“Oggi CallMat ha comunicato che procederà con l’avvio delle lettere di licenziamento per 350 lavoratrici e lavoratori del sito di Matera. È questo il risultato di mesi di incontri, tavoli istituzionali, promesse, rassicurazioni e annunci. Trecentocinquanta posti di lavoro, trecentocinquanta redditi, centinaia di famiglie che rischiano di essere travolte da una crisi occupazionale che le istituzioni hanno avuto tutto il tempo di affrontare e che, invece, non sono riuscite a fermare. Per i lavoratori CallMat questa è l’ennesima, inaccettabile presa in giro”. Lo affermano in una nota le segreterie della Basilicata di Slc- Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc, Ugl Telecomunicazioni.
“Basta ipocrisie. Basta dichiarazioni di solidarietà. Basta tavoli convocati per prendere tempo. Basta fotografie, comunicati e rassicurazioni che non producono alcun risultato. Mentre Regione Basilicata e MIMIT parlavano di confronto e di possibili soluzioni, la crisi avanzava e oggi siamo arrivati alle lettere di licenziamento. Questa è la realtà con cui devono fare i conti le istituzioni: non più annunci, ma 350 lavoratori che rischiano concretamente di essere espulsi dal mondo del lavoro”.
“Per mesi abbiamo denunciato il rischio occupazionale, chiesto alla Regione Basilicata di esercitare il proprio ruolo, sollecitato il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiesto risposte sulla committenza, sui volumi di attività e sul futuro industriale del sito di Matera. Abbiamo partecipato ai tavoli, avanzato proposte e chiesto che si intervenisse prima che la situazione precipitasse. E qual è il risultato? 350 lettere di licenziamento. Se questo è il risultato della gestione istituzionale della vertenza, allora è arrivato il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità. Perché 350 non è un numero su un foglio Excel. Sono 350 lavoratori, 350 stipendi, centinaia di famiglie, mutui, affitti, bollette, figli e progetti di vita. Sono persone che hanno lavorato per anni, acquisito competenze, garantito servizi e continuato a lavorare anche nei periodi più difficili. Oggi quelle stesse persone si ritrovano davanti alla prospettiva del licenziamento. Questa non è una semplice vertenza aziendale: è un’emergenza sociale e occupazionale che riguarda Matera e l’intera Basilicata”.
“E allora alla Regione Basilicata – affermano i sindacati – poniamo una domanda precisa: qual è il risultato concreto di tutti gli incontri e di tutti gli impegni assunti sulla vertenza CallMat? Perché i lavoratori oggi non vedono una soluzione. Vedono 350 licenziamenti. Non vedono un piano industriale. Vedono un futuro occupazionale sempre più incerto. Non vedono una strategia. Vedono una procedura che rischia di trasformarsi nella perdita di centinaia di posti di lavoro. Non è più il momento di dire che la Regione “segue con attenzione” la vertenza. La vertenza non va seguita: va affrontata e risolta. Non è più il momento di dire che si è “in contatto con il Ministero”. Il Ministero deve intervenire. Non è più il momento di promettere che si continuerà a lavorare per una soluzione. La soluzione doveva essere costruita prima che arrivassero i licenziamenti”.
“E al MIMIT diciamo altrettanto chiaramente: quanto tempo ancora deve passare prima di un intervento concreto? Il Ministero non può trattare la vicenda CallMat come una delle tante vertenze da mettere semplicemente in calendario. Qui è in gioco un presidio occupazionale fondamentale per Matera. Qui sono in gioco 350 posti di lavoro. E qui è in gioco anche la credibilità delle istituzioni. “Se dopo mesi di confronto l’unico risultato concreto è arrivare all’avvio dei licenziamenti, qualcuno dovrà spiegare ai lavoratori che cosa sia stato fatto realmente per impedire che si arrivasse a questo punto. Non vogliamo più rassicurazioni. Vogliamo risultati. Non vogliamo più tavoli interlocutori. Vogliamo un piano industriale e occupazionale. Non vogliamo più promesse. Vogliamo atti concreti, risorse e tempi certi”.
