Con 3321 “No”, il 52,74% dei voti, l’assemblea delle maestranze Rai ha bocciato con un referendum l’ipotesi di Accordo per il rinnovo del contratto di lavoro dei lavoratori siglata unitariamente da sindacati di settore ed azienda.“Uno spartiacque rispetto al futuro dell’azienda”, commenta la Slc-Cgil.
L’esito del referendum, continua il sindacato, “ci restituisce l’insoddisfazione della maggioranza dei partecipanti al voto sulla mediazione raggiunta, ma ci consegna anche una più generale preoccupazione sul futuro di quest’azienda: quando i lavoratori si esprimono, indipendentemente dalle percentuali dei favorevoli e dei contrari, occorre ascoltare con rispetto la loro voce e lavorare da subito per ricostruire un’unità di intenti con l’obiettivo, in primis, di ridefinire un percorso rivendicativo che consenta la riapertura del confronto e l’acquisizione di migliori condizioni”.
L’ipotesi bocciata dalle lavoratrici e dai lavoratori della maggiore azienda culturale del Paese “era essenzialmente basata sull’aumento salariale, – spiega ancora la Slc- giudicato evidentemente non congruo dalla maggioranza dei partecipanti al voto. In una fase così complicata per la Rai, riteniamo che il percorso di mobilitazione debba partire necessariamente dalla rivendicazione di una nuova ipotesi di rinnovo di contratto, ma, riteniamo al contempo che esso non possa più eludere il problema generale del futuro dell’azienda, del suo ruolo nel Paese, della sua governance e del suo sostentamento, a partire dalla vicenda del canone, dell’ulteriore vendita di quote di Rai Way”.
Per il sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil “la situazione di grande confusione che circonda l’azienda, la criticità della sua situazione economica, non possono più essere svincolate dalle questioni contrattuali e dalla gestione quotidiana. Ecco perché, per quanto ci riguarda, questo voto deve essere considerato da tutti uno spartiacque rispetto al futuro della Rai e non solo la richiesta, che pure rispettiamo, di migliori aumenti contrattuali”.
Un monito che la Slc lancia a tutti i soggetti interessati perché “non si può continuare a considerare svincolata la questione delle condizioni quotidiane dei lavoratori dal futuro di un’azienda che ha contribuito in grande misura e per lungo tempo a fare grande il nostro Paese”.
























