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Home - Approfondimenti - La nota - Fca e CnhI: condizioni di lavoro peggiorate secondo i dipendenti, crescono i consensi alla Fiom

Fca e CnhI: condizioni di lavoro peggiorate secondo i dipendenti, crescono i consensi alla Fiom

28 Giugno 2018
in La nota


Video di Alessia Pontoriero

Punto uno: i lavoratori di Fca e di CnhI, i due gruppi motoristici appartenenti a Exor, la finanziaria di casa Agnelli, sono molto meno soddisfatti delle proprie condizioni di lavoro di quanto comunemente non si creda. Punto due: tra i lavoratori di Fca e CnhI la Fiom, l’antico sindacato dei metalmeccanici Cgil, raccoglie molti più consensi di quanto non appaia al di fuori degli stabilimenti in cui sono occupati.

Sono questi i due principali elementi di novità che sono emersi nel corso di una conferenza stampa che è stata tenuta a Roma dalla stessa Fiom e dalla confederazione di appartenenza, la Cgil, nella tarda mattinata di mercoledì 27 giugno. Un incontro stampa che aveva a propria base due distinte fonti di informazione: da un lato, una ricerca che è stata affidata da Cgil e Fiom alla Fondazione Di Vittorio e alla Fondazione Sabattini, ovvero a due istituti di ricerca promossi, rispettivamente, dalle due organizzazioni sindacali. Dall’altro lato, come vedremo meglio più avanti, la contabilità, che è stata tenuta dalla Fiom, dei risultati delle elezioni dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che si sono svolte, nei diversi stabilimenti dei due gruppi sopra citati, a partire dal 2016.

Prima di arrivare a un esame ravvicinato almeno di alcuni dei molti dati forniti ieri ai cronisti presenti nella sede centrale della Cgil, al n. 25 di corso d’Italia, sarà però opportuno accennare allo scenario temporale in cui si è svolta la conferenza stampa che ha visto impegnati, in prima persona, i massimi vertici delle due organizzazioni, da Susanna Camusso, leader della Cgil, a Francesca Re David, che da un anno è la segretaria generale della Fiom. Scenario segnato dal fatto che, tra qualche mese, per ciò che riguarda i rapporti interni al mondo formato da Fca e CnhI, nonché i rapporti esterni di tale mondo con i sindacati attivi nel nostro Paese, si assisterà a due eventi importanti.

Da un lato, come è ormai ampiamente noto, il 2018 è l’ultimo anno che vedrà Sergio Marchionne dotato del doppio incarico di Ceo (Amministratore delegato) di Fca e Presidente di CnhI. Infatti, come è stato ripetuto anche il 1° giugno a Balocco, in sede di presentazione del piano quinquennale di Fca, lo stesso Marchionne conserverà questi due incarichi solo fino alla presentazione dei bilanci 2018, e quindi fino alla primavera del 2019. Dopodiché, per quanto riguarda l’universo Exor, dovrebbe mantenere solo le cariche che lo pongono al vertice della Ferrari, salvo qualche eventuale nuovo incarico nella holding finanziaria guidata da John Elkann.

Dall’altro, come ha ricordato nel suo intervento introduttivo Francesca Re David, con il 31 dicembre del corrente anno va a scadenza il cosiddetto Ccsl, ovvero il Contratto collettivo specifico di lavoro che fu firmato il 7 luglio 2015 tra i due gruppi appartenenti a Exor e cinque sigle sindacali metalmeccaniche (Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl Metalmeccanici e AqcF), Fiom esclusa. Contratto che, dopo l’uscita di Fca e CnhI da Confindustria, sostituisce nei due gruppi il Contratto Federmeccanica.

E’ dunque in questo scenario che, ieri, Cgil e Fiom hanno detto almeno due cose. La prima, in ordine di semplicità, nel senso che è la più semplice, è che è vero che la Fiom, a seguito delle complesse vicende iniziate nel 2010 con il referendum relativo allo stabilimento auto di Pomigliano (Napoli), è stata da allora tenuta completamente fuori sia rispetto all’attività negoziale interna a Fca e CnhI, sia rispetto alla rappresentanza sindacale dei lavoratori del gruppo. Tuttavia è altrettanto vero che la stessa Fiom è ancora molto popolare fra questi lavoratori. In parole povere, la Fiom c’è anche nelle imprese che hanno in Exor il proprio azionista di riferimento, ed è bene che tutti lo sappiano.

Come si ricorderà, infatti, non avendo firmato, a partire dal 2010, gli accordi relativi ai due gruppi, la Fiom non ha potuto partecipare alle elezioni delle rappresentanze sindacali aziendali dei vari stabilimenti di Fca e CnhI. Tuttavia, la stessa Fiom ha potuto utilizzare le conseguenze pratiche della normativa europea che ha istituito i cosiddetti Rls, ovvero i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. (E qui si vede, aggiungiamo noi, che, almeno a volte, il fatto che l’Italia appartenga all’Unione Europea può portare qualche vantaggio.)

