Una piattaforma di e-car – vetture elettriche di segmento city car destinate alla larga diffusione, con un prezzo target di 15 mila euro – in aggiunta all’attuale Fiat Pandina ibrida, a partire dal 2028. È questa l’anticipazione del piano industriale che Stellantis ha illustrato ai sindacati questa mattina e che, secondo quanto emerso, consentirebbe di arrivare finalmente alla piena occupazione di tutto il personale dello stabilimento.
Per Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e AqcfR si tratta del raggiungimento di un obiettivo fondamentale. “Abbiamo però l’esigenza di monitorare attentamente l’attuazione del piano, per garantire il pieno coinvolgimento dei lavoratori e affrontare tempestivamente qualsiasi sviluppo e implicazione, tanto più che i tempi di realizzazione sono purtroppo ancora lunghi”, spiegano le sigle sindacali.
Secondo i sindacati, si tratta di una modifica parziale del precedente piano industriale, con un tentativo da parte di Stellantis di penetrare il segmento più economico del mercato, rimasto finora scoperto. “Non ci meraviglierebbe, peraltro, se venisse annunciato che ciò sarà fatto in collaborazione con altri costruttori extraeuropei”, aggiungono.
Pomigliano, in questo modo, dovrebbe ricevere investimenti di lungo periodo e puntare contestualmente sia sull’ibrido sia sull’elettrico. “Resta il fatto che i tempi sono ancora lunghi e le incognite molteplici – proseguono le organizzazioni dei metalmeccanici – soprattutto rispetto alle ricadute sull’indotto, che ha forte necessità di nuovi carichi di lavoro e di prospettive solide. Per questo chiediamo un coinvolgimento pieno e continuativo, con un confronto puntuale su ogni fase del progetto e sui suoi effetti occupazionali e industriali”.
Il prossimo incontro si terrà giovedì 21 maggio, in concomitanza con la conferenza stampa di Antonio Filosa con la comunità finanziaria. La direzione di Stellantis ha già comunicato che sullo stabilimento di Cassino non esiste ancora un piano operativo, ma i sindacati chiedono “un impegno molto forte” che scongiuri la dismissione di qualsiasi sito italiano. “Chiediamo che il 21 maggio sia l’inizio di un confronto sul futuro di tutti gli stabilimenti italiani, finalizzato al loro effettivo rilancio”, concludono Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e AqcfR.























