Si è concentrata sugli “attori” la terza sessione della Scuola superiore delle relazioni industriali che ha avuto luogo dal 22 al 24 maggio ad Ariccia, sui colli sopra Roma. Le realtà dell’associazionismo datoriale e del movimento sindacale dei lavoratori sono state descritte rispettivamente da Massimo Mascini e dal professor Mimmo Carrieri. Analisi puntuali che hanno fatto il punto su forza e realtà operativa di queste grandi rappresentanze di interessi. Ma poi si è entrati nel merito delle singole parti. Nella prima giornata sono stati due gli interventi. Nel primo, Maurizio De Carli, responsabile del lavoro nella Cna, ha delineato funzioni e operatività della sua associazione, allargando il discorso a tutta la realtà dell’artigianato.
L’altro intervento è stato quello di Piero Albini, responsabile del lavoro in Confindustria. Albini ha parlato in particolare della rappresentanza e della necessità di disporre di dati precisi sulla rappresentatività di ciascuna organizzazione. Ha citato il testo unico firmato dalle parti sociali nel 2014, ricordando che è stato, ed è, molto difficile attuarlo. Ha sottolineato che oggi i conteggi, almeno nel settore della manifattura e per quanto concerne la parte sindacale, sono disponibili, ma a causa di contrasti interni al mondo sindacale restano ancora riservati. Adesso però, ha aggiunto, è necessario che vengano rivelati. Così come è urgente arrivare a contare anche la rappresentanza delle associazioni datoriali. Albini ha parlato anche del Patto della fabbrica, di cui a suo avviso non molti hanno colto le novità, interessanti soprattutto per quanto si riferisce al salario, e ha affermato l’opportunità di riprendere il confronto politico tra le parti sociali, con l’obiettivo di giungere a un nuovo grande accordo.
Sono stati seguiti con grande attenzione anche gli interventi di due protagonisti del prossimo confronto per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici: Ferdinando Uliano, segretario generale di Fim Cisl e Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica. Uliano è entrato nel merito del negoziato che inizierà ufficialmente questa settimana. Ha ricordato come Federmeccanica abbia accolto la piattaforma rivendicativa dei sindacati sostenendo che rappresenti una “devianza” rispetto alle regole esistenti, quelle dettate dal Patto della fabbrica. Non violazione, ma appunto devianza, ha sottolineato Uliano: una precisazione fatta, a suo avviso, per marcare la differenza. Il segretario della Fim ha spiegato come il sindacato è arrivato a definire la richiesta salariale, poi censurata dalla parte imprenditoriale. Lo ha fatto ricordando i termini del precedente contratto, quando la revisione dell’inquadramento professionale aveva consentito di oltrepassare i limiti di crescita salariale posti dal Patto, e come questa realtà, sempre nei piani del sindacato, anche questa volta potrebbe consentire di arrivare a un aumento salariale superiore a quello che sarebbe autorizzato dal solo indice Ipca. Sulla strategia imprenditoriale non è certamente intervenuto Uliano, che ha rilevato però come qualche problema si crei nel fronte delle imprese: non a causa dei grandi gruppi, ma delle piccole e medie aziende, che spesso sono ai margini del mercato e potrebbero decidere di abbandonare l’associazionismo.
Stefano Franchi ha invece preferito non entrare nel merito del negoziato, nemmeno per quanto si riferiva alle prime battute: troppo impegnativo il confronto, troppo delicata la responsabilità di chi deve portare avanti il negoziato. Quello metalmeccanico, ha ricordato, è un settore immenso, con 12mila aziende e un milione e mezzo di lavoratori, e si estende da chi fabbrica bulloni a chi costruisce macchine che vanno nello spazio. Realtà variegata, della quale- ha avvisato- chi negozia deve sempre tener conto, con l’attenzione di non fare mai nulla che possa danneggiare anche una sola singola azienda. Fondamentale, a suo avviso, è che si resti con i piedi per terra e non si dimentichi il vero ruolo di chi negozia. Franchi ha poi ricordato la complessità dei precedenti rinnovi contrattuali della categoria, quando venne avviato un rinnovamento del contratto: necessario, ha sottolineato, perché non esistendo più la fabbrica fordista dovevano cambiare anche le relazioni industriali. E rinnovamento infatti è stato, specie con il nuovo inquadramento e con il diritto soggettivo alla formazione. Non si è nascosto, Franchi, la complessità del compito che attende le parti, sempre nel rispetto delle regole per mantenere sostenibilità e competitività.
La sessione della Scuola superiore si è arricchita da due focus portati su altrettante realtà aziendali. Matteo Cesa ha parlato del Gruppo Enel, Marco Micaroni del Gruppo Autostrade, ciascuno illustrando le esperienze di relazioni industriali in due imprese di grandissime dimensioni. E ancora, Maurizio Castro, commissario straordinario Italia Wanbao-ACC, per molti anni responsabile delle relazioni industriali nel gruppo Electrolux, ha parlato a lungo con gli studenti del tema della partecipazione, di cui è stato un pioniere. Infine, da rilevare l’intervento di Guglielmo Loy, presidente del Civ dell’Inail, che è entrato nel merito degli incidenti sul lavoro, indicando le norme che regolano la materia.
Anche in questa sezione gli studenti della Scuola hanno dato luogo a una simulazione negoziale. Distribuiti in due gruppi, rappresentando chi la delegazione sindacale e chi quella aziendale, hanno affrontato il contenzioso di piccola azienda alle prese con una ristrutturazione. Un terzo gruppo di studenti ha commentato l’andamento del confronto, poi al centro di un lungo e interessante intervento di Massimiliano Loffredi, responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Ferrovie dello Stato, che e’ entrato nel merito della vertenza dispensando utili consigli a tutti i partecipanti.
La prossima sessione della Scuola di relazioni industriali avrà luogo dal 19 al 21 giugno, sempre ad Ariccia. Si tenterà di descrivere quali strade percorreranno le relazioni industriali in un prossimo futuro.



























