• Chi siamo
  • Abbonamenti
  • Contatti
martedì, 1 Settembre 2026
  • Accedi
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

    Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

    Il tramonto del “brambillisimo” e la sfida dell’industria italiana

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Lavoro su piattaforma, sottoscritto il primo accordo tra sindacati e Assogrocery

    La Procura di Milano boccia il piano Glovo-Foodinho per uscire dal controllo giudiziario: “30% del lavoro non retribuito”. La società pronta a lasciare l’Italia

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    Il sindacato nell’era dell’IA

    Le aziende americane contro Trump: le deportazioni degli immigrati rischiano di fare grossi danni all’economia

    L’Italia ha bisogno di immigrati. Ma continua a trattarli come un’emergenza

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Le previsioni Istat della popolazione residente, delle famiglie e delle forze lavoro – Base 1/1/2025

    I dati Istat su fatturato dell’industria e dei servizi – Giugno 2026

    Sindacati presentano documento su strategia energetica nazionale

    CPL Concordia, firmato l’accordo per il premio di risultato

    Il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Il testo dell’ipotesi di rinnovo del contratto Confimi Industria Meccanica-Fim Cisl

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro
  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

    Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

    Il tramonto del “brambillisimo” e la sfida dell’industria italiana

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Lavoro su piattaforma, sottoscritto il primo accordo tra sindacati e Assogrocery

    La Procura di Milano boccia il piano Glovo-Foodinho per uscire dal controllo giudiziario: “30% del lavoro non retribuito”. La società pronta a lasciare l’Italia

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    Il sindacato nell’era dell’IA

    Le aziende americane contro Trump: le deportazioni degli immigrati rischiano di fare grossi danni all’economia

    L’Italia ha bisogno di immigrati. Ma continua a trattarli come un’emergenza

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Le previsioni Istat della popolazione residente, delle famiglie e delle forze lavoro – Base 1/1/2025

    I dati Istat su fatturato dell’industria e dei servizi – Giugno 2026

    Sindacati presentano documento su strategia energetica nazionale

    CPL Concordia, firmato l’accordo per il premio di risultato

    Il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Il testo dell’ipotesi di rinnovo del contratto Confimi Industria Meccanica-Fim Cisl

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

  • Appuntamenti
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro
No Result
View All Result

Home - Approfondimenti - La nota - Fca- Renault, dietro il mancato accordo una storia di asimmetrie

Fca- Renault, dietro il mancato accordo una storia di asimmetrie

6 Giugno 2019
in La nota
Fca- Renault, dietro il mancato accordo una storia di asimmetrie

Se c’era una cosa che Sergio Marchionne sapeva bene, è che nell’industria dell’auto, come in poche altre, ci sono tre dimensioni del reale che occorre tenere insieme in un unico disegno: industria, finanza e politica. E che lui lo sapesse lo si era visto  quando era riuscito, prima, a far divorziare la Fiat dalla General Motors, e poi far acquisire la Chrysler dalla stessa Fiat, destreggiandosi e confrontandosi, rapidamente e alternativamente, con le fabbriche di Detroit  e con quelle di Torino, con la Casa Bianca e con Wall Street.

In questi giorni, invece, qualcosa non ha funzionato nel tentativo, lanciato a fine maggio da Fca, di effettuare una fusione con Renault. Dopo aver ritirato la sua proposta di fusione avanzata a Renault, Fca, nelle scorse ore, ha emesso un comunicato in cui dichiara di continuare ad essere “fermamente convinta della stringente logica evolutiva” della proposta stessa. Una proposta che, sottolinea ancora Fca, “ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti.”

Ora è indubbio che, come è stato osservato da diversi analisti, da un punto di vista strettamente industriale, la proposta avesse un senso. E ciò perché le attuali strutture industriali di Fca e di Renault si presentano più come complementari che come concorrenziali. Il che è vero sia da un punto di vista geografico che da quello relativo ai prodotti.

Cominciando con la geografia, si vede subito che Fca è forte negli Stati Uniti, grazie ai marchi ereditati dalla Chrysler, a partire da quello fortunatissimo della Jeep, mentre Renault in quell’area è praticamente assente. Per converso, Renault è più forte di Fca in Europa.

Passando ai prodotti, si rileva con altrettanta facilità che Fca, dopo la svolta impressa da Marchionne negli ultimi anni, è più forte nell’alto di gamma, grazie ancora al marchio Jeep e a marchi italiani come Alfa Romeo, e, ancor più, Maserati. Per non citare Ferrari che è sì stata scorporata da Fca, ma condivide una condizione di parentela derivante dalla comune appartenenza a Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli.

Fin qui, insomma, la prospettata fusione si presentava, effettivamente, come un’occasione per raggiungere un reciproco rafforzamento delle due case costruttrici. Ma c’è un ma, anzi, diversi ma. Dei ma che si chiamano asimmetrie.

