronto sono mutate, contraddistinte da un forte senso di collaborazione e di attenzione alle sfide che questi giorni ci hanno messo davanti.

Quale eredità dobbiamo preservare da questa difficile esperienza?

Questo è stato un periodo di sperimentazione, sotto molti punti di vista, nel quale ci siamo dovuti adattare rapidamente alle novità, testando e applicando contemporaneamente modelli operativi e organizzativi mai visti prima. Questo è un valore che dobbiamo conservare, così come la flessibilità e la digitalizzazione, che repentinamente ha investito molte attività. Infine c’è stata una positiva intensificazioni delle relazioni sindacali, e su questa base dovremo portare avanti il dialogo futuro coi sindacati, che, ad esempio, dovrà affrontare l’utilizzo di dispositivi innovativi e digitali per la sicurezza dei lavoratori e i sistemi di classificazione professionale all’interno dei contratti collettivi, considerando le grandi trasformazioni che questa emergenza sta portando anche nel mondo del lavoro.

Tommaso Nutarelli

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Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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