La sicurezza e il benessere sul lavoro non sono più solo plasticamente riassumibili nell’immagine del caschetto o dell’imbracatura, ma c’è anche una sorta di forza invisibile che può incidere su questi due aspetti ossia l’organizzazione del lavoro. In contesti lavorativi ritenuti ancora a basso rischio, ma dove non mancano incidenti, infortuni e malattie professionali sono in aumento così come, in particolare, tutte le patologie derivanti dallo stress da lavoro correlato, una corretta ed efficiente gestione delle risorse umane può ridurre tutti questi rischi. È questo il senso del convegno dalla Filcams Cgil, organizzato presso il Centro congressi Cavour a Roma, Organizzazione del lavoro e benessere.
Ma che cos’è di preciso lo stress da lavoro correlato e perché si manifesta cosi prepotentemente nei servizi? Come ha spiegato Giovanni Finotto, docente di Sicurezza di laboratori e impianti presso l’Università Cà Foscari di Venezia, “lo stress da lavoro correlato si manifesta quando le richieste dell’attività lavorativa eccedono, in mondo stabile e continuativo, le capacità del lavoratore di fronteggiarle, di adattarsi e recuperare. Chi opera nei servizi, commercio, ristorazione, accoglienza e non solo, si trova continuamento esposto alla clientela, non sempre gentile, e il suo operato viene sottoposto a indicatori di performance, vendite e tempi. A tutto questo si aggiungono una scarsa autonomia decisionale, turni notturni, una variabilità degli incarichi e il ricorso a contratti atipici e organizzazioni molto frammentate. Gli effetti dello stress da lavoro correlato si traducono in un aumento degli incedenti e degli infortuni, in una crescita dei conflitti personali nell’ambiente di lavoro ma anche al di fuori. Ovviamente ci sono degli eventi sentinella come l’incremento di assenze a malattie, un elevato turn over, disorganizzazione e calo dei risultati che ci possono mettere in allarme”.
“Il punto da cui partire è molto semplice: il rischio reale non sta nelle classificazioni, più o meno formali, ma nell’organizzazione concreta del lavoro” ha spiegato Davide Renzi, medico del lavoro. “Parliamo di lavori che vengono spesso definiti, in base al rischio acuto, come a basso rischio perché non tipicamente industriali, ma che nella realtà quotidiana esprimono carichi di lavoro con ritmi intensi, forte variabilità e una pressione organizzativa significativa. Nei settori del terziario lo stress è innanzitutto corporeo. Deriva da ritmi intensi, posture incongrue, richieste ripetute, tempi di recupero insufficienti, ma soprattutto da un elemento centrale: l’organizzazione del lavoro. I turni di notte – ha aggiunto – non sono solo una modalità organizzativa ma un vero e proprio fattore di rischio biologico. Il lavoro notturno si associa spesso a lavoro in solitudine, ridotto supporto organizzativo, maggiore esposizione a stress ambientale. Tutti questi rischi non sono solo individuali ma sono organizzativi e sociali”.
Nel corso del convegno si sono alternati delegati e Rls che hanno riportato come la mancata tutela della sicurezza e del benesseri dei lavoratori si può dispiegare e declinare in molteplici modi a seconda delle diverse filiere che compongono il mondo del terziario. Tra gli elementi comuni che sono emersi una progressiva riduzione del personale mentre il carico di lavoro è rimasto stabile se non aumentato. Gli addetti della grande distruzioni sono chiamati a coprire la stessa superficie di vendita ma come meno colleghi. Alle casse, denunciano, le attività di marketing rivolte ai clienti, tra bollini, raccolte punti e possibili premi, hanno visto un accrescimento esponenziale. Nei piccoli negozi, invece, i ritmi di vendita e l’interlocuzione con l’utenza possono avere ancora un volto umano, ma alle cassiere può essere richiesta una maggiore flessibilità nei compiti, come lo spostamento della merce, con tutti i potenziali pericoli connessi a questa attività. Ci sono poi tutti i disagi e gli inconvenienti, anche spiacevoli, di chi lavora anche di notte. Una dipendente che opera negli autogrill ha raccontato la fatica dei turni notturni. In queste lunghe ore, svolte sempre da soli, oltre alle mansioni ordinarie, pulire il bancone e assicurarsi che panini e brioche siano sempre freschi, si fanno gli incontri più disparati. Si passa dal provolone di turno che prova a conquistarti, ha spiegato la lavoratrice, con “complimenti” poco eleganti, a chi fa serata e vuole continuare a bere, anche se di notte c’è il divieto di servire alcolici lungo le autostrade, fino a una clientela molto più violenta che sfascia e ruba. Situazioni che sono alle base anche delle difficoltà di reperire manodopera e garantire il ricambio generazionale in questi servizi. Ma c’è anche l’assenza di solidarietà tra lavoratori quando nello stesso ambiente di lavoro si intrecciano perimetri contrattuali diversi e si vengono a creare gerarchie con addetti di serie A e addetti di serie B.
Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, ha sottolineato l’importanza per il sindacato “di avere una rete capillare di Rls e Rlst per avere il polso delle situazione e accrescere e rafforzare la presenza delle organizzazioni dei lavoratori dove ancora è deficitaria. Quando costoro (Rls e Rlst n.d.r.) svolgono il proprio lavoro al meglio si mettono in una posizione scomoda non solo nei confronti dell’azienda ma anche, a volte, dei propri colleghi. Per questo devono essere supportati e devono essere formati”. La sindacalista ha poi sottolineato come, nonostante un calo delle denunce, degli incidenti e delle malattie, i numeri “siano ancora troppo alti perché sappiamo che in questi anni come la tecnologia abbia fatto passi avanti in tutti i settori tranne che nella prevenzione. Basterebbero investimenti davvero minimi per le aziende per ridurre i rischi per i lavoratori”.
Anche Stefano Marconi, Direttore Direzione Interregionale del Lavoro del Centro dell’Ispettorato nazionale del lavoro, ha rimarcato il lavoro di Rls e Rlst. “Voi siete la prima sentinella per gli ispettori del lavoro, perché ci fate capire quali sono le potenziali criticità di monitorare. Per questo è importante non solo la collaborazione con noi ma con tutti gli organi ispettivi”.
“La rappresentanza della nostra categoria abbraccia un ampio panorama lavorativo, in continua evoluzione, caratterizzato da una molteplicità di settori che seppur classificati nella nomenclatura Inail, come settori a basso rischio, sottopongono i lavoratori a ritmi, e modalità che condizionano fortemente l’organizzazione del lavoro, con conseguenze sulla loro salute. La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema trasversale e collettivo e pertanto, deve diventare un diritto fondamentale per tutti i lavoratori affinché non si verifichino più eventi drammatici e conseguenze permanenti per la loro salute” ha spiegato Sonia Paoloni, segretaria nazionale della Filcams.
“Dobbiamo investire nella formazione e nella conoscenza dei lavoratori, favorendo l’individuazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in ogni lugo di lavoro, valorizzando il loro ruolo, aumentando le agibilità sindacali a tutti i livelli, sia nella contrattazione nazionale che in quella decentrata. Abbiamo il compito – ha proseguito – di favorire il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali, e la collaborazione con i rappresentati alla sicurezza di sito nelle realtà lavorative più complesse, con la presenza di più settori di attività. È necessario coinvolgere le responsabilità dei committenti ribadendo il ruolo di chi assume le decisioni con ricadute effettive, nella sicurezza concreta e tangibile di tutti gli operatori, uniformando i dispositivi di protezione e tutela, per garantire condizioni sicure, inclusive e dignitose per tutti gli attori coinvolti nei processi lavorativi. Il punto centrale nel rivendicare il diritto alla tutela della salute, è non lasciare soli i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. È fondamentale sostenerli nelle richieste di intervento e nelle segnalazioni, al fine di migliorare le condizioni di lavoro. La tutela, infatti, può essere raggiunta solo attraverso il supporto, la collaborazione e la partecipazione condivisa di tutti, a partire dalle istituzioni competenti” ha concluso Paoloni.
























