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Home - Approfondimenti - Interviste - Farmacie private, le ragioni dello sciopero. Intervista con Marianna Flauto (Uiltucs)

Farmacie private, le ragioni dello sciopero. Intervista con Marianna Flauto (Uiltucs)

di Emanuele Ghiani
16 Marzo 2026
in Interviste
Farmacie Private, sciopero per il rinnovo del contratto giovedì 6 novembre

FARMACIA FARMACIE

I lavoratori delle farmacie private tornano a scioperare il prossimo 13 aprile per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 agosto 2024. Il diario del lavoro ha intervistato la segretaria nazionale della Uiltucs, Marianna Flauto, per chiedere le ragioni che hanno spinto il sindacato a rompere il tavolo di trattativa e proclamare lo sciopero.

Flauto, il 13 aprile sarete nuovamente in sciopero per lo stallo del tavolo di rinnovo contrattuale.

Si, prima di questo ennesimo sciopero , nei mesi scorsi  avevamo avviato una mobilitazione nazionale che  ha visto la realizzazione di  scioperi regionali e presidi territoriali in tante città  italiane  culminata nello sciopero dello scorso 6 novembre  che ha visto una grandissima partecipazione  senza precedenti  per questo settore con ben 26  piazze coinvolte in tutte le regioni . Dopo  lo sciopero  Federfarma aveva rappresentato,  anche attraverso dichiarazioni pubbliche,  la propria volontà di proseguire il confronto  per dare risposte concrete alle richieste delle lavoratrici e lavoratori del settore  declinate  in una piattaforma rivendicativa ,ribadendo  che le condizioni erano cambiate e c’era più spazio per negoziare il rinnovo contrattuale. Invece così non è stato.

Che cosa è successo?

Prima dell’incontro ci avevano proposto un aumento di 120 euro prima  e  di 180 in seguito sul salario prendendo a riferimento il primo livello di inquadramento per farmacista-collaboratore. La nostra richiesta   che  viene formulata sulla base degli indici Ipca  e’ di  360 euro, quindi eravamo su posizioni molto distanti. Nel rinnovo precedente, nel 2021 e dopo 8 anni di vuoto contrattuale, erano stati contrattati 80 euro di aumento. Ma all’epoca non esisteva la fiammata inflattiva di oggi e per stare al passo con il costo della vita servono certamente importi più consistenti di quelli che ci hanno proposto.

Vi siete trovati in simili difficoltà nei rinnovi contrattuali di altri settori?

Abbiamo avuto una fase di rinnovi contrattuali 2023-25 nella quale abbiamo rinnovato circa 20 contratti collettivi nazionali  del terziario, quindi commercio, turismo e così via, e siamo riusciti a contrattare in media  240 euro di aumento. Però in questi rinnovi il livello di riferimento  è il quarto livello, cioè il livello di partenza dal quale viene calcolata la riparametrazione  degli altri livelli di inquadramento .

Può fare un esempio?

Faccio un paragone: il farmacista delle parafarmacie della GDO , profilo inserito  con il rinnovo del contratto commercio 2023-24 al secondo livello di inquadramento  ha avuto  un incremento salariale di circa  350 euro lorde a regime ; in questo  caso abbiamo riconosciuto un incremento salariale molto più alto che non copre totalmente la perdita inflattiva ma è il frutto della mediazione possibile .

Volevate quindi replicare la stessa ricetta nel rinnovo del contratto farmacisti

Si certo, perché l’obiettivo da raggiungere con il rinnovo del contratto è lo stesso : migliorare le condizioni normative e fare recuperare potere d’acquisto ai salari . Secondo i calcoli realizzati prendendo a riferimento l’Ipca , che non è certamente l’indicatore che copre realmente  la perdita subita , l’importo di incremento che tiene conto del differenziale tra Ipca e incremento  salariale ricevuto nel triennio 2021/2024  è  360 euro  al primo livello, il livello nel quale è inquadrato il farmacista  collaboratore .Nei livelli  più bassi , ovvero terzo o quarto, ad esempio, ci sono  i magazzinieri, i commessi, i coadiutori; che  secondo la scala di riparametrazione riceverebbero un aumento salariale inferiore. Anche questi lavoratori hanno il diritto di ricevere un salario adeguato perché  tutti contribuiscono a portare avanti l’attività nelle farmacie.

