La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il sistema italiano di reclutamento del personale Ata — amministrativi, tecnici e ausiliari delle scuole statali — viola il diritto europeo sui contratti a tempo determinato. La decisione arriva con la sentenza nella causa C-155/25, con cui i giudici europei hanno accolto il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione europea contro l’Italia.
Secondo la Corte, il modello italiano consente un utilizzo eccessivo e prolungato dei contratti a termine per coprire posti vacanti che rispondono in realtà a esigenze permanenti e strutturali delle scuole. I giudici sottolineano che il personale Ata può ottenere l’assunzione a tempo indeterminato solo attraverso concorsi banditi senza una cadenza regolare e riservati a chi abbia già maturato almeno due anni di servizio precario.
Per la Corte, questo meccanismo finisce per incentivare il ricorso ai contratti a termine invece di limitarlo. La normativa italiana, osservano i giudici, non prevede né un limite massimo alla durata dei rapporti precari né un tetto al numero di rinnovi possibili. Inoltre, l’Italia non avrebbe dimostrato l’esistenza di esigenze temporanee o eccezionali tali da giustificare il continuo ricorso alle supplenze.
Nel mirino anche il sistema dei concorsi. Secondo la sentenza, il requisito dei due anni di servizio precario necessari per partecipare alle procedure di stabilizzazione favorisce ulteriormente l’abuso dei contratti a termine, perché spinge le amministrazioni a mantenere i lavoratori in una condizione di precarietà prolungata.
La Corte ha inoltre respinto la tesi italiana secondo cui il sistema sarebbe giustificato da esigenze di flessibilità organizzativa. La normativa nazionale, si legge nella decisione, non individua “circostanze precise e concrete” che rendano necessario l’utilizzo reiterato di contratti temporanei. Anche i concorsi banditi negli ultimi anni non sono stati considerati una soluzione sufficiente, poiché giudicati “sporadici e imprevedibili”.
Dopo la sentenza è intervenuto il Ministero dell’Istruzione e del Merito, precisando che le norme contestate risalgono al Testo unico della scuola del 1994 e alle successive modifiche introdotte nel 1999 e nel 2000. Il ministero ha ricordato che l’accesso ai ruoli Ata avviene oggi tramite procedure riservate a chi abbia maturato almeno 24 mesi di servizio a tempo determinato e che, nel tempo, i vincoli al turnover nel pubblico impiego hanno aumentato il ricorso ai contratti precari.
Il Mim ha annunciato di aver già avviato un confronto con le organizzazioni sindacali attraverso un tavolo tecnico dedicato alla revisione del sistema di reclutamento del personale Ata. Inoltre, il governo starebbe lavorando a una norma da inserire in un prossimo decreto “salva-infrazioni” con l’obiettivo di superare le contestazioni mosse da Bruxelles e adeguare il sistema italiano alle regole europee.



























