Ha suscitato non poca sorpresa la lettura dei quotidiani il giorno dopo l’assemblea annuale di Confindustria. Perché tutti i commentatori si sono sperticati a parlare di una grande intesa tra la rappresentanza degli industriali e il governo in carica. Che non si siano rivolti cattive parole è un dato di fatto, ma da qui a parlare di grande intesa ce ne corre davvero tanto. Confindustria è sempre stata, per vocazione, filogovernativa. Ci sono stati momenti di grande attrito, come quello tra Luigi Abete e Silvio Berlusconi, per ricordare il caso più eclatante, ma per lo più gli industriali hanno cercato di non tagliare la strada dell’esecutivo.
Non ce ne sarebbe stata necessità nemmeno stavolta. E infatti Emanuele Orsini non ha ritenuto di prendersela apertis verbis con il governo. Ma le sue parole sono state di fuoco e non ha certo risparmiato critiche al governo. È stato esplicito quando ha dichiarato lo stato di difficoltà dell’industria, più di così non poteva dire. Ha affermato che non è l’uno o l’altro settore che versa in difficoltà, è l’intero comparto industriale che rischia letteralmente di scomparire. Ed è evidente che la responsabilità di questo stato di cose pende tutto sull’esecutivo, che non è stato in grado di mettere in essere uno straccio di politica industriale nei suoi quattro anni alla guida del paese. Questo è un problema annoso, certo, sono quarant’anni che non si fa politica industriale in Italia, ma al governo adesso c’è Giorgia Meloni, non altri.
E lo stesso vale per i salari e la contrattazione. Orsini ha denunciato con forza le difficoltà a far crescere le retribuzioni. Noi ce la mettiamo tutta con i nostri contratti, ha ricordato, ma siamo circondati da un mondo di contratti pirata, contrattini semi o del tutto illegali, che intorbidiscono l’acqua nella quale anche noi nuotiamo. Anche questa è una dura critica al governo, che ha avallato a lungo i contratti pirata, non si capisce per fare un favore a chi, ha messo per quanto ha potuto i bastoni tra le ruote dell’accordo che le parti sociali stanno faticosamente ma coraggiosamente cercando, ha cercato di dare peso ai contratti maggiormente applicati a tutto danno dei contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative. L’esecutivo Meloni ha cercato in tutti i modi di procedere su questa strada e solo la determinazione dei sindacati e, soprattutto, delle organizzazioni datoriali più importanti è riuscita a sventare i piani del governo.
Confindustria e governo si sono trovati d’accordo solo nel condannare l’operato dell’Unione europea. Compito facile e senza danno, perché Bruxelles è lontana e nessuno pensa di approfondire la critica. Ma parlare di intesa tra industriali e centrodestra è certamente avventato. Giorgia Meloni non ha risposto alle accuse del presidente degli industriali, è vero, anzi ha concordato su tutti i contenuti della relazione di Orsini. Ma perché avrebbe dovuto fare il contrario? Fosse stata all’inizio dei suoi cinque anni di governo avrebbe cercato di imporre il proprio punto di vista, la propria politica, ma adesso, a un anno dalle elezioni politiche, farlo sarebbe assolutamente controproducente, di sicuro inutile. Meglio affermare, e così far credere, di essere d’accordo, rivendicare l’impegno del proprio governo per combattere i contratti pirata e sostenere la buona contrattazione.
Sono state invece davvero rimarchevoli le parole che Orsini ha pronunciato parlando dei sindacati, quando ha affermato di essere “orgoglioso” di trattare con loro un piano di coesione nazionale che metta pace nella contrattazione e cerchi di far crescere i salari. L’esperienza ci dice che non sono mai state ascoltate parole simili rivolte ai sindacati da parte di un presidente di Confindustria, tanto meno mentre si sta trattando con grandi difficoltà un accordo di straordinaria importanza. Il nuovo corso di Confindustria in materia del lavoro, avviato proprio nell’assemblea di Confindustria di un anno fa, sta dando frutti importanti che possono portare a risultati di rilievo e a una giusta rotta nelle relazioni industriali. I sindacati ne sono consapevoli e stanno mettendo da parte ritrosie e difficoltà per poter giungere a un risultato finale che garantisca benessere e un buon lavoro. Non è un impegno di poco conto, ma le parti ce la stanno mettendo tutta e l’obiettivo, da loro stessi indicato, è quello di arrivare all’accordo prima dell’estate. E ciò anche, se non soprattutto, grazie al nuovo corso che Emanuele Orsini ha impresso alla politica di Confindustria.
Massimo Mascini



























