Qui su Il Diario del lavoro, per parlare delle annose vicende che traggono origine dal grande stabilimento siderurgico di Taranto, o comunque coinvolgono tale stabilimento e il gruppo industriale di cui esso costituisce la parte principale, abbiamo spesso usato l’espressione Never Ending Story. Volendo con ciò significare che le vicende dell’Ilva o, meglio, della ex Ilva, non costituiscono solo una complessa vicenda industriale ma, appunto, danno almeno l’impressione di costituire una storia, in qualche modo, infinita.
Al termine di un mese di agosto insolitamente pieno di eventi che hanno continuato ad arricchire di nuovi capitoli, o almeno di qualche nuovo paragrafo, questa lunga storia, ci pare però di dover esplicitare che questa stessa storia si articola su più filoni. Uno dei quali è fatto di eventi che non si svolgono a Taranto, ma all’altro capo del nostro Paese, e cioè a Milano.
Perché a Milano? Perché è qui che aveva sede il gruppo Riva, ovvero il gruppo siderurgico privato che nel 1995, nell’ambito del processo di privatizzazione delle imprese a partecipazione statale, acquisì il controllo dell’Ilva.
Quando, il 26 luglio del 2012, il Gip di Taranto ordinò il sequestro preventivo, senza facoltà d’uso, dell’area a caldo dello stabilimento pugliese, per motivi ambientali, la sede legale del Gruppo proprietario dello stabilimento era dunque a Milano. Ed è da quella data che le vicende giudiziarie dello stabilimento e del Gruppo industriale di cui è parte decisiva si svolgono in parallelo nelle due sedi: a Taranto quelle relative alle questioni ambientali, mentre a Milano quelle relative alle questioni societarie.
Questa premessa, per la cui lunghezza ci scusiamo con i nostri lettori, ci è parsa necessaria per introdurre la notizia del giorno: come scrive oggi Il Giornale, Lucia Morselli, la dirigente industriale che è stata a capo di ArcelorMittal Italia dalla fine del 2019 al 2024, “risulta indagata dalla Procura di Milano con le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio”.
“Al centro del nuovo fascicolo d’indagine”, scrive ancora il quotidiano milanese, “vi è la gestione dello stabilimento siderurgico pugliese nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024”, ovvero nell’arco temporale “durante il quale la società era controllata da ArcelorMittal, prima dell’ingresso di Invitalia (braccio operativo del ministero dell’Economia).”
A questo punto sarà forse il caso di ricordare che, a seguito della crisi successiva al citato sequestro del 2012, il Governo italiano decise di aprire una gara internazionale per la vendita di Ilva in Amministrazione straordinaria e che tala gara, nel 2016, fu vinta dal colosso siderurgico euro-indiano ArcelorMittal. Il quale ultimo, a sua volta, diede vita ad ArcelorMittal Italia. Nel 2021, a seguito di nuove difficoltà, ArcelorMittal accettò l’ingresso di Invitalia in ArcelorMittal Italia, che divenne così Acciaierie d’Italia. Dopodiché, nel 2024, anche Acciaierie d’Italia fu posta in Amministrazione straordinaria.
Ed eccoci finalmente arrivati alle premesse della notizia odierna. Il 12 gennaio di quest’anno, il Financial Time, in un articolo firmato da Silvia Sciorilli Borrelli, la corrispondente milanese del quotidiano britannico, scrisse che i Commissari straordinari di AdI avevano “citato in giudizio il precedente proprietario”, cioè ArcelorMittal, chiedendo un risarcimento di 7 miliardi di euro. Ciò in relazione al “mismanagement”, traduzione inglese di mala gestio, espressione latina usata nel giuridichese italiano. In parole più semplici, in relazione a una “cattiva gestione” dell’impresa siderurgica dovuta non solo a errori, ma anche a una “strategia perseguita con continuità”.
Fin qui eravamo, dunque, all’avvio di una causa civile, già piuttosto pesante. Ma poi, attraverso successivi e non univoci passaggi, siamo arrivati all’indagine penale avviata dalla Procura meneghina. Indagine che, al momento, è approdata alla formulazione delle ipotesi di reato sopra ricordate.
Tale indagine, peraltro, potrà forse fare più luce su alcuni aspetti e alcuni passaggi delle vicende certo recenti, ma ormai chiuse della Never Ending Story di cui sopra. Non dovrebbe cioè avere riflessi sulla nuova fase di trattative per la vendita dell’intero stabilimento tarantino, o di alcune sue parti, che si è aperta nel corrente mese di agosto.
Conclusione provvisoria? Il seguito a una delle prossime puntate.
Fernando Liuzzi




