La prima asimmetria è di tipo, per così dire, finanziario. È insomma relativa alle diverse strutture delle proprietà dei due gruppi. Una diversità, questa, che, come vedremo, porta dritti dritti dalla finanza alla politica.

Fca, come è noto, risponde sostanzialmente ad un unico proprietario, di gran lunga principale, la già citata Exor. Una finanziaria di famiglia, nata a suo tempo dalla fusione di Ifi ed Ifil, in cui si riflette la natura familiare, per non dire familistica, tipica del capitalismo italiano. John Elkann, infatti, si è sicuramente sforzato di ammodernare la natura della finanziaria, aprendola a una più vasta rete di relazioni internazionali. Resta il fatto che, alla classica domanda “Chi comanda qui?”, Elkann può, e per certi aspetti deve, rispondere dicendo “Qui comando io”. Perché, certamente, comanda essenzialmente in proprio, ma lo fa anche in nome e per conto dei membri di una famiglia che, nel susseguirsi delle generazioni, è diventata sempre più numerosa.

Al contrario, il primo azionista del Groupe Renault è, nientemeno, lo Stato francese. Che ha sì una quota non enorme, pari al 15,1%. Ma, appunto, oltre ad essere il primo azionista, è anche uno Stato che, fin dai tempi di Colbert, il ministro delle finanze del Re Sole, è sempre stato propenso a far pesare il suo potere decisorio sulle vicende economiche. E ciò è tanto più vero adesso che all’Eliseo è tornato a sedere un signore, il presidente Macron, che, nominalmente, si schiera in Europa con i liberaldemocratici dell’Alde, ma, in sostanza, non sembra discostarsi troppo dalla tradizione gollista dell’Europa delle Patrie. Una tradizione che, a sua volta, deriva, per aspetti non secondari, dal bonapartismo e quindi, in ultima analisi, dallo stesso colbertismo. Insomma, anche se non si può dire letteralmente che, in casa Renault, alla domanda “Chi comanda qui?” sia la Repubblica francese a rispondere “Comando io”, è però anche abbastanza sicuro che la stessa  Republique non gradirebbe che a rispondere affermativamente fosse uno straniero. E tanto peggio, poi, se questo straniero non fosse un cugino d’Oltralpe, ma un signore che opera tra Amsterdam e Londra, e ha importanti interessi, e significativi legami, oltre Oceano. E ciò proprio perché mentre un singolo capitalista può guardare in via prioritaria all’interesse economico della sua impresa, uno Stato deve avere necessariamente un occhio più attento a una serie di interessi politici, a partire dalla questione dell’occupazione.

A questa prima, decisiva, asimmetria, se ne aggiunge poi un’altra, forse non meno rilevante. Anche se, va detto, la rapidità dei tempi con cui la proposta di fusione, formulata da Fca il 27 maggio, è andata ad infrangersi sullo scoglio costituito dalle resistenze del Governo francese, non ha consentito a questa seconda asimmetria di venire in primo piano.

A cosa ci riferiamo? Al fatto che da un lato, in questa prospettata fusione, stava un soggetto di origine plurale ma ormai già unificato sotto un unico comando. Fca, infatti, è il frutto della fusione di un’azienda europea, la Fiat, con una statunitense, la Chrysler. O, per dir meglio, dell’acquisizione della seconda effettuata dalla prima. Dall’altra parte, invece, c’era non un’azienda singola, ma un’alleanza fra tre case costruttrici. Ora un’alleanza è, di per sé, un qualcosa che ha una struttura abbastanza complessa. Tanto più complessa, poi, in questo caso dove, a un’alleanza originariamente costituita a due dalla francese Renault con la giapponese Nissan, si è poi aggiunto, in un secondo tempo, un terzo alleato: la giapponese Mitsubishi.

Fatto sta che, per restare al solo rapporto fra Renault e Nissan, va rilevato che anche questo rapporto è strutturalmente asimmetrico. Mentre infatti la casa francese detiene il 43% delle azioni di Nissan, quest’ultima detiene solo il 15% di quelle della Renault. E ciò, peraltro, senza che questa quota le dia lo stesso peso politico interno che ha il 15,1% che sta nelle mani dello Stato francese.

Torniamo un attimo agli aspetti industriali della vicenda. Diversi analisti hanno sottolineato che, rispetto alle caratteristiche produttive sommate di Fca e Renault, quelle specifiche di Nissan potevano portare un utilissimo contributo. Infatti, Nissan è universalmente considerata come più avanzata delle case costruttrici europee nella ricerca sull’auto del futuro, con tutto ciò che va dalle motorizzazioni elettriche, a partire dalla questione delle batterie, alle problematiche della guida autonoma.

