Da qualche mese Antonio Castellucci ha assunto la reggenza della Fai, il forte sindacato Cisl dei lavoratori agricoli e dell’industria alimentare. Un compito complesso, difficile per i diversi comprarti economici che questo sindacato copre, perché le tensioni geopolitiche che interessano i settori sono molto forti. Il Diario del lavoro lo ha intervistato per capire come procede il suo intervento.
Castellucci, sono stati complessi questi primi mesi della sua reggenza della Fai nazionale?
Impegnativi ma proficui. Ho accettato questo ruolo con grande onore, su mandato della Confederazione, e lo voglio esercitare con la massima responsabilità. La Fai rappresenta una realtà complessa, conta oltre 220mila iscritti ed esprime un forte radicamento nei territori. Per questo ho impostato il mio lavoro su due binari principali: da un lato le priorità organizzative della federazione nazionale, dall’altro l’ascolto delle realtà regionali per rafforzare quelle vocazioni di presidio del territorio e di prossimità della persona che caratterizzano la categoria.
La complessità dipende anche dal fatto che affonda le sue radici sia nell’industria che nell’agricoltura?
Sì, questo è un aspetto della sua complessità. Agricoltura, industria, come forestazione, pesca, su alcuni fronti sono molto differenti, ad esempio sul piano contrattuale, ma si intrecciano tra loro e devono essere governati con una visione d’insieme.
Settori molto forti, importanti anche economicamente.
Oggi l’agroalimentare nel suo complesso rappresenta il 15% del Pil nazionale, nel 2025 ha superato i 70 miliardi di export, segnando un nuovo record. Dentro questa ricchezza, ci sono filiere tradizionali e altre emerse negli ultimi anni, ci sono comparti molto dipendenti dai mercati internazionali e altri meno. Abbiamo un made in Italy trainato da grandi gruppi industriali, ma anche con una miriade di piccole e medie imprese: un sindacato veramente moderno, libero, autonomo, contrattualista, come la Fai Cisl, deve saper leggere questa complessità e deve saper incidere con pragmatismo nell’interesse di tutti i lavoratori che rappresenta.
Nel settore dell’industria quali sono le principali vertenze in atto? Quali problemi le caratterizzano?
Il settore alimentare presenta meno difficoltà rispetto ad altri comparti dell’industria ma non è affatto al riparo da criticità. Negli ultimi anni si è dimostrato molto sensibile alle tensioni internazionali e ai rincari energetici. Diversi grandi gruppi hanno annunciato possibili esuberi a livello globale. Oltre ai cambiamenti dei mercati e dei consumi, buona parte di questi annunci sono legati all’introduzione delle nuove tecnologie, soprattutto per l’utilizzo di forme di intelligenza artificiale. Le possibili ricadute sull’Italia ci impongono un’attenzione elevata, anche attraverso i nostri presidi sindacali sia sul piano europeo che internazionale. È necessario non sottovalutare la complessità di queste situazioni e saperle con relazioni industriali mature, partecipative, con l’obiettivo di contribuire a riorganizzazioni che non lascino indietro nessuno.
La contrattazione è complessa?
Lo è perché come Fai Cisl vogliamo promuovere la buona contrattazione, la vera partecipazione, i confronti preventivi, le garanzie per la massima trasparenza sui piani industriali, l’utilizzo di strumenti efficaci, anche provenienti dalla bilateralità, per puntare su formazione, riqualificazione e politiche attive del lavoro.
Il settore agricolo è di fronte a sfide difficili anche di origine geopolitica. Il sindacato può svolgere un ruolo in questa contingenza?
I conflitti attuali stanno ridisegnando le alleanze e i mercati globali. L’impatto geopolitico sul settore primario lo abbiamo visto molto bene con l’aggressione militare russa nei confronti dell’Ucraina, ma lo vediamo anche attualmente con la crisi dello stretto di Hormuz: lì non passa solo il petrolio ma anche il 33% del commercio globale di fertilizzanti. Tutto questo altera i tempi della logistica globale, le catene di rifornimento, i costi di spedizione. Energia, fertilizzanti, mangimi, logistica, credito, restano fattori decisivi per i margini aziendali e di conseguenza anche per il lavoro.
Pesa sul settore la frammentazione del commercio internazionale?