Per i sindacati “c’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora più grave: gli strumenti di sostegno e gli aiuti messi in campo hanno una scadenza fissata al 31 dicembre 2026. E allora la domanda diventa ancora più urgente: che cosa intendono fare Regione Basilicata e MIMIT prima di quella data? Non accetteremo che il 31 dicembre 2026 diventi semplicemente la data oltre la quale, terminati gli strumenti di sostegno, si prenderà atto della cancellazione di centinaia di posti di lavoro. Gli aiuti pubblici devono servire a costruire occupazione, stabilità e futuro, non ad accompagnare i lavoratori verso il licenziamento. Se c’erano risorse e strumenti, dovevano essere utilizzati per tempo. Se esistevano progetti di riconversione, dovevano essere trasformati in lavoro. Se esisteva una strategia per il sito di Matera, oggi dovrebbe essere visibile. Invece oggi vediamo 350 lavoratori con il posto a rischio”.
“La fotografia della Basilicata è drammatica. Mentre a Melfi i lavoratori dell’indotto Stellantis tirano un sospiro di sollievo dopo la revoca dei licenziamenti, a Matera si prepara un’altra pesantissima emergenza occupazionale. Una vertenza si chiude e immediatamente se ne apre un’altra. È questa la politica industriale della Basilicata? Inseguire le emergenze quando sono già esplose? Arrivare sempre dopo? Convocare tavoli quando i lavoratori hanno già il licenziamento sulla testa? Per noi no. Una politica industriale seria deve prevenire le crisi, non gestirne le macerie. Deve difendere i posti di lavoro prima che vengano cancellati. Deve utilizzare gli strumenti pubblici per creare prospettive industriali e occupazionali, non limitarsi a registrare i fallimenti quando ormai sono diventati irreversibili.”
“E soprattutto non accetteremo alcun gioco dello scaricabarile. TIM non può chiamarsi fuori. CallMat non può chiamarsi fuori. La Regione Basilicata non può chiamarsi fuori. Il MIMIT non può chiamarsi fuori. Non possono essere sempre e soltanto i lavoratori a pagare il prezzo delle decisioni industriali e commerciali assunte da altri” sostengono i rappresentanti dei sindacati.
“Se la riduzione dei volumi ha determinato questa situazione, occorre affrontarne le cause e individuare soluzioni concrete. Se esistono alternative ai licenziamenti, devono essere messe immediatamente sul tavolo. Se esistono ammortizzatori sociali, devono essere utilizzati. Se esistono strumenti pubblici, devono essere attivati. Se esiste una prospettiva industriale, deve essere resa concreta. Non accetteremo che 350 lavoratori vengano trasformati in una semplice voce di bilancio”.
Le Segreterie regionali con Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) chiedono l’immediata convocazione di un tavolo con Regione Basilicata, MIMIT, CallMat, committenza e organizzazioni sindacali.
“Ma sia chiaro: non ci interessa l’ennesimo tavolo privo di soluzioni. Ogni incontro dovrà produrre risposte. Ogni istituzione dovrà assumersi le proprie responsabilità. Ogni proposta dovrà avere tempi, risorse e impegni verificabili. I lavoratori hanno già aspettato abbastanza. Hanno aspettato mentre venivano rassicurati. Hanno aspettato mentre i volumi diminuivano. Hanno aspettato mentre venivano promessi interventi. Hanno aspettato mentre la crisi diventava sempre più grande. E oggi arriva il conto: 350 licenziamenti. Per noi questo è il punto di non ritorno”.
“Non consentiremo che Matera perda 350 posti di lavoro nel silenzio generale. Non consentiremo che una delle principali realtà occupazionali del territorio venga smantellata senza una battaglia. Non consentiremo che la Basilicata venga impoverita ancora una volta. E soprattutto non consentiremo che ai lavoratori venga chiesto, ancora una volta, di pagare il prezzo dell’inerzia altrui.
Le istituzioni hanno avuto mesi per intervenire. Oggi hanno davanti 350 licenziamenti. Prima c’era il tempo per prevenire. Adesso c’è da impedire il disastro.
La pazienza è finita. Le promesse sono finite. Le rassicurazioni sono finite. Il tempo delle prese in giro è finito. Adesso servono fatti. 350 licenziamenti non sono una fatalità. Sono una drammatica prospettiva che le istituzioni hanno ancora il dovere di impedire. E se qualcuno pensa di poter affrontare questa vertenza con l’ennesimo rinvio, sappia che troverà davanti 350 lavoratori e le loro famiglie, insieme alle organizzazioni sindacali, pronti a mobilitarsi senza tregua per difendere ogni singolo posto di lavoro.
CallMat è una vertenza che riguarda tutta la Basilicata. Matera non può perdere 350 posti di lavoro nel silenzio delle istituzioni. Adesso basta parole. servono fatti”.



























