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Home - Approfondimenti - La nota - Scuola, meno teoria e più competenze: la riforma dei tecnici guarda alle imprese. Flc-Cgil in mobilitazione, Pistorino: “Sbagliata e dannosa”

Scuola, meno teoria e più competenze: la riforma dei tecnici guarda alle imprese. Flc-Cgil in mobilitazione, Pistorino: “Sbagliata e dannosa”

di Elettra Raffaela Melucci
6 Maggio 2026
in La nota
Conte, a settembre si torna in presenza. Ma il vertice non scioglie i nodi

L’obiettivo è dichiarato sin dal primo giorno: riformare la scuola italiana verso orizzonti più moderni, meno teorici e più pratici, in grado di preparare gli studenti al mondo del lavoro fornendo loro competenze pronte all’uso. Una scuola che mette da parte guerre puniche e I Promessi Sposi per far posto a conoscenze realmente spendibili. A tal scopo, dal 2022 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato una serie di riforme presentate come la chiave di volta per una maggiore competitività del Paese in termini di risorse umane, chiamate a reggere il confronto con gli skillatissimi colleghi europei – più aggiornati, più laureati, più orientati al futuro.

L’ultima, solo in ordine cronologico, riguarda gli istituti tecnici ed è stata introdotta dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, con il quale si procede alla revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi di studio in attuazione degli artt. 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022. L’obiettivo è adeguare i curricoli alle esigenze di competenze del sistema produttivo nazionale, in linea con la Riforma 1.1 della Missione 4, Componente 1 del PNRR, e con le trasformazioni legate a Industria 4.0 e alla digitalizzazione del lavoro. L’entrata in vigore è prevista dall’anno scolastico 2026/2027, per poi estendersi progressivamente all’intero quinquennio, intanto, il Ministero ha modificato la riforma con alcuni iniziali correttivi al biennio così da evitare un impatto immediato sul sistema.

Dal punto di vista strutturale, il provvedimento interviene sull’organizzazione dei percorsi, sui contenuti e sui risultati di apprendimento. Il curricolo viene articolato in tre componenti: area di istruzione generale comune, area di indirizzo e quota di flessibilità affidata alle scuole. È proprio quest’ultima a rappresentare l’elemento più innovativo, perché consente agli istituti di adattare parte dell’offerta formativa al contesto territoriale e alle richieste del tessuto produttivo locale.

Gli effetti si preannunciano rilevanti per studenti e personale scolastico. Per questo il primo aprile la Flc Cgil ha proclamato lo stato di agitazione per il personale dell’Area e del Comparto Istruzione e Ricerca – Settore Scuola (dirigenza scolastica, docenti e ATA degli Istituti Tecnici), con uno sciopero fissato per il 7 maggio, definendo la riforma «sbagliata e dannosa».

Sbagliata «perché quello degli istituti tecnici è un segmento in buonissima salute», spiega a Il diario del lavoro la segretaria nazionale della Flc Cgil, Graziamaria Pistorino, con oltre il 30% di iscritti della platea media nazionale e punte del 35% in Emilia-Romagna; dannosa «perché la caratteristica di questi percorsi è quella di un biennio unitario, con quadri orario uniformi per tutti gli indirizzi», che consente agli studenti di scegliere consapevolmente la propria specializzazione dal terzo anno. La riforma, invece, rompe questa unitarietà introducendo differenziazioni già dal primo anno, con interventi sull’orario affidati ai singoli collegi per adattarsi, come richiedono le indicazioni normative, ai bisogni formativi dell’impresa. Secondo Pistorino, il nodo è che tali modifiche non vengono introdotte con un quadro nazionale coerente, ma lasciate alla variabilità territoriale. Così, il tecnico industriale di Biella avrà una curvatura, mentre quello di Messina un’altra, in base alle esigenze locali. «Nei fatti si tratta di un’attuazione dell’autonomia differenziata nell’ambito dell’istruzione, che la recente sentenza n. 192 della Corte Costituzionale ha rigettato».