Ebbene, dai dati, in gran parte già noti, ma utilmente riepilogati ieri nel materiale fornito alla stampa, si ricava che, almeno rispetto alla materia della sicurezza, la Fiom è, di gran lunga, il sindacato più rappresentativo nei due gruppi esaminati. E questa, per certi aspetti, è una novità almeno per ciò che riguarda Fca, perché, contrariamente a quanto si crede, a partire dagli anni 50 la Fiom non ha più avuto un punto di forza nel mondo Fiat. Adesso, invece, detiene il 31,53% dei consensi, e 45 Rls, contro il 20,76% della Fim, il 18,99% della Uilm e il 18,74% della Fismic.

Nel gruppo Cnh Industrial, erede della vecchio Iveco sommata alla vecchia Fiat Trattori, per la Fiom le cose vanno ancora meglio. Qui i metalmeccanici Cgil sono infatti al 37,71%, contro il 17,33% della Uilm, il 16,25% della Fim e il 16,12% della Fismic. E questo è niente rispetto alla Magneti Marelli, dove la Fiom si è collocata al 55,02%, contro il 21,94% della Fim, il 14,42% della Uilm e il 4,67% della Fismic.

Più complesso il discorso relativo all’indagine condotta dalle due Fondazioni sopra citate nell’universo ex-Fiat ed ex-Iveco. Indagine i cui risultati sono stati ieri descritti, a grandi linee, da Davide Bubbico, che svolge attività di ricerca presso l’Università di Salerno. Il quale Bubbico, che ha ormai alle spalle parecchi anni dedicati allo studio del fattore lavoro nel mondo dell’automotive, ha spiegato al Diario del lavoro che i risultati della ricerca saranno presentati con modalità più ampie nel prossimo autunno.

Avremo quindi sicuramente modo di tornare più distesamente su questa ricerca. Per adesso, basterà prendere nota del fatto che si è basata sull’esame di 7.833 questionari compilati e restituiti da altrettanti lavoratori variamente distribuiti nei 54 stabilimenti coinvolti nell’inchiesta. Aggiungiamo che, come sottolineato da Bubbico, gli iscritti alla Fiom rappresentano solo il 21,8 del totale dei rispondenti.

Ebbene, alla domanda relativa alle condizioni di lavoro negli stabilimenti dei due gruppi e a come esse si siano eventualmente evolute negli anni più recenti, il 59,7% dei rispondenti ha affermato che tali condizioni sono peggiorate, mentre l’11,9% le considera migliorate e il 28,4% le valuta come sostanzialmente immutate.

Per quanto riguarda poi la valutazione dei carichi di lavoro, il “43% dei dipendenti di Fca” ha espresso “un giudizio estremamente negativo”. Ciò “a fronte di del 9,7%” che ha indicato, invece, un “netto miglioramento”. Meno polarizzata la situazione nella CnhI, dove tali valori sono pari, rispettivamente, al 30,2% e al 14,0%.

Infine, nel testo fornito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa si può leggere che “un indicatore dell’ulteriore criticità delle condizioni di lavoro è espresso dall’elevato numero di lavoratori con Ridotte Capacità Lavorative (RCL): circa il 30% è in possesso di una limitazione permanente o temporanea”. A ciò va aggiunto che un altro 10% dei rispondenti ha dichiarato di avere, in effetti, delle capacità di lavoro in qualche modo usurate o menomate, ma di non averlo mai dichiarato.

Insomma, se a tutto questo si aggiungono le preoccupazioni espresse da Susanna Camusso rispetto sia alle scelte strategiche di Marchionne, che alle possibili conseguenze su alcune di tali scelte della guerra dei dazi aperta da Trump, si comprende facilmente che quando, in autunno, si comincerà a parlare del rinnovo del Ccsl, il Lingotto troverà davanti a sé una Fiom più rappresentativa e più agguerrita di quanto non avesse immaginato anni fa. E che, quindi, potrebbe forse tornare in qualche modo in partita.

Un’ultima considerazione. A fine 2016, dopo anni di rotture reciproche, Fiom, Fim e Uilm sono riuscite a ritrovare, di fronte a Federmeccanica, un grado di unità sufficiente a realizzare in termini unitari il rinnovo del Contratto nazionale dei metalmeccanici. Per adesso, parlare di un simile esito nei domini italiani dell’universo Exor apparirebbe azzardato, e tuttavia non ci sentiamo di escludere che qualcosa di simile possa accadere anche col rinnovo del Ccsl. Infatti, al di là di impostazioni strategiche che rimangono divaricate, c’è una cosa che accomuna le tre maggiori federazioni dei metalmeccanici: la preoccupazione relativa al destino occupazionale degli stabilimenti italiani di Fca e CnhI. Una preoccupazione che, fin qui, non è stata fugata dai piani annunciati da Marchionne.

@Fernando_Liuzzi

Tags: LavoroFiomFcaExorMarchionneCnhIFerrariMagneti MarelliVeicoli IndustrialiAuto
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