Nuovamente uniti nelle manifestazioni del Primo maggio (e questa, come osserva Pierpaolo Bombardieri, “è già un segnale e una notizia”) ma ancora una volta divisi sul decreto lavoro varato martedì dal governo. La tradizionale conferenza stampa di presentazione del Concertone di Piazza San Giovanni, nella sede Rai di via Asiago, diventa l’occasione per fare il punto con i tre leader di Cgil, Cisl e Uil sul provvedimento che la premier Giorgia Meloni ha voluto presentare come il suo ‘’grazie’’ all’Italia del lavoro. I pareri, va detto, sono assai differenti: e se per Maurizio Landini il decreto ‘’non risolve i problemi”, per i colleghi di Cisl e Uil è invece il primo riconoscimento del ruolo dei sindacati ‘’veri’’ e non ‘’pirata’’, nonché un segno del rispetto del governo per l’autonomia delle parti sociali.
Ma, appunto, queste differenze di vedute non intaccano affatto la ritrovata unità: Landini, Bombardieri e Fumarola sottolineano, quasi in coro, che non è necessario pensarla sempre nello stesso modo su tutto, e che la pluralità di idee, nel sindacato, è comunque di per sé un valore.
Per Landini, uno dei punti negativi del decreto è che del miliardo stanziato dal governo “nemmeno un euro va in tasca ai lavoratori: i soldi sono per le imprese, come bonus assunzioni’’. Inoltre, il decreto ‘’non ha risolto i problemi di fondo, che riguardano salari e fisco, in particolare il fiscal drag”. Ma il leader Cgil non è convinto nemmeno della definizione di ‘’salario giusto’’ attribuita dal decreto alle retribuzioni stabilite dal trattamento economico complessivo (Tec) nei contratti leader, ovvero quelli sottoscritti dalle organizzazioni ‘’comparativamente più rappresentative’’: un riconoscimento che dovrebbe rappresentare una vittoria nella strenua battaglia intrapresa da Cgil, Cisl e Uil contro i contratti pirata. ‘’Sicuramente questo va nella giusta direzione”, conferma Landini, ma aggiunge: “quando si parla di salario giusto il riferimento non deve essere solo al trattamento economico, deve riguardare anche quello normativo dei contratti nazionali di lavoro. Siamo ancora molto lontani da una vera cancellazione dei contratti pirata, cosi come dal fatto che il trattamento economico e normativo previsto dai contratti stipulati da soggetti comparativamente più rappresentativi diventi un vincolo reale per tutte le forme di lavoro e per tutte le imprese”.
In ogni caso, il segretario Cgil minimizza i distinguo con Cisl e Uil: “essere unitari, essere in piazza insieme, non vuol dire pensarla tutti nello stesso modo”. La reale unità tra le confederazioni si misura nel confronto ‘’molto importante’’ con le associazioni imprenditoriali: “in quella sede ci sono le condizioni per affrontare in modo molto più approfondito la vera cancellazione dei contratti pirata, l’aumento dei salari, la misurazione della rappresentanza. E confido che riusciremo a fare un lavoro concreto, anche in poche settimane, per realizzare quell’accordo di cui credo ci sia bisogno’’.
Anche Bombardieri, che pure si dichiara ‘’molto soddisfatto’’ per il decreto del governo, non ritiene che le differenze di opinione con la Cgil possano rappresentare un problema: “penso che la presenza dei tre segretari sullo stesso palco il Primo maggio sia già di per sé una notizia e un segno positivo. Poi, è chiaro che rimangono sfumature e diversità di vedute, come è giusto che sia. Ma il pluralismo sindacale in questo Paese è sempre una ricchezza”. Tornando al decreto, il leader della Uil spiega di apprezzare il fatto che “per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto, il salario dignitoso, con i contratti di Cgil, Cisl e Uil”, ma anche “che il governo abbia deciso di non esercitare la delega, su richiesta delle parti sociali, lasciando spazio al confronto diretto tra sindacati e imprese”.
Daniela Fumarola a sua volta porta l’attenzione sulla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil unite che si terrà venerdì a Marghera: “realizzare l’obiettivo di una piazza unitaria sta nell’assumersi una responsabilità sui valori principali e condivisi: ci siamo sempre confrontati su questo con Cgil e Uil, vogliamo che quel momento sia di assunzione di responsabilità collettiva”. E ancora: “la scelta di fare un Primo maggio unitario va nella direzione di lavorare sul tema dei salari, della produttività e su altri temi che abbiamo ritrovato anche nelle dichiarazioni ieri del presidente del consiglio quando ha parlato di patto e di alleanza”. Un tema, quello del Patto sociale, molto caro alla Cisl, e che Giorgia Meloni ieri, nella conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri, ha volutamente citato. Per Fumarola, il decreto è un primo ‘’tassello’’ di questo ipotetico patto ma, aggiunge, “abbiamo altri fronti di cui occuparci. A Marghera parleremo del lavoro dignitoso nell’era dell’intelligenza artificiale, e ci rivolgeremo essenzialmente ai giovani, alle donne, a coloro che ancora oggi sono fuori dal mercato del lavoro, oppure, se ci sono, sono costretti ad accettare lavori precari”.
Tornando al decreto, la leader della Cisl osserva che “ha sancito dei principi importanti. Esiste una contrattazione buona, cioè quella delle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale che sottoscrivono i contratti”. Inoltre, si stabilisce che le risorse pubbliche “devono essere destinate solo alle imprese che operano nel rispetto delle regole e dei contratti”, e che “il trattamento economico complessivo, che comprende non solo il salario ma anche ferie, welfare e previdenza complementare, sarà il riferimento per accedere agli incentivi”. Infine, “riteniamo positivo aver destinato queste risorse a giovani, donne e territori svantaggiati, come la ZES che riguarda il Mezzogiorno e anche Marche e Abruzzo. È un primo passo importante perché definisce cosa significa lavoro dignitoso”.
Sul tema della rappresentanza, poi, anche Fumarola ribadisce con orgoglio il ruolo autonomo delle parti sociali: “Ce ne occupiamo noi. Stiamo lavorando per aggiornare gli accordi firmati circa dieci anni fa e adeguarli al contesto attuale”. Un intervento legislativo successivo “dovrà essere di sostegno: perché questa è materia nostra e sappiamo noi come affrontarla, insieme alle controparti”.
Nunzia Penelope

