 

Quindi una volta fissato l’aumento per il farmacista i restanti aumenti delle altre figure professionali sarebbero calcolati più facilmente.

Esatto, nella tradizione contrattuale  invece di contrattare per ogni singola posizione è più funzionale e pratico negoziare direttamente l’aumento per il primo livello ,che in questo caso è il livello di riferimento del farmacista collaboratore, che diventa punto di riferimento per gli aumenti degli altri livelli per i quali si calcola la riparametrazione o riproporzionamento

Ci sono stati altri motivi che vi hanno spinto a rompere il tavolo di trattativa?

C’è stata un’operazione al limite del tollerabile, una presa in giro da parte della nostra controparte. Hanno dichiarato all’universo mondo che hanno proposto al sindacato 220 euro di aumento; ma chi era al tavolo, cioè circa le 80 persone presenti compresa la nostra delegazione, sa come sono andate le cose : la loro proposta è 130 euro di aumento al primo livello , più 70 euro di indennità per i servizi e 20 euro di elemento di garanzia per la contrattazione di secondo livello, che  non si può  considerare  salario. Per una persona che fa il contrattualista di mestiere questi dettagli li capisce, discorso diverso per chi non è addetto ai lavori. È stata una operazione di una scorrettezza unica.

Chi sta al tavolo delle trattative  sa che correttezza e buona fede sono parole d’ordine .

Quando si parla della vita delle lavoratrici e dei lavoratori non si giocare di strategia  ma  la chiarezza  deve essere  la base per qualsiasi ragionamento . Successivamente hanno comunicato che si trattava di una proposta di 200 euro e 20 euro  quale elemento di garanzia . Il valore della proposta rimane comunque distante da quella richiesta ma resta  l’amaro in bocca per le  modalità di gestione della trattativa  e per la confusione creata

Però è strano che dei professionisti della contrattazione, dopo decenni di buone relazioni industriali con il sindacato, cambino d’improvviso il modo di fare trattativa

Ogni  Associazione ha la sua storia .

Non sempre ci sono le stesse persone in delegazione  ai vari rinnovi ,ma solitamente i principi base  che dovrebbero caratterizzare una trattativa dovrebbero essere gli stessi, ovvero chiarezza ,correttezza e serietà . Federfarma ha cambiato l’intera compagine da circa 5 anni  e da quello che è scaturito al tavolo , al  loro interno le posizioni  sono spesso discordanti.

Le associazioni datoriali hanno collocato nella delegazione trattante molti titolari di farmacia

A mio avviso,  un tavolo di trattativa che deve guardare all’interesse complessivo del settore e in questo caso non è certo questo il modo di rendere attrattiva la professione del farmacista .Anche quest’anno le iscrizioni alle facoltà sono in calo e loro stessi lamentano difficoltà a reclutare farmacisti. Non rendersi conto che in questo rinnovo è importante  valorizzare la professione sotto il profilo economico e normativo significa non volere invertire un trend pericoloso per l’intero comparto.

Nel precedente rinnovo contrattuale eravate comunque riusciti a sottoscrive il rinnovo contrattuale con questa nuova compagine, giusto?

Sì è vero, ma eravamo sotto il periodo del Covid e venivamo da 8 anni senza rinnovare il contratto. Inoltre il tasso di inflazione era basso.

In ogni rinnovo bisogna considerare il  contesto . I lavoratori di questo settore, per tanti anni, non hanno considerato il sindacato come punto di riferimento per rivendicare i propri diritti . Soltanto in questi ultimi anni c’è stata una presa di coscienza ed una maggiore consapevolezza  del ruolo che lavoratori, rappresentanti sindacali  e sindacato insieme possono svolgere nell’interesse di tutte le lavoratrici e lavoratori del settore   anche alla luce della trasformazione che sta vivendo questo settore in termini di implementazione delle attività e quindi di maggiori responsabilità e rischi, maggiori carichi di lavoro e ritmi di lavoro che includono il lavoro domenicale e festivo, turni notturni .