Le regole multilaterali appaiono indebolite. I dazi imposti da Trump, ad esempio, hanno spinto l’Europa ad accelerare gli accordi commerciali su altri fronti, come l’accordo con il Mercosur, che entrerà in vigore in maniera provvisoria dal primo maggio, e sul quale deve pronunciarsi la Corte di giustizia europea. Un terzo fronte, infine, è quello della crisi climatica. Basta pensare che, secondo la Fao, l’80% delle perdite agricole in Europa è causato da siccità, piogge estreme, gelo e grandine.
Difficoltà e problemi non sembrano mancare, anche se il settore agricolo si è dimostrato resiliente.
Le difficoltà crescono perché il settore deve affrontare una doppia pressione: produrre di più e meglio in un contesto climatico peggiore, e farlo in uno scenario più instabile sul piano geopolitico, energetico e commerciale. Ma è proprio per questa combinazione che l’agricoltura non è solo un fattore economico: è un asset strategico e di sicurezza in cui il sindacato deve essere protagonista. Come Fai Cisl abbiamo ribadito l’importanza di saper cogliere le opportunità di crescita legate ai nuovi mercati, però è fondamentale farlo con regole concorrenziali e controlli adeguati, contrastando l’italian sounding, favorendo la reciprocità tra standard sociali e produttivi, quindi tutelando le condizioni di lavoro dignitose su tutta la catena del valore.
Questo vale anche per il negoziato sulla nuova Pac?
Indubbiamente, non deve essere indebolita la clausola sociale che condiziona i finanziamenti pubblici rispetto al lavoro e ai contratti. Mentre sul piano ambientale, occorre investire in modo strutturale, considerando anche la fine del Pnrr, in una vera politica dell’acqua e della cura del territorio, che riconosca il dovuto ruolo di primo piano ai lavoratori idraulico forestali e dei consorzi di bonifica.
La scadenza del contratto degli operai agricoli, il cui numero è davvero rilevante, crea nuovi problemi al settore? E quali sono le questioni più importanti da affrontare?
Rinnovare il contratto sarà determinante per riequilibrare il potere d’acquisto perduto dai lavoratori, ma anche per avanzare a livello normativo. Per questo, oltre a un aumento salariale del 6,5% nel biennio 2026-2027, la piattaforma contiene tanti altri punti qualificanti per valorizzare i lavoratori stagionali, garantire più continuità occupazionale, più strumenti di integrazione dei lavoratori stranieri, maggiore qualificazione dei rapporti di lavoro e delle professionalità, interventi positivi su bilateralità, welfare, permessi, mercato del lavoro, appalti, discriminazioni di genere. Parliamo di un contratto che riguarda circa un milione di lavoratori e 170mila imprese.
Il contratto è scaduto lo scorso dicembre, le trattative sono già in corso?
Sono stati svolti già diversi confronti con le controparti. Auspichiamo di rinnovarlo quanto prima e nel miglior modo possibile.
C’è un punto sempre complesso che vi riguarda, la battaglia forte contro il caporalato, nella quale vi siete fortemente impegnati. Il confronto con il governo procede come nelle attese o mostra un rallentamento?
Il luogo idoneo del confronto su questo tema è il Tavolo interministeriale. Dopo vari nostri solleciti, una nuova riunione svolta a febbraio ha presentato due importanti novità: la prima, è che il Tavolo non sarà più saltuario ma diventerà un luogo di confronto permanente, più ampio e strutturale; la seconda è che il ministero del Lavoro sta lavorando al nuovo Piano nazionale triennale di contrasto al fenomeno del caporalato.
Quali sono le vostre richieste?
La Fai ha chiesto di accelerare il piano dell’integrazione dei dati per ottenere ispezioni più mirate, e il ministero ha garantito di voler concludere entro giugno il Silca, Sistema informativo per la lotta al caporalato in agricoltura. Un altro punto sul quale si è svolto il confronto riguarda i tanti progetti realizzati sui territori con vari canali di finanziamento: sarà importante selezionare le buone pratiche per replicarle, soprattutto se riescono a risolvere le questioni più problematiche, quelle legate agli alloggi per i braccianti e ai trasporti verso le aziende agricole.
























