Questa settimana si è aperta e chiusa nel segno dell’intelligenza artificiale. Lunedì Papa Leone ha presentato la sua prima Enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata interamente all’Ai, mentre venerdì le parole ‘’intelligenza artificiale’’ sono state le più ricorrenti nelle Considerazioni Finali del governatore di Bankitalia Fabio Panetta. Che la più alta personalità del mondo credente e la più alta autorità economica nazionale, abbiano contemporaneamente sentito il bisogno di pronunciarsi su questo argomento, la dice lunga su quanto l’Ai non sia più una sperimentazione ma, ormai, qualcosa di molto concreto con cui fare i conti.
Le analisi del pontefice e del governatore prendono la questione da punti di vista assai differenti, nel rispetto dei propri ruoli. Leone la affronta soprattutto per le sue implicazioni etiche, Panetta ne trae osservazioni sostanzialmente economiche. E se il primo si preoccupa per la dignità della persona – come è chiaro fin dal sottotitolo dell’Enciclica, che ne precisa il contenuto: “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale’’- avvertendo che l’Ai non può essere mai considerata ‘’moralmente neutra’’, il secondo sottolinea piuttosto come la produttività del lavoro potrebbe essere aumentata dello 0,2% l’anno, forse perfino dell’1%, nel caso di una massiccia applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale nell’economia. Questo, oltretutto, compenserebbe in parte anche i problemi dovuto al trend demografico negativo del nostro paese, con la conseguente mancanza di persone in età da lavoro. E tuttavia, osserva il governatore, da questo punto di vista l’Italia è molto indietro: solo il 30% delle imprese fa uso di Ai, e solo il 5% un uso intensivo.
Entrambi, Leone e Panetta, riflettono sul fatto che una rivoluzione tecnologica senza precedenti avrà, come tutte quelle che l’hanno preceduta, effetti sul mondo del lavoro, ma che questi effetti non sono ancora esattamente noti. Tranquillizza il governatore: “ogni rivoluzione tecnologica ha cancellato posti di lavoro ma ne ha creati altri, diversi”. La differenza grossa, però, rispetto al passato, è che se nelle precedenti rivoluzioni cadevano in disuso i lavori a basso contenuto intellettuale, oggi ‘’per la prima volta’’, sottolinea Panetta, questa sorte toccherà proprio ad alcuni ruoli diciamo “alti”, mentre saranno intoccate le attività più fisiche. Intanto, val la pena di ricordare che anche il magico mondo dell’Ai ha i suoi schiavi da pochi centesimi l’ora, incaricati di ‘’alimentare’’ le macchine, come ha rivelato anche una bella inchiesta del quotidiano La Stampa nei giorni scorsi. E la nuova mappa “dei sommersi e dei salvati” dall’Ai, forse, meriterebbe una più approfondita riflessione: le condizioni perché si creino ulteriori profondissime divaricazioni nel mondo del lavoro, infatti, ci sono tutte, come avverte Leone, e come concorda Panetta.
Le grandi aziende tecnologiche del resto stanno già licenziando in massa: Meta ha appena messo fuori 8.000 dei suoi cervelli, Google e Amazon procedono sulla stessa strada, solo per citare le più famose. E anche da noi, in Italia, ci sono stati casi analoghi, seppur ancora limitati nei numeri. Ma l’esempio è contagioso, e se tutti i Ceo decidessero di procedere in questo modo, presto si avrebbero battaglioni di colletti bianchi e laureati a spasso o sulle panchine. Non a caso negli Usa nascono le prime rivolte tra gli studenti delle prestigiose università che fischiano i big del settore, considerandoli pericolosi per il loro futuro lavorativo; e anche a voler circoscrivere come caso pur grave ma isolato le molotov contro la casa di Sam Altman, fondatore di OpenAi, sempre più numerosi sono nei diversi Stati i comitati di cittadini che protestano coi propri municipi per impedire la costruzione dei giganteschi data center necessari al funzionamento della nuova tecnologia: oltretutto, data center ben noti come ingordissimi consumatori di risorse energetiche, proprio quel bene che le recenti guerre hanno messo cosi facilmente alle corde.
Insomma, non è tutto oro quello che luccica. Noi del Diario del Lavoro, lo scorso anno, avevamo dedicato uno dei nostri seminari con i capi del personale delle principali aziende, e dei sindacati, proprio all’Ai, ma era un fenomeno all’epoca appena all’esordio, e pensiamo dunque che sia il caso di tornare presto a discuterne in una analoga iniziativa. Intanto, questa settimana abbiamo pubblicato due contributi sul tema, firmati da un giuslavorista, il professor Tiziano Treu, e dal filosofo Adriano Fabris.
Ma non solo l’Enciclica e le Considerazioni della Banca d’Italia hanno caratterizzato la settimana che si sta concludendo; in mezzo, martedì 26, c’è stata anche l’Assemblea annuale di Confindustria, altro appuntamento chiave dell’economia. Ne abbiamo riferito diffusamente sul Diario, ma ci sono due elementi, nella relazione del presidente Emanuele Orsini, che vanno ulteriormente segnalati. Il primo è la questione dei salari: pur essendo un tema cruciale ormai da tempo nel nostro paese, non compare se non di striscio nelle Considerazioni di Panetta e non è stato citato nemmeno nell’intervento della premier Giorgia Meloni in Confindustria. Ne ha invece parlato, con toni assai preoccupati, proprio Orsini: ha dichiarato che, malgrado i buoni contratti dell’industria, la questione salariale è ancora tutta aperta, e che le imprese ‘’da sole’’ non possono farcela a risolverla; anche perché troppo vasto è, tutto attorno, il magma di contratti spuri, dei lavoretti mal pagati, discontinui, forse pure illegali. Una presa d’atto che anche meriterebbe un serio approfondimento.
L’altra cosa notevole della relazione di Orsini è l’orgoglio (ha usato proprio questo termine) con cui ha vantato, rivendicato, l’alleanza con i sindacati Cgil, Cisl e Uil, con i quali è impegnato in una importante trattativa che dovrebbe presto raggiungere il traguardo dell’accordo finale. Ecco, diciamo che sono abbastanza due novità: un presidente degli industriali che denuncia con forza i bassi salari, e che si dichiara orgoglioso alleato dei sindacati, il tutto davanti al capo del governo, ancora non s’era visto. Ma certo è interessante.
Nunzia Penelope


























