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Home - Approfondimenti - Interviste - Cgil, al via la raccolta delle firme sulla proposta di legge appalti. Genovesi: “La crisi del nostro paese è dovuta anche alla corsa al massimo ribasso: sono vent’anni che non funziona, è ora di cambiare’’.

Cgil, al via la raccolta delle firme sulla proposta di legge appalti. Genovesi: “La crisi del nostro paese è dovuta anche alla corsa al massimo ribasso: sono vent’anni che non funziona, è ora di cambiare’’.

di Nunzia Penelope
15 Maggio 2026
in Interviste
Cgil, al via la raccolta delle firme sulla proposta di legge appalti. Genovesi: “La crisi del nostro paese è dovuta anche alla corsa al massimo ribasso: sono vent’anni che non funziona, è ora di cambiare’’.

Dice Alessandro Genovesi che la legge di iniziativa popolare sugli appalti, sulla quale la Cgil si appresta a raccogliere le firme, potrebbe chiamarsi “legge Edmond Dantes”: ovvero, se non proprio una vendetta, quanto meno una riscossa che arriva dopo oltre vent’anni. Perché è esattamente nel 2001 che tutta questa storia è incominciata. Spiega Genovesi: ‘’nel 2001 la politica italiana aveva sul tavolo due volumi: il Libro Bianco di Jacques Delors e il Libro Bianco di Roberto Maroni. Il primo portava verso la società della conoscenza, la ricerca, la formazione, l’innovazione; il secondo, puntava sulla riduzione dei costi, a partire da quello del lavoro. E purtroppo il sistema paese, a partire dalle imprese, scelse il modello Maroni”.

La conseguenza di quella scelta fu una serie di provvedimenti, tre in particolare, varati dall’allora governo Berlusconi, che intervenivano a liberalizzare dai contratti a termine all’orario di lavoro, fino agli appalti. E la dimostrazione di quanto le conseguenze arrivino fino ai giorni nostri è in due cifre: nel 2001, i lavoratori impiegati in appalti, pubblici e privati, erano circa un milione e mezzo, oggi, anno 2026, sono 4 milioni e mezzo: l’onda lunga del decreto Maroni, che arriva a sommergere il presente. Sottolinea Genovesi, già leader degli edili Cgil e oggi in confederazione: “questi 4 milioni e mezzo di lavoratori in appalto sono più di tutti i metalmeccanici e gli edili sommati assieme. Oggi non c’è luogo di lavoro, pubblico o privato, grande o piccolo, dove non siano presenti lavoratori in appalto, subappalto, fornitura. Lavorano fianco a fianco con i dipendenti dell’impresa committente, fanno lo stesso lavoro, ma hanno meno diritti, meno tutele, meno salario, e sono esposti a ricatti e pressioni. In pratica, sono un esercito di riserva che consente alle imprese di tagliare i costi, e di avere mano libera”.

Anche per questo avviene negli appalti il 67% degli infortuni gravi o mortali, e di questi quasi il 60% è nei subappalti; avvengono sempre qui le violazioni per ‘’appalto non genuino’’ (secondo la relazione 2026 dell’Ispettorato nazionale del lavoro sono in aumento dell’8,3% quelle per ‘’interposizione fittizia di manodopera’’). Ne risente, tra l’altro, anche la qualità del prodotto: “una catena troppo lunga non consente il controllo reale del processo”, spiega ancora Genovesi, il sistema ‘’liberi tutti’’ finisce per smontare i cicli produttivi, “frantumando il sistema dei contratti e la rappresentanza, aprendo la strada a fenomeni di dumping ben prima dell’avvento dei contratti pirata”.

Il sindacato, in questi anni, non è stato ovviamente a guardare ma ha cercato di recuperare diritti e tutele perduti nei primi anni Duemila: sia attraverso la concertazione (dal 2015 in poi, i confronti con i diversi governi, da  Renzi a quello Draghi, ma anche con Meloni, hanno ottenuto importanti provvedimenti, a partire dal nuovo codice degli appalti pubblici), sia attraverso confronti con le amministrazioni locali (per esempio l’accordo con il Comune di Roma sugli appalti per il Giubileo) sia, infine, con vertenze più tradizionali. I provvedimenti più importanti, va detto, si sono ottenuti proprio col governo Meloni, anche grazie alla pressione dello sdegno nazionale e degli scioperi seguiti alle quattro stragi successive avvenute nel 2024 a Brandizzo, all’Esselunga di Firenze, alla centrale dell’Enel e a Palermo: ‘’quattro stragi legate ad altrettanti appalti: non c’era alcun dipendente diretto”, sottolinea Genovesi.

Ma oggi va fatto un passo in più, portando le buone regole ottenute per gli appalti pubblici anche negli appalti privati, operazione che si era già tentata con uno dei quesiti referendari lanciati dalla Cgil nel 2025. Il referendum non ottenne il quorum ma, ricorda il sindacalista, “quel quesito ha ottenuto 13 milioni di Si, pari all’87% dei votanti’’. E dunque vale la pena di insistere. La sua proposta di legge sugli appalti la Cgil l’ha depositata presso la Cassazione il 27 aprile scorso, assieme a quella per la sanità pubblica, e in questo fine settimana parte la raccolta delle firme per entrambe. Tutte le strutture sono mobilitate: in ognuna delle 110 camere del lavoro territoriali saranno convocate oltre 1.300 assemblee, alle quali parteciperanno quasi 60 mila persone, e sabato 16, in tutte le città, ci saranno oltre 1.000 banchetti dove sarà possibile firmare le due proposte di legge. “Io firmo per il diritto alla salute” e “Io firmo per stesso lavoro, stesso contratto” sono i due slogan che le accompagnano. Le adesioni saranno possibili anche online, sul sito del Ministero della Giustizia.

Non c’è dubbio, quindi, che l’obiettivo delle 50 mila firme necessarie perché la legge arrivi in parlamento sarà raggiunto, e abbondantemente superato, in pochissimo tempo.  Ma dopo? Le leggi di iniziativa popolare hanno scarsissime possibilità di diventare reali (anche se un caso recente c’è, quella sulla partecipazione presentata dalla Cisl), tanto più in un parlamento con una solida maggioranza di destra, e con un governo certo non ‘’amico’’ della Cgil. Risponde Genovesi: ‘’io sono ottimista. Anche per quanto riguarda il governo Meloni, che sugli appalti con noi ha già fatto alcune cose positive. Inoltre, la nostra proposta non comporta alcun costo, sono solo misure di carattere normativo, ma potrà dare riconoscimento a milioni di lavoratori, comprese le partite Iva, introducendo il concetto di equo compenso anche per loro. Noi dunque la offriamo a tutte le forze politiche: al governo Meloni e a chi si candida a governare dopo”. E comunque, nel frattempo, alcune parti potranno già essere ricomprese nei contratti, o, attraverso il confronto, fatte proprie da alcune amministrazioni locali: “Bisogna rendersi conto che un pezzo della crisi del nostro paese è legata proprio a questa corsa al massimo ribasso, che come dimostra l’andamento dell’economia e il numero dei morti sul lavoro, non ha funzionato. Sono vent’anni che non funziona, è ora di cambiare’’.

Nunzia Penelope

 

Nunzia Penelope

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