Sono i quattordici medici palestinesi per i quali Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha presentato ricorso alla Corte Suprema israeliana, chiedendone l’immediata liberazione. Un appello rilanciato in Italia da Medici per i Diritti Umani (MEDU), e che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, la FNOMCeO, fa proprio, rinnovando il proprio impegno a tutela della missione sanitaria e del diritto alla cura anche nei contesti di guerra.
“Ogni medico detenuto per aver svolto il proprio dovere di cura – afferma il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli – rappresenta una ferita ai principi universali della medicina e del diritto internazionale umanitario. La protezione della missione medica è un principio irrinunciabile, che deve essere garantito sempre e ovunque. Chiediamo che questi colleghi possano riacquistare al più presto la libertà e che siano assicurate loro tutte le garanzie previste dal diritto internazionale”.
L’iniziativa si inserisce nel solco del Manifesto “Medici e Pace”, con il quale la FNOMCeO ha ribadito il ruolo della Professione medica nella costruzione della pace e nella difesa della dignità umana.
“Nel Manifesto – ricorda Anelli – abbiamo scritto che ogni atto medico è un atto di pace. La guerra distrugge ciò che la medicina difende e colpisce ospedali e operatori sanitari. Per questo non possiamo restare indifferenti quando chi cura viene arrestato o privato della libertà.
Difendere i medici significa difendere il diritto universale alla salute, la neutralità della cura e la dignità della persona”.
La FNOMCeO richiama il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra, che impongono la protezione del personale sanitario, delle strutture di cura e dei pazienti nei conflitti armati, e dei principi sanciti dal Codice di Deontologia Medica, che pongono al centro dell’agire del medico la tutela della vita, della salute, della dignità e della libertà di ogni persona, senza discriminazioni.
“La medicina costruisce ponti dove la guerra erige muri – conclude Anelli – e difendere chi cura significa difendere l’umanità intera. Chiediamo che siano rispettati il diritto internazionale umanitario, la neutralità della missione sanitaria e la dignità di tutti i professionisti della salute. Curare non è un crimine”.


























