È morto, Antonio Megalizzi, il ragazzo italiano colpito alla testa dal terrorista di Strasburgo. Era in coma irreversibile, i medici non hanno mai dato speranze. Megalizzi era un ragazzo come tanti, di cui non avremmo probabilmente mai scoperto l’esistenza senza questa tragedia. Oggi, nel giorno della sua morte, sappiamo di lui molte cose. Soprattutto sappiamo, abbiamo appreso, la sua passione per l’Europa, per l’istituzione europea, pronto a sobbarcarsi ore infinite in autobus, per seguire le riunioni mensili del parlamento Ue e riferirne alla radio universitaria per la quale lavorava. Un ragazzo europeo, cresciuto a pane ed Erasmus, con amici in ogni paese. Uno dei tanti ‘’ragazzi traditi’’, quelli che ‘’ogni giorno semplicemente praticano i sogni comunitari che i loro genitori ormai nemmeno più predicano’’, ha detto Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento dove Megalizzi studiava per il suo secondo master in diritto internazionale.
Antonio Megalizzi per l’Europa rappresentava un tesoro prezioso, un pezzo della sua vera riserva aurea, così come lo erano Valeria Solesin, uccisa al Bataclan, Fabrizia Di Lorenzo, morta in un’altra strage di Natale a Berlino, Gloria Trevisan e Marco Gottardi bruciati nella Grenfell Tower di Londra, le tredici ragazze morte nell’incidente del bus in Catalogna, dove studiavano per l’Erasmus, Giulio Regeni, ricercatore appassionato, ucciso al Cairo. Tutti giovani, tutti bravi, impegnati, studiosi, appassionati, fiduciosi in un mondo senza barriere, sempre pronti a trasferirsi per un’occasione, un’esperienza. “Ovunque in Europa si consuma una tragedia -ha detto un amico di Antonio, suo collega alla radio-lì scopri che sempre c’è qualcuno come noi, un giovane nomade contemporaneo pieno di master e privo di un posto”.
Si, sembra che siano sempre i ragazzi a pagare, e i ragazzi migliori: quelli che mettono il cuore nello zaino e vanno a cercare l’Europa in cui tanto credono, che tanto amano. Quell’Europa unita che hanno avuto grazie alla generazione dei loro padri e madri; e che oggi, per colpa della stessa, ottusa generazione, stanno rischiando di perdere. Ricordiamocelo sempre. E per rispetto a loro, ai ragazzi morti e ai ragazzi vivi, difendiamola ogni giorno.
Nunzia Penelope

