Per il sindacato, inoltre, l’impianto determina una significativa riduzione di numerosi insegnamenti, sia dell’area generale sia di indirizzo, con effetti sulla qualità formativa, sulle condizioni di lavoro e sulla tenuta degli organici. Nel settore economico risultano penalizzate geografia e lingue straniere; in quello tecnologico scendono le ore di scienze sperimentali (meno 231 ore) e quelle di tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica, sostanzialmente dimezzate. In entrambi i settori vengono ridotte anche le discipline più caratterizzanti e professionalizzanti, come diritto, economia politica, economia aziendale e complementi di matematica. A questo si aggiunge, sottolinea Pistorino, la scelta di togliere un’ora di italiano nell’ultimo anno, quasi «una beffa» in vista della prima prova della maturità, identica per tutti gli indirizzi.

Nei tre incontri con il Ministero del Lavoro – svoltisi il 9, il 21 e il 27 aprile – la Flc ha chiesto dati puntuali sul numero degli iscritti alle classi prime, sui criteri di formazione delle classi e, soprattutto, sulle proiezioni di sovrannumerarietà e sulle classi di concorso coinvolte nei tagli nell’intero quinquennio. Il sindacato ha inoltre ribadito la necessità di misure strutturali per contrastare la riduzione dei posti di lavoro, sia a tempo indeterminato sia determinato. Dal canto suo, il MIM ha precisato che i dati definitivi non sono ancora disponibili, poiché le procedure sugli organici sono in corso, segnalando però la possibile introduzione di deroghe ai parametri minimi per la formazione delle classi nel decreto interministeriale di prossima emanazione.

«Per noi si tratta di una sciagurata riforma», ribadisce la segretaria nazionale della Flc, che la inserisce nel più ampio programma avviato dal governo con il 4+2 e il liceo del Made in Italy. Un percorso che affonderebbe le sue radici nella proposta articolata dalla cosiddetta “Commissione Bertagna 2023”, documento non ufficiale redatto da quattordici esperti coordinati dal professor Giuseppe Bertagna, che avrebbe anticipato molte delle misure oggi in discussione. «Tutte le promesse contenute nel documento, purtroppo, sono state mantenute».

Se formalmente l’intento ministeriale, con la nuova denominazione “liceo”, è quello di superare il pregiudizio degli istituti tecnici come istruzione di serie B, equiparandoli ai licei, la riforma rischia però di scontrarsi nei fatti con quanto è ribadito dalle indicazioni nazionali di recente pubblicazione. «È stridente il contrasto – attacca Pistorino –, di una narrazione dei licei come luogo dell’eccellenza e del sapere teoretico contrapposta alla visione operativistica della riforma dei tecnici, con la Formazione Scuola Lavoro al secondo anno, che vengono alleggeriti nella parte generale, come se il sapere, la creatività, l’approfondimento critico e consapevole non fosse destinato a chi frequenta questi percorsi».

Con lo sciopero del 7 maggio, la Flc chiede il ritiro o almeno il rinvio di un anno della riforma. «Servono chiarezza e stabilità non solo al primo anno della riforma, ma nell’arco del quinquennio», sottolinea il sindacato. La mobilitazione punta a difendere la qualità degli istituti tecnici: «È fondamentale rimettere la scuola e non l’impresa al centro della scuola, perché il valore formativo del percorso scolastico è decisivo per garantire pari opportunità per tutte e tutti e in ogni parte del Paese. La scuola deve essere uno strumento di avanzamento e miglioramento, soprattutto per chi vive nei più diversi contesti, tra grandi città e centri montani, tra metropoli e piccole isole Per tutti la scuola della Costituzione deve offrire maggiori opportunità di saperi e conoscenze, non meno».

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

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Giornalista de Il diario del lavoro

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