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Home - Blog - Fermare il lavoro per fermare il virus? il ”Comma 22” che attanaglia l’Italia

Fermare il lavoro per fermare il virus? il ”Comma 22” che attanaglia l’Italia

di Nunzia Penelope
20 Marzo 2020
in Blog
Fermare il lavoro per fermare il virus? il ”Comma 22” che attanaglia l’Italia

Sul serio possiamo credere che la diffusione del corona virus sia colpa dei runner? ovvero degli ”sconsiderati” che si consentono di correre per le città? Ma quanti mai saranno, ‘sti runner? 


Credere che la costante diffusione del virus possa essere colpa di quei quattro gatti che cercano di combattere la depressione da reclusione domestica andando a correre da qualche parte, si potrebbe definire ridicolo se non fosse, invece, grave. Grave perche’ favorisce nella popolazione il diffondersi del concetto assai pericoloso di ”untore”, che comprende, oltre ai runner, anche altre categorie surreali create per l’occasione: dai  ”forzati del supermarket”, ovvero coloro che si recano a fare la spesa con una frequenza ritenuta “sospetta”, ai viziosi che al supermarket stesso si permettono di acquistare generi ”non di prima necessita’”, come per esempio una tavoletta di cioccolato, o le matite colorate per i bambini, o ai ”passeggiatori di cani”, fino ai ”maniaci della metropolitana”, coloro cioè che si ostinano, tra le sei e le sette del mattino, a stringersi nei vagoni del servizio pubblico. Su tutti questi ”nuovi untori” cade oggi lo stigma popolare immediato. Seguito dal consueto grido: ”state a casa!!!!”. Con molti punti esclamativi.

Ora, non c’e’ dubbio che i comportamenti delle varie cittadinanze non siano sempre rigorosi come dovrebbero, e come sopratutto raccomanderebbe la prudenza: per se, innanzi tutto, oltre che per la collettività’. E tuttavia, basterebbe considerare alcuni dati per capire che se l’avanzata del virus non si sta fermando come si sperava, non e’ dei runner la colpa. E nemmeno dei cd forzati del supermercato. Per capire meglio si dovrebbe riflettere, per esempio, sul dato delle metropolitane; a Milano, città’ nell’occhio del ciclone, l’utenza del trasporto pubblico e’ crollata, ma tuttavia un parte ancora importante di passeggeri si concentra nelle prime e ultime ore della giornata: ovvero, nelle ore in cui ci si sposta per andare al lavoro. L’affollamento, inoltre, e’ dovuto al fatto che il Comune, con decisione abbastanza discutibile, ha deciso di tagliare treni e corse: ragion per cui le poche che restano risultano prese d’assalto. Un altro dato conferma che la mobilita’ dei milanesi e’ legata essenzialmente agli spostamenti per lavoro, ed e’ quello che emerge dal tracciamento degli smartphone: dal lunedi al venerdi risulta in circolazione oltre il 40% dei residenti, percentuale che crolla al 34% e al 28%  rispettivamente il sabato e la domenica. Esattamente rispecchiando i motivi delle uscite: lavoro. Non svago. Lo dichiara, peraltro, anche il numero due della Giunta regionale lombarda, Fabrizio Sala, ricordando che  picchi “molto importanti” negli spostamenti sono registrati “alle 18 e alle 19, seguono le 12 e le 13”. Segno, ha precisato, che “in questi orari la gente si sposta di più”. E’ chiaro, ha detto ancora, “che gran parte del dato è dovuto alle attività produttive e professionali”.

Appunto. E’ questo il problema. I vari decreti di contenimento varati dal governo hanno sempre escluso dalle restrizioni chi si sposta ”per lavoro”. Sembrava giusto, all’inizio. Ma col passare dei giorni si e’ iniziato a capire che forse non va bene affatto. Al di la’ del lavoro in smart working, di cui si parla molto ma resta comunque ancora riservato a una piccola percentuale di fortunati, nel momento in cui fabbriche, aziende, commercio, cantieri, trasporti, eccetera, sono in attività’, milioni di persone continueranno a spostarsi, quotidianamente. Mettendo a rischio se stessi e coloro che hanno vicino. E tuttavia, solo i sindacati sembrano avere il coraggio di dirlo, e di far seguire i fatti alle parole. Prova ne e’ che prima c’e’ stato il protocollo di sicurezza firmato con le associazioni delle imprese, e poi, sulla base di quel testo, si e’ passati alla fase due: dove la sicurezza e’ garantita, si va avanti, dove non si può, si chiude. E’ di qui che discende  l’ondata di chiusure di centinaia di fabbriche metalmeccaniche che abbiamo visto questa settimana, cui potrebbero a breve seguire i cantieri, dopo l’intesa raggiunta dai sindacati con Ance. E altri comparti ancora.

Il fatto, ovviamente, e’ che non e’ semplice ”chiudere” l’Italia. Se tutti obbedissero davvero all’ordine ”state a casa”, chi resterebbe a garantire i servizi essenziali, il gas, la luce, l’acqua, i rifornimenti alimentari, l’apertura dei supermercati stessi, le farmacie, le edicole, la stampa dei giornali, e via cosi, un un elenco lunghissimo di persone che se complessivamente vengono identificati come  ”lavoratori”,  come singoli hanno invece nomi, cognomi, famiglie, e soprattutto: hanno paura. Sono loro, dunque,  i veri ‘forzati” di queste orribili settimane che ci lasciamo alle spalle e delle prossime, purtroppo sembra molte, che ci aspettano. Finche’ non si ferma il lavoro, non si ferma il virus, ma fermare il lavoro non si puo’: un tipico Comma 22, che tutti vedono, e tutti -tranne i sindacati- fingono di non vedere. Pertanto, si butta la colpa sui runner, sui mangiatori di cioccolata, sui passeggiatori di cani, su tutti coloro che si azzardano a passare sotto le nostre finestre, ai quali gridiamo, sdegnati: ”state a casa”. Ma poi, al supermercato, la cassiera vogliamo trovarla, il farmacista pure, e la ditta che produce cibo e farmaci guai se chiude. Sono loro i veri ”forzati” di questa ermegenza. E allora: più responsabilità per tutti, certo, ma anche calma, più comprensione, più ragionevolezza, meno isterismi, vi prego. Senno’ non ne usciamo.

Nunzia Penelope

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