Passi avanti da Electrolux nell’incontro tenutosi martedì 14 luglio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma che, per i sindacati, continuano a essere insufficienti.
Il punto di partenza, riferiscono Fim, Fiom e Uilm, è la disponibilità da parte dell’azienda a modificare il piano industriale qualora si riuscisse a recuperare competitività sul fronte del costo dell’energia, della produttività del lavoro e della revisione della tassa CBAM. Ciò comporterebbe sostanziali cambiamenti nei diversi stabilimenti del gruppo.
In particolare, a Forlì verrebbe mantenuta la produzione di circa 200.000 piani cottura sui 400.000 attuali, nonché della grande maggioranza dei forni, per i quali nel piano originario era prevista la delocalizzazione di circa il 25% della produzione. A Susegana, invece, è prevista l’introduzione di nuovi prodotti, così da mantenere gli attuali livelli di volume, pur con un diverso mix produttivo. A Porcia la modifica consentirebbe il trasferimento di nuove gamme di lavatrici, portando la produzione da 500.000 a 600.000 unità annue, ma restando confermata la perdita di circa 200.000 lavasciuga. Diverso il ragionamento per Solaro, dove, secondo la direzione di Electrolux, la perdita delle circa 100.000 macchine destinate al mercato nordamericano verrebbe compensata dalla crescita dei volumi destinati al mercato europeo, fino ad arrivare a una produzione prevista di 700.000 pezzi l’anno.
Per quanto riguarda gli staff, Electrolux ribadisce l’intenzione di procedere a una riorganizzazione, con conseguenti esuberi. Definitivo, invece, il destino dello stabilimento di Cerreto d’Esi, per il quale la direzione di Electrolux ha dichiarato di non essere riuscita a individuare una soluzione, pur affermando di averla ricercata.
“Come sindacato giudichiamo insufficienti i passi compiuti da Electrolux”, scrivono Fim, Fiom e Uilm. Il giudizio è motivato, innanzitutto, dalle mancate risposte sul futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi, ma anche da aperture giudicate “solo parziali” sugli altri siti produttivi, che non escludono del tutto il ricorso alle delocalizzazioni. Per i sindacati, inoltre, gli eventuali miglioramenti del piano restano legati a condizioni esterne sulle quali né il confronto sindacale né l’azienda possono incidere direttamente, con il rischio che gli impegni prospettati non si traducano in risultati concreti.
Le sigle evidenziano poi come non sia chiaro in che modo Electrolux intenda recuperare competitività sul fronte del costo del lavoro: un eventuale abbassamento degli stipendi viene definito “del tutto inaccettabile”, mentre gli incrementi di produttività, sottolineano, trovano un limite invalicabile nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e nel rispetto degli accordi già sottoscritti. Preoccupano, infine, le linee guida della riorganizzazione degli staff: a fronte dei processi di digitalizzazione e dell’introduzione dell’intelligenza artificiale, restano confermati 725 esuberi.
In vista del prossimo incontro, fissato per il 21 luglio, Fim, Fiom e Uilm chiedono a Governo e Regioni di mettere in campo gli interventi strutturali ritenuti indispensabili per rilanciare il settore degli elettrodomestici e sbloccare la vertenza.
























