Castellucci secondo lei c’è stato il giusto coinvolgimento del sindacato durante lo sgombero del ghetto di San Ferdinando per gestire la cosa nel miglior modo possibile?
Va detto che sull’iniziativa c’è stata una convocazione in Prefettura alla quale ha partecipato la Cisl di Reggio Calabria. Anche la nostra federazione regionale, che conosce bene quella realtà, sapeva dell’imminente sgombero, che era stato annunciato in precedenza nell’ambito di un incontro per il progetto Supreme. Poi ovviamente contiamo di essere coinvolti maggiormente quando si intraprendono decisioni di questo tipo.
Quale sarà il futuro abitativo dei 200 migranti?
Lo sgombero della tendopoli e la bonifica del sito erano motivati, ma bisogna sempre pianificare in anticipo una condizione dignitosa per le persone coinvolte. Abbiamo riconosciuto che è giusto valorizzare gli spazi inutilizzati che erano stati creati a Rosarno, ma quello è un territorio lontano dalle aziende agricole in cui lavorano le persone coinvolte in questo sgombero. Bisognerà trovare un sito più vicino, o almeno garantire trasporti adeguati per il loro lavoro quotidiano.
Che cosa bisogna fare o cosa non si deve fare per evitare che si ripeta la situazione del 2019, quando, dopo uno sgombero, la baraccopoli risorse nuovamente?
Bisogna rafforzare la presenza delle istituzioni e il presidio territoriale del sindacato, poi bisogna coinvolgere le imprese e costruire con loro un percorso coerente e trasparente: assunzioni regolari, trasporti condivisi, alloggi dignitosi, bandi dedicati alle imprese iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità. Nessuno si illuda di avere la bacchetta magica, sono questioni molto complesse. Ma certamente non bastano gli sgomberi: servono alternative ai ghetti e alle tendopoli, la dignità di chi ogni giorno garantisce il cibo per tutti noi deve essere sempre al primo posto.
Dei 200 milioni del Pnrr destinati al superamento dei ghetti solo il 10% è stato speso. Dove trovare altre risorse per affrontare questa emergenza?
Quello del Pnrr, come ha denunciato la Fai-Cisl in più occasioni, purtroppo è un treno perso. Ora vanno monitorati attentamente gli 11 progetti approvati con quel 10%. Dopodiché, altri canali di finanziamento non mancano. Ad esempio in Puglia sono stati messi in campo bandi per 295 milioni per il settore agricolo, inoltre c’è il bando ‘Puglia Accogliente’ da circa 40 milioni di euro, dedicato proprio alle condizioni socioabitative dei braccianti per il contrasto al caporalato. È positivo poi che nel decreto Pubblica amministrazione varato ieri sia stata introdotta una norma per predisporre un piano alloggi per i lavoratori agricoli, da individuare tra edifici pubblici dismessi e strutture rurali, il Consiglio dei Ministri ha annunciato in proposito 150 milioni. Chiaramente non basta stanziare fondi, bisogna realizzare progetti partecipati, in cui ogni euro viene speso in modo virtuoso, garantendo davvero lavoro dignitoso e togliendo ogni spazio di azione a caporali e faccendieri. Bisogna affermare la cultura della legalità. Un passo strategico rimane la valorizzazione degli enti bilaterali territoriali, con cui si può gestire in modo molto più tracciabile e puntuale anche il mercato del lavoro agricolo”.
Dopo Amendolara la ministra Calderone ha annunciato un piano estivo straordinario di controlli. Quali risultati ha portato?
È presto per dire se ha portato risultati, andranno controllati i dati. Comunque un grande ringraziamento dobbiamo rivolgerlo tutti a Ispettorato, Inps e Carabinieri, che nonostante le tante difficoltà sanno bene come muoversi per ispezioni più mirate, e da diverso tempo eseguono campagne ispettive estive specifiche, concentrate su determinate colture stagionali e incrociando dati come le attivazioni dei contratti, il fabbisogno di manodopera, le specificità produttive. Anche per questo stiamo sollecitando il Silca, il sistema informativo contro il caporalato sul quale il Ministero del Lavoro si era impegnato in più occasioni. Doveva essere pronto a giugno, ma al momento non ne abbiamo notizie. Sarebbe determinante per realizzare ispezioni ancora più capillari.
State avendo un confronto e dei riscontri con il governo sulle altre misure da intraprendere contro il caporalato?
L’ultimo incontro del Tavolo interministeriale c’è stato a febbraio, ma successivamente abbiamo avuto altri confronti riservati, ad esempio la scorsa settimana si è svolta la riunione dell’Inps sulla Rete del lavoro agricolo di qualità. Sono passaggi molto importanti. Poi chiaramente contano i risultati: ad oggi manca il Silca ma manca anche la banca dati degli appalti in agricoltura. Di contro, dobbiamo riconoscere l’importanza di aver ascoltato diverse istanze del sindacato, ad esempio oggi è previsto un permesso di soggiorno e l’assegno di inclusione per chi denuncia i caporali. Così come abbiamo apprezzato l’aumento del personale ispettivo, anche se ancora insufficiente. Inoltre è condivisibile la posizione del governo italiano sulla condizionalità sociale nella Pac 2028-2034. Ci sono Paesi che vorrebbero indebolirla, altri addirittura cancellarla, ma sarebbe una scelta incomprensibile.



























