Confermare e prorogare fino al 2029 la possibilità di accedere all’isopensione con un anticipo massimo di sette anni rispetto ai requisiti ordinari per la pensione. È la richiesta avanzata da Asstel, l’associazione che rappresenta le imprese delle telecomunicazioni, che considera la misura uno strumento essenziale per accompagnare le trasformazioni in corso nel mondo del lavoro e nei settori più esposti all’innovazione tecnologica.
L’isopensione è lo strumento che consente alle aziende, attraverso accordi sindacali e facendosi carico dei relativi costi, di accompagnare all’uscita i lavoratori che si trovano a pochi anni dal pensionamento. Negli ultimi anni la possibilità di anticipare l’accesso fino a sette anni rispetto ai requisiti ordinari ha rappresentato un importante strumento di gestione delle ristrutturazioni e dei processi di ricambio generazionale.
A sollecitare un intervento normativo è la direttrice generale di Asstel, Laura Di Raimondo, secondo cui la conferma della misura consentirebbe di garantire continuità ai processi di riorganizzazione aziendale e di gestione delle transizioni occupazionali. «La proroga al 2029 costituirebbe un segnale importante di attenzione verso i settori maggiormente esposti alle transizioni tecnologiche e occupazionali, rafforzando il ruolo delle relazioni industriali nella gestione condivisa e sostenibile del cambiamento», afferma Di Raimondo.
Per il settore delle telecomunicazioni, osserva Asstel, la questione assume un rilievo particolare. Le imprese della filiera stanno infatti affrontando profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative che stanno modificando modelli di business, fabbisogni professionali e assetti occupazionali. «Disporre di strumenti di flessibilità regolata è fondamentale per accompagnare le grandi transizioni del lavoro, sostenere il ricambio generazionale e favorire l’ingresso di nuove competenze digitali», sottolinea la direttrice generale dell’associazione.
Secondo Asstel, molti dei percorsi di riorganizzazione avviati dalle aziende hanno un orizzonte temporale che va oltre il 2026. Per questo motivo, la mancata proroga dell’isopensione a sette anni rischierebbe di interrompere processi già programmati e condivisi con le organizzazioni sindacali.
«In assenza di un intervento normativo di continuità – conclude Di Raimondo – si rischierebbe di determinare un vuoto regolatorio capace di compromettere percorsi condivisi tra imprese e organizzazioni sindacali, con effetti negativi sia per le aziende sia per i lavoratori coinvolti».


























