La strada si conferma uno dei principali fattori di rischio per la sicurezza dei lavoratori. I dati Inail più recenti ostrano infatti un quadro articolato: se da un lato si registra una lieve crescita degli infortuni in occasione di lavoro (+0,5%) accompagnata però da un calo dei decessi (-0,6%), dall’altro emerge con maggiore evidenza la criticità della componente in itinere, dove aumentano sia le denunce di infortunio (+3,2%) sia i casi mortali (+4,6%). Un dato che, tradotto in numeri, evidenzia una dinamica chiara: gli infortuni mortali diminuiscono di 5 unità durante l’attività lavorativa (per un totale di 792), ma crescono di 13 casi lungo il tragitto casa-lavoro a quota 293. È proprio qui che si concentra una quota sempre più significativa del rischio.
Gli incidenti in itinere – ovvero quelli che avvengono nel percorso tra abitazione e luogo di lavoro – rappresentano oggi circa il 27% dei casi mortali complessivi. Una percentuale elevata, che racconta una realtà spesso sottovalutata nella percezione comune del rischio. Desta preoccupazione il trend di crescita sostenuta che perdura da prima della pandemia: in sei anni (2019), l’incidenza di questa tipologia di infortunio è salita nel 2025 fino al 19,3% (denunce di infortunio) e addirittura al 27% per i casi con esito mortale.
Il quadro complessivo suggerisce una trasformazione del rischio: non più confinato ai luoghi tradizionali di lavoro, ma sempre più diffuso lungo le direttrici della mobilità quotidiana. Un fenomeno che si lega anche all’aumento strutturale degli spostamenti e alla pressione crescente su settori come trasporti e logistica.
“Serve una governance integrata, capace di coordinare regole, processi e responsabilità tra istituzioni, imprese e società civile. Un principio che trova un riferimento chiaro anche nell’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza e alla salute, – sottolinea Paolo Carminati, Presidente Aifos –. La tendenza che stiamo osservando conferma quanto la prevenzione e una formazione realmente efficace debbano restare al centro delle politiche aziendali e di sistema. Oggi più che mai serve una strategia integrata che unisca mobilità sostenibile, pianificazione degli spostamenti e aggiornamento continuo delle competenze. La transizione digitale rappresenta un’opportunità straordinaria, ma richiede una visione condivisa e una governance capace di trasformare l’innovazione in sicurezza reale”.
In questo contesto, assume un ruolo strategico il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro, oggi obbligatorio per aziende e pubbliche amministrazioni con oltre 100 dipendenti nei territori sopra i 50 mila abitanti. Non si tratta di un adempimento formale, ma di uno strumento operativo che, attraverso l’analisi degli spostamenti e delle esigenze dei lavoratori, consente di ridurre l’uso del mezzo privato e promuovere soluzioni di mobilità più sicure e sostenibili. I benefici sono concreti e misurabili: meno traffico significa minore esposizione al rischio, ma anche maggiore qualità della guida e riduzione dello stress. Sul piano aziendale, inoltre, l’adozione del piano può tradursi in una riduzione del premio Inail e in un rafforzamento della reputazione, sempre più legata ai temi della sostenibilità e del benessere organizzativo.
Accanto agli strumenti organizzativi, resta centrale il tema della formazione. La sicurezza stradale, infatti, si costruisce prima ancora di mettersi in viaggio. “La sicurezza alla guida inizia a macchina ferma”: una frase che sintetizza un principio spesso trascurato. Elementi apparentemente basilari, come la corretta posizione di guida, possono fare la differenza nella gestione degli imprevisti e nella prevenzione degli incidenti.
























