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Home - Approfondimenti - Interviste - Logistica, Gambacciani (Filt-Cgil): inaccettabile limitare il diritto di sciopero all’intero settore

Logistica, Gambacciani (Filt-Cgil): inaccettabile limitare il diritto di sciopero all’intero settore

di Emanuele Ghiani
20 Marzo 2026
in Interviste
Rinnovato il contratto dell’autotrasporto e della logistica

Dopo la decisione della commissione di garanzia sullo sciopero di sottoporre tutti i lavoratori del settore della logistica e del trasporto delle merci alla regolamentazione della legge 146 è arrivata la netta contrarietà dei sindacati di categoria. Il diario del lavoro ha intervistato Andrea Gambacciani, coordinatore nazionale trasporti merci e logistica Filt Cgil, per chiedergli quali siano le ragioni del sindacato, che unitariamente considera questa decisione un “ribaltamento” rispetto alla prassi degli ultimi 30 anni.

 

Gambacciani, perché questa decisione è un “ribaltamento”?

Perché ci sono trent’anni di letteratura della stessa Commissione, che dichiarava la legge 146 inapplicabile al settore della logistica. Più volte le aziende si sono rivolte alla Commissione di garanzia chiedendo loro il parere e più volte la risposta che è stata data era la medesima: la legge non si applica al settore merci logistica. Nel contratto nazionale Logistica, trasporto, merci e spedizioni abbiamo individuato i servizi essenziali da garantire e le prestazioni connesse di particolari tipologie di trasporti, come ad esempio la fornitura di farmaci o materiale ospedaliero, il trasporto dei carburanti, del latte, di animali vivi o acqua potabile con autobotti.

Quindi queste tipologie di trasporti sono già regolate diversamente rispetto al restante settore.

Si esatto, abbiamo già ricompreso nel contratto queste eccezioni, dandogli una tutela nelle proclamazioni di sciopero, con i dieci giorni di preavviso previsti dalla legge 146. La Commissione adesso costruisce un altro orientamento, ribaltando tutto e dichiarando che in tutti i settori della logistica, di fatto, sono sottoposti alla legge 146.

La Commissione come ha giustificato la sua scelta?

Siccome non è possibile, secondo la Commissione, che si possa fare distinzione nei magazzini tra le varie tipologie di merce allora tutto deve essere sottoposto alla legge 146. In pratica lega i magazzini al trasporto, per cui la Commissione fa questo ragionamento: siccome nei magazzini non si può avere la certezza di quello che contiene, come dei farmaci – logica sbagliata perché il trasporto dei farmaci è nella sua natura, sia nei magazzini che nel trasporto, settoriale, quindi nei magazzini dove siano farmaci non ci può essere nient’altro – oppure prodotti di genere alimentare o di altro genere, allora si sottopone tutto alla legge 146. Orientamento che ribalta tutto quello che ha sempre detto negli ultimi trent’anni.

Come sindacato che cosa replicate a questo ragionamento?

La legge 146 in realtà tutela, anzi contempera il diritto della persona, come sanità e istruzione, con il diritto allo sciopero, questa è la funzione principale della legge. Quindi ci risulta di difficile comprensione come il diritto alla mobilità delle persone, tutelato dalla 194, si possa traslare su un diritto alla mobilità delle merci. Ripeto, un conto è il trasporto dei farmaci o rifornimenti agli ospedali e ovviamente ci devono essere, e sono previsti infatti, dieci giorni di preavviso, perché è chiaro che è strettamente connesso al diritto alla persona, alla sua salute. Ma da qui a fare di tutta l’erba un fascio ce ne passa di acqua sotto i ponti.

In caso di mancata intesa quali sono le vostre intenzioni?

È chiaro che davanti a un’azione che limita il diritto di sciopero della categoria non possiamo rimanere inermi. Metteremo in campo azioni di mobilitazione adeguate, non è accettabile che una legge costruita sui diritti costituzionali, che riesce a contemperare il diritto allo sciopero con il diritto delle persone, si applichi ugualmente alla mobilità di qualsiasi merce.

Dopo trent’anni quindi la Commissione vi ha comunicato questo cambio di orientamento ex abrupto?

Esatto, di punto in bianco la Commissione ha deciso in questo modo. Abbiamo subito chiesto il ritiro della delibera di orientamento e ci siamo anche resi disponibili a fare un confronto per spiegare al tavolo le nostre ragioni.

Secondo lei dove ha origine questo nuovo ragionamento della Commissione?

Le origini si potrebbero ricercare nella vertenzialità del settore. Non è generalizzata certamente, m questo è un settore in cui lavorano circa un milione di addetti e in alcuni settori specifici, come ad esempio il mondo dei corrieri o della logistica, c’è una vertenzialità più alta rispetto al mondo degli autotrasportatori. Però non può essere questo il movente per sottoporre tutto il settore a una limitazione del diritto di sciopero. Tra l’altro è un settore dove emergono vari elementi di non legalità e lo strumento dello sciopero risulta a volte indispensabile per sciogliere certi nodi.

Ad esempio?

Quando ci troviamo in vertenze dove ci sono cambi d’appalto irregolari, mancati versamenti di TFR, mancati versamenti contributivi e di retribuzione. Abbiamo fatto azioni, anche sostenute attraverso la mobilitazione di scioperi, che hanno portato a internalizzare i lavoratori, per poi superare il modello dell’appalto. La politica dovrebbe intervenire su questi fenomeni, invece da una parte nulla si muove mentre dall’altra si interviene pesantemente sul diritto di sciopero, quindi mi pare ci siano delle contraddizioni piuttosto pesanti.

Anche le relazioni industriali hanno contribuito ad arginare queste problematiche?

Certamente, insieme alle parti datoriali abbiamo provato a gestire e regolate questi fenomeni attraverso i vari rinnovi contrattuali. Nell’ultimo rinnovo, ad esempio, abbiamo costruito delle norme molto stringenti sul tema della qualificazione dei fornitori da parte dei committenti; cioè che rispettino determinate regole, a partire dalla legge 231, dalla regolarità contributiva, regolarità nell’applicazione degli accordi e dei contratti. Tutta una serie di norme che chiamano anche in causa il committente se quel fornitore non le rispetta. Abbiamo quindi costruito un’architettura che prova a fare da supplenza a quella che dovrebbe essere la legislazione sostegno a questo settore.

Perché supplenza?

Perché rimangono, nella gerarchia delle fonti del diritto, delle norme contrattuali e servirebbe un supporto legislativo. Ecco perché auspichiamo e richiediamo alla politica che ci siano delle norme di legge che sostengano quanto le parti sindacali e le associazioni datoriali hanno costruito per qualificare la filiera dei fornitori al fine di arginare il fenomeno dell’illegalità nel settore della Logistica.

Invece si sta facendo altro limitando il diritto di sciopero all’intero settore e anche alla luce della decisione del Comitato europeo dei diritti sociali che ha ravvisato profili di incompatibilità della disciplina italia na con la Carta sociale europea, riteniamo questa decisione della commissione sbagliata e volta solo a limitare il diritto di sciopero delle lavoratrici e lavoratori.

Emanuele Ghiani

Emanuele Ghiani

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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