Via libera della Camera dei deputati alla fiducia posta dal governo sull’approvazione del ddl di conversione in legge del decreto lavoro con 165 voti favorevoli. L’esame del provvedimento, in prima lettura alla Camera, proseguirà nel pomeriggio con le votazioni sui 77 ordini del giorno depositati ed a seguire con il voto finale, atteso in serata.
Dopo il voto, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, conferma il suo giudizio “fortemente negativo. Si tratta – dice – di un provvedimento che invade e comprime l’autonomia delle parti sociali e non migliora in alcun modo le condizioni salariali delle lavoratrici e dei lavoratori, vera emergenza sulla qualei è necessario intervenire”.
Secondo Landini il decreto “esclude l’introduzione di un salario minimo legale a sostegno della contrattazione collettiva e non prevede una legge sulla rappresentanza capace di contrastare il fenomeno del dumping contrattuale attraverso la misurazione e la certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali. Certificazione della rappresentanza che, per quanto riguarda i sindacati, deve essere fondata sul mix tra il numero certificato di iscritti e i voti alle elezioni delle Rsu”.
“Inoltre – aggiunge il segretario generale della Cgil – il decreto non contrasta i cosiddetti contratti pirata legittimandoli attraverso un inaccettabile principio di equivalenza legato al solo trattamento economico complessivo (Tec), senza tener conto della parte normativa e dei diritti contrattuali in essa contenuta. Per queste ragioni – conclude – a fronte della scelta politica dell’esecutivo di entrare a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale, di mortificare il diritto dei lavoratori di decidere sulla propria rappresentanza e sui contratti collettivi di lavoro loro applicati, la trattativa in corso tra Cgil, Cisl, Uil e le controparti datoriali assume ancor più importanza, anche per riaffermare l’autonomia e il ruolo delle parti sociali”.

