Insomma, nelle menti degli strateghi di Fca, una casa costruttrice che si è fatta trovare impreparata rispetto alle necessità delle svolte tecnologiche attualmente in corso, una fattiva cooperazione con le aziende del sempre più tecnologico Sol Levante ha probabilmente rappresentato un obiettivo allettante. Solo che, in questo caso, la domanda sopra citata, quella che si chiede “Chi comanda qui?”, deve essersi riproposta in termini esponenziali. Non per caso, le cronache, per non dire le indiscrezioni, narrano che, se si fosse votato al termine della estenuante riunione vissuta ieri dal Consiglio di Amministrazione di Renault, il rappresentante di Nissan si sarebbe astenuto.

Il 2018 è stato, per certi aspetti, un annus horribilis per il  mondo dell’auto. E ciò, almeno, nel senso che due dei suoi più quotati protagonisti, Carlos Ghosn e Sergio Marchionne, sono inopinatamente usciti di scena. Il secondo a causa di una morte tanto repentina, quanto prematura. Il primo perché, rimasto vittima del combinato disposto di comportamenti imprudenti e di sottovalutate ostilità, è finito, quando meno se lo aspettava, nella cella di un carcere giapponese.

Per qualche ora è parso che si stesse realizzando un singolare miracolo. Profeta di fusioni in parte realizzate e in parte no, Marchionne; costruttore dell’alleanza a tre, che avrebbe forse voluto pilotare verso una fusione, Ghosn. Ed ecco che, a pochi mesi dalla loro quasi contemporanea uscita di scena, i loro sogni venivano a intrecciarsi e a realizzarsi nella costruzione di quella che avrebbe potuto essere la prima casa costruttrice di automobili al mondo. Ebbene, non è successo. E, forse, non è un caso.

Per piegare le volontà altrui, o per convincere tali volontà con idee diverse da quelle professate fino a un dato momento, servono uomini volitivi. In modo certamente diverso, sia Marchionne che Ghosn lo erano. La loro assenza dalla scena si è probabilmente riflessa nel mancato raggiungimento dell’accordo proposto a Renault da Fca.

Ah, dimenticavo in questa storia di asimmetrie c’è ne è stata anche un’altra che, sin qui, non abbiamo citato: è quella tra l’interventismo dei vertici dello Stato francese, che hanno orgogliosamente rivendicato la loro volontà di proteggere sia l'”occupazione” che gli “insediamenti industriali” e l’attività del Governo italiano. Un’attività per parlare della quale si può ricorrere alla locuzione che veniva usata un tempo, nei bollettini radiofonici, a proposito di notizie metereologiche o risultati sportivi mancanti: dato non pervenuto.

@Fernando_Liuzzi

Attachments

  • jpg
Tags: AutoFcaRenault
redazione

redazione

Ultimi articoli

Elkann scrive ai dipendenti: “perche’ e’ fallita l’intesa con Renault’’

di redazione

Il presidente di Fca ,John Elkann ha scritto una lettera ai dipendenti per spiegare le motivazioni e rassicurare sul futuro del gruppo: “ a volte ci vuole il coraggio di dire no"

In evidenza

Ilva, la trattativa è lenta, ma Vestager accelera

Ex Ilva, Fumarola: serve una regia pubblica, garantire lavoro e ambiente

31 Agosto 2026
Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

Lavoro, Istat: entro il 2050 quasi 7 milioni di persone in meno in età lavorativa

31 Agosto 2026
Bozza automatica

Lavoro, quasi 7 occupati su dieci sognano di cambiare carriera

31 Agosto 2026
FederTerziario, più cultura del lavoro e formazione per ridurre gli infortuni. In un convegno a Roma presentata la “mappa del rischio” nelle Regioni e le proposte dell’Associazione

“Il lavoro non si appalta”, alla Festa Cgil di Forlì sicurezza al centro con Cruz Lezcano e Landini

31 Agosto 2026
Deliveroo, aumentano i rider e chiedono più flessibilità

Deliveroo Italia, via libera dalla Procura di Milano su impegni verso i rider: paga minima oraria a 14 euro e più misure su salute e sicurezza

28 Agosto 2026
Ulteriori informazioni

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

© 2024 - Il diario del lavoro s.r.l.
Via Flaminia 287, 00196 Roma

P.IVA 06364231008
Testata giornalistica registrata
al Tribunale di Roma n.497 del 2002

segreteria@ildiariodellavoro.it
cell: 349 9402148

  • Abbonamenti
  • Newsletter
  • Impostazioni Cookies

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
No Result
View All Result
  • Rubriche
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
  • Approfondimenti
    • L’Editoriale
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    • Diario delle crisi
  • Fatti e Dati
    • Documentazione
    • Contrattazione
  • I Blogger del Diario
  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Accedi