Che cosa è cambiato?

La farmacia si è evoluta rispetto a 20 anni fa, è completamente cambiata. Negli ultimi anni i farmacisti si sono quindi resi conto che il sindacato è importante per tutelare la categoria.  Inoltre il cambiamento non si è fermato, ci saranno ulteriori evoluzioni a breve. Già da quest’anno, con la legge di bilancio, la “farmacia dei servizi” viene integrata definitivamente nel  servizio sanitario nazionale; gli viene affidata dalla legge la possibilità di svolgere tutta una serie di servizi sanitari, a mio avviso perché la politica vuole colmare le lacune del Ssn che non sta funzionando e non è in grado di rispondere ai bisogni di servizi sanitari dei cittadini . La normativa in realtà risale a qualche anno fa ma soltanto negli ultimi anni le farmacie stanno  introducendo  i servizi.

Quindi nella pratica quali saranno i nuovi servizi potrà offrire in futuro la farmacia?

Significa che le farmacie potrebbero diventare una sorta di poliambulatorio, una struttura sanitaria di prossimità. Quindi si possono  già fare le analisi del sangue, i vaccini, l’holter, l’elettrocardiogramma, il tampone, lo screening del colon retto  ,etc.

La norma c’è e il farmacista potrebbe svolgere questi servizi, molti dei quali soltanto dopo avere svolto una formazione specifica o abilitante .Bisogna però fare una distinzione tra ciò che è obbligatorio e ciò che resta una facoltà.

Per la Uiltucs   la maggior parte delle attività dei servizi  sono facoltative e deve essere il farmacista a decidere liberamente .Molti  farmacisti  non sono disponibili allo svolgimento di tutti i servizi sia per le maggiori responsabilità che per i  maggiori rischi.

Noi riteniamo che questo tema vada affrontato nel contratto , attraverso un maggiore riconoscimento delle professionalità, tutelando al massimo i farmacisti da rischi e responsabilità e puntando l’attenzione al tema della conciliazione che deve rimanere un parametro di riferimento.

Cambierebbe completamente la figura del farmacista, da “venditore” di farmaci a un vero e proprio “medico” di prossimità

Dal punto di vista normativo  la dispensazione dei farmaci può essere realizzata  soltanto dal farmacista che non è un venditore ma un professionista del farmaco.

Con l’introduzione della farmacia dei servizi  il farmacista può diventare  un professionista sanitario perché farebbe appunto delle attività di questo genere ma questo aspetto deve essere regolato nel contratto  in maniera chiara  con i giusti riconoscimenti . Teniamo conto che ad oggi le attività sono quelle che le ho descritto, ma un domani non sappiamo quale sarà l’evoluzione di questa figura.

Ma non ci vuole una laurea apposita per svolgere questo genere di attività?

Le nuove lauree saranno abilitanti quindi i farmacisti usciranno dall’università già abilitati per fare vaccini, tamponi e quant’altro  ma parliamo del futuro anche se ancora non è tutto molto chiaro. Mentre gli altri farmacisti, che sono in possesso della laurea del vecchio ordinamento , dovranno fare una formazione abilitante, in aggiunta ai crediti ECM , ovvero alla formazione obbligatoria . Quindi un nodo con la controparte è questo: vogliono rendere obbligatoria questa trasformazione in farmacia dei servizi, mentre noi vogliamo che sia il singolo farmacista a scegliere liberamente, l’implementazione di questi servizi deve essere fatta su base volontaria.

Ma questo nodo come può affrontarlo un tavolo di relazioni industriali, non è già obbligatorio per legge questa trasformazione?

Ad oggi questa materia è facoltativa, la legge ha creato una cornice affinché al suo interno si possa creare questo nuovo sistema nelle farmacie ma i titolari non sono obbligati a introdurre i servizi e neanche lo  possono essere i farmacisti.

