La Beko Europe, dopo il recente incontro con i sindacati al ministero del lavoro, ha sottolineato come l’azienda abbia mantenuto la propria leadership nei volumi e ha portato avanti gli impegni assunti, continuando ad attuare il piano di trasformazione industriale in Italia. I sindacati, invece, sono di parere diverso. Il diario del lavoro ha intervistato il segretario nazionale della Fim Cisl, Massimiliano Nobis, per approfondire quali sono gli punti che il sindacato ritiene critici.
Nobis, durante l’incontro al ministero la Beko si è detta soddisfatta del piano industriale della ripresa dei volumi, come valute questi primi risultati?
Le spiego con un dato: quando Beko ha acquisito il mondo Whirlpool, si è vantata di essere il primo player europeo nella produzione in Europa. Effettivamente, sommando quote di mercato e volumi di vendita, questo risultava vero. Tuttavia, ciò che non tornava era il rapporto tra volumi e valore del fatturato generato dalle vendite. All’epoca sostenevo che la vera sfida fosse quella di aumentare il valore del prodotto, raggiungendo una fascia di gamma più alta, al fine di ottenere maggiori margini e garantire la sostenibilità dell’asset produttivo e occupazionale industriale. Invece, pochi giorni fa, al Ministero, sono stati presentati dati terzi che mostrano come Beko, nel rapporto tra volumi e valore, continui ad avere una quota di volumi più elevata rispetto al valore complessivo del mercato, cioè rispetto al valore generato dalle vendite.
Cosa significa per voi questo risultato?
È chiaramente un dato sintetico che bisognerebbe analizzare e approfondire. Diciamo che non si è visto questo scarto importante nel dare più valore aggiunto ai prodotti. In un anno e mezzo di intervento di Beko non sono riusciti a dare una svolta al rapporto volume valore rispetto al periodo Whirpool, nonostante abbiano iniziato quest’anno a fare gli investimenti sui processi e sul prodotto e ci sia stata, dal punto di vista del bilancio, una contrazione dei costi. Parliamo di 1.200 addetti in meno.
Quali sono le vostre richieste?
Noi abbiamo chiesto al Mimit che gli investimenti previsti dall’accordo, i 300 milioni complessivi, siano accelerati per cercare di dare più valore al prodotto, operazione possibile sostanzialmente sugli aspetti tecnologici, sulla qualità e sull’organizzazione interna, che non vuol dire ridurre ulteriormente il personale ma migliorare i processi. Inoltre abbiamo richiesto, sempre al Mimit, che il Governo convochi il tavolo dell’elettrodomestico. L’ultima volta lo ha convocato nel febbraio 2024 e poi, nonostante le nostre sollecitazioni, non ci siamo più incontrati. Due anni sono tanti, anche perché nel frattempo il settore soffre la competizione con i mercati asiatici, quindi ci vuole una risposta di sistema. Inoltre c’è la golden power rispetto a Whirlpool: ciò significa che il settore è considerato strategico per il Paese e quindi bisogna allargare anche la dimensione dell’intervento.
Avete denunciato delle storture negli ammortizzatori sociali, quali sono?
Come a volte capita, purtroppo, la rotazione non è sempre effettiva. In pratica, non tutti i lavoratori sono a rotazione e alcuni pagano un po’ di più la cassa integrazione.
Cosa vi aspettate adesso dall’azienda?
Ci aspettiamo che gli incontri di confronto con le RSU territoriali e gli operatori territoriali siano più puntuali, perché nel confronto l’analisi è più compiuta nel vedere dove l’azienda indirizza gli investimenti, dato che il tema è proprio accelerarli. Un altro elemento è la valorizzazione del personale che rimane in azienda, con una formazione più puntuale per rendere chiaramente più efficienti i processi.
Avete già calendarizzato altri incontri?
A settembre ci incontreremo. Il nostro obiettivo, in questo lasso di tempo prima del tavolo, sarà quindi monitorare a livello locale lo stato di avanzamento e l’implementazione degli investimenti e della formazione del personale.
Emanuele Ghiani


























