Due anni fa moriva Satnam Sing, il bracciante agricolo di origine Sik, abbandonato agonizzante davanti alla propria abitazione a Latina, con il braccio amputato accanto, dentro una cassetta. Quella morte atroce accese una forte attenzione sulla piaga del caporalato. Ma a distanza di due anni le cose non sembrano essere cambiate. A ricordarci che il caporalato è ancora una drammatica realtà delle nostre campagne (e non solo), è arrivata poi la strage di Amendolara, con i quattro lavoratori arsi vivi dai loro caporali. Ma ovviamente non c’è solo Amendolara. Dal 15 di maggio al primo di giugno sono morti 11 lavoratori. Undici morti che l’Inail potrebbe classificare come in itinere: il pulmino di braccianti che si è ribaltato mentre li stava portando nei campi di Chioggia, altri due investiti, e infine Sako Bakari, il bracciante ucciso da un gruppo di ragazzi mentre si recava al lavoro.
Proprio per mantenere alta l’attenzione, la Flai-Cgil ha indetto una conferenza stampa nella quale ha presentato la nuova edizione delle Brigate del lavoro, che a breve prenderanno il via, e un’analisi statistica delle condizioni economiche e sociali delle province che le Brigate andranno a toccare, per tenere vivo quel filo che lega Santan Sing ad Amendolara.
Le Brigate rappresentano il braccio operativo del sindacato di strada, una pratica radicata nel dna della Flai e che affonda le sue radici nel passato: infatti, ancora oggi l’unico modo per esercitare una rappresentanza diretta dei lavoratori agricoli è proprio quello di andare a scovarli nei campi. Le Brigate saranno operative in un periodo compreso tra giugno-luglio fino a novembre, e toccheranno le province di Ravenna e Farrara, Mantova, Napoli, Torino e Cuneo, Caserta e Cosenza. Accanto a queste iniziative promosse dalla Flai nazionale, altre partiranno autonomamente dalle varie Flai territoriali.
Analizzando il mercato del lavoro agricolo di queste aree, sulla base delle evidenze raccolte dall’Osservatorio Placido Rizzotto, un primo dato che emerge, con le dovute differenze, è la costante e significativa presenza dei braccianti provenienti dai paesi extra Ue. Le percentuali sono più alte al nord: a Torino e Cuneo su 28mila addetti quasi la metà sono extra europei, mentre a Mantova e Ferrara-Ravenna la percentuale e’ del 37- 38%, su una platea rispettivamente di 10 e 32mila lavoratori. Al sud, invece, la presenza degli stranieri è ridotta, perché il lavoro agricolo è ancora fortemente ad appannaggio degli italiani, mentre è molto più alta la presenza delle donne, con percentuali che vanno dal 40 al 45%. Guardando al numero delle giornate di lavoro svolte nell’anno, nelle province del sud la percentuale femminile di occupate tra le 51 e le 151 giornate variano dal 70 all’82%, mentre a Ferrara e Ravenna il 40 e il 49% della popolazione lavorativa femminile supera le 151 giornate. Per quanto riguarda chi proviene da paesi extra Ue, i dati da segnalare sono che a Torino e a Napoli il 45 e il 38% dei braccianti resta al di sotto delle 51 giornate annue.
Si tratta di dati importanti, perché possono far capire al sindacato il livello di stabilità o di precarietà di un determinato mercato del lavoro. Ovviamente nelle aree più dinamiche, come nel settentrione, molti lavoratori agricoli integrano il loro reddito con altre occupazioni. Altre evidenze raccontano che, nonostante l’azienda agricola tipica italiana sia individuale o familiare, al nord esistono realtà imprenditoriali più strutturate, e che se anche in numero ridotto rispetto alle aree del sud, sono più grandi e con porzioni maggiori di superfice agricola utilizzata. Questo obbliga il sindacato anche ad un approccio diverso, a seconda del tipo di realtà produttiva.
Tra gli altri dati esposti nel corso della conferenza stampa c’è da rimarcare come al sud ci sia una percentuale elevata di infortuni gravi sul totale di quelli denunciati, che toccano il 45% e il 43% a Cosenza e Napoli, eppure in rapporto al numero di lavoratori, molto più alto al mezzogiorno, la media delle denunce annue è inferiore rispetto al nord. Significativo anche il fatto che la maggiore differenza salariale non si annidi tra italiani e stranieri ma tra uomini e donne: a Mantova il differenziale supera il 50%, sia nel rapporto totale tra lavoratrici e lavoratori sia tra lavoratrici italiane e lavoratori uomini.
Se guardiamo al settore nel suo complesso, il dato di maggior interesse è che dal 2019 al 2025 la presenza dei lavoratori extra Ue è cresciuta del 41%, mentre quelle degli italiani e dei braccianti comunitari è scesa del 16% e del 37%. “Questi dati ci dicono che la presenza dei lavoratori stranieri in agricoltura è un fatto strutturale. E per questo, bisognerebbe spiegare a chi la professa che con la reimigrazione non si mangia, perché non avremmo chi raccoglie il cibo che poi arriva sulle nostre tavole”, ha detto il segretario generale della Flai-Cgil Giovanni Mininni.
“Con questa conferenza stampa vogliamo lanciare la nuova edizione delle Brigate del lavoro alla luce dei tragici fatti di Amendolara, e anche perché sono due anni dall’uccisione di Satnam Sing”, ha proseguito il numero uno della Flai. “C’è una crescente disumanizzazione del lavoro agricolo, e i braccianti sono quasi considerati alla stregua di attrezzi se non anche meno. Ma più in generale vediamo un latente razzismo che sta emergendo e una narrazione che vuole relegare i migranti a persone di serie B”.
Per la vicenda di Satnam Sing, spiega ancora Mininni, sono aperti due processi: il primo per omicidio dovrebbe arrivare a un primo giudizio già a luglio, quello per la violazione della legge 199 e del 603 bis del codice penale è invece partito con un leggero ritardo. Per Amendolara, prosegue il segretario, “abbiamo preso in carica il lavoratore sopravvissuto e un altro, che per pura fortuna quella mattina non era andato al lavoro, e ci fa piacere annunciare che sono stati messi sotto protezione e trasferiti in una struttura sicura, ignota anche ai loro avvocati. La Flai comunque continuerà a fornire ogni tipo di supporto. Sempre nel territorio di Amendolara abbiamo preso in carico una quindicina di persone, che erano le squadre di braccianti che non sono più andati al lavoro dopo l’arresto dei caporali”.
Mininni ha poi criticato duramente l’operato del governo. “Per usare un eufemismo la risposta dell’esecutivo dopo i fatti di Amendolara è stata molto blanda. Il governo non ha detto nulla su quegli undici morti in quindici giorni”. Il segretario generale degli agricoli della Cgil ha giudicato “insufficiente, tardiva e poco fruttuosa” la risposta della ministra del Lavoro Calderone, che ha annunciato una campagna straordinaria di ispezioni: “le cose si sanno perché si sa quando inizia il periodo della raccolta, che richiede una presenza massiccia di braccianti sul territorio”.
Per il sindacalista, il governo è anche colpevole di non aver praticamente speso i 200 milioni del Pnrr destinati per il superamento dei ghetti (solo il 10% dei fondi è stato messo a terra), così come è responsabile “di aver affossato il tavolo sul caporalato” e di non aver dato seguito al quel decreto, annunciato dal ministro dell’Agricoltura Lollobrigida dopo Satnam, sulla banca dati degli appalti in agricoltura.


