Quindi potete stabilire nel contratto se lasciare o meno al farmacista la libertà di fornire questi servizi e in quale misura riconoscere una indennità aggiuntiva?

È proprio questo il punto di caduta che le spiegavo. Le parti datoriali ci dicono che questo punto non vogliono contrattarlo, per loro è obbligatorio, punto e basta. Non vogliono proprio discuterne al tavolo. Però di contro ci dicono che non possono dare più di 200 euro di aumento perché poi le farmacie rurali non riuscirebbero a sostenere il costo.

Hanno ragione?

Innanzitutto chiariamo subito che le farmacie rurali non rappresentano neanche il 20% di tutte le farmacie e comunque non penso sia ragionevole vincolare un rinnovo contrattuale nazionale su questo aspetto. Inoltre le farmacie rurali prendono già un contributo dallo Stato per via del fatto che si trovano geograficamente in posizioni periferiche come i piccoli comuni montani, dove non hanno neanche concorrenza e svolgono un servizio sociale.

Se diventasse obbligatorio per tutti i farmacisti fornire questi nuovi servizi sanitari allora anche le farmacie rurali sarebbero coinvolte da questa trasformazione

Esatto, essendo l’unico punto di riferimento di un piccolo paese/territorio  sarebbero gli unici a potere fare tutti i nuovi servizi  e visto che spesso si tratta di farmacie con due farmacisti graverebbe su questi ultimi anche questa responsabilità.

Noi invece vogliamo che ci sia libertà di scelta. Inoltre non solo chiediamo un incremento salariale fisso per i farmacisti, ma dobbiamo stabilire al tavolo quali siano le attività che possiamo considerare parte integrante del lavoro del farmacista, come ad es. il CUP, la misurazione della pressione e altre attività amministrative e quali sono i servizi che , fermo restando la disponibilità del farmacista , vanno remunerati adeguatamente in aggiunta al salario .

Se spingete ancora sulle vostre posizioni non c’è il rischio che le aziende decidano di non applicare il vostro contratto e organizzarsi diversamente con un contratto pirata?

Nel nostro paese questo rischio c’è in ogni settore. In questo settore è questo il contratto di riferimento . Negli ultimi sei mesi hanno fatto firmare l’adesione al nostro contratto a una serie di sindacati alcuni a me   sconosciuti. Una manovra strumentale certamente ma questi soggetti non sono certamente rappresentativi

Un’ipotesi che richiama l’urgenza di attivare strumenti che rafforzino il riconoscimento della rappresentanza sindacale

Si certamente. Stiamo facendo una battaglia in tal senso, perché è inaccettabile che chi non rappresenta nessuno possa sedersi a un tavolo di trattativa e decidere per il futuro di tutti i lavoratori e professionisti con un contratto al ribasso. Il tema non si limita alla misurazione della rappresentanza ma anche a garantire tempi certi di rinnovo e  indicatori di riferimento per il calcolo salariale  con  effetti automatici in casi specifici.

Ciliegina sulla torta, un recente disegno di legge ha previsto che nel caso in cui un lavoratore dovesse chiedere le differenze retributive tra un contratto pirata e quello ufficiale, cioè firmato dai sindacati maggiormente rappresentativi, il pregresso non si può più chiedere. Una bella schifezza, se posso usare un eufemismo.

Quali saranno i prossimi passi del sindacato?

Stiamo definendo le modalità di realizzazione dello sciopero del prossimo 13 aprile. Stiamo pensando a presidi territoriali e ad una manifestazione nazionale. Garantiremo certamente il servizio pubblico essenziale ma in assenza di Protocolli di settore specifici verranno applicati gli indirizzi  e le norme già in uso nei precedenti scioperi.

Chi pensa  di fare confusione per limitare il democratico esercizio dello sciopero probabilmente è consapevole che anche questa volta lo sciopero sarà partecipato da tutte le lavoratrici e lavoratori che sono stanchi di vedere calpestati i loro diritti e  la loro professionalità, consapevoli  che  loro saranno i protagonisti del  futuro del settore delle farmacie private  e lo vorranno essere con dignità.

Emanuele Ghiani

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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