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Home - Approfondimenti - Interviste - Concia, Sciore (Femca Cisl): il rinnovo del contratto parte dalle buone relazioni industriali

Concia, Sciore (Femca Cisl): il rinnovo del contratto parte dalle buone relazioni industriali

di Emanuele Ghiani
11 Settembre 2026
in Interviste
Concia, Sciore (Femca Cisl): il rinnovo del contratto parte dalle buone relazioni industriali

CONCIATURA PELLI - IMMAGINE GENERATA DA IA

Il settore conciario si prepara al rinnovo del Contratto in una fase di difficoltà, segnata dalla riduzione dei volumi produttivi ma anche da un riposizionamento verso produzioni di maggiore qualità, che non ha comportato una corrispondente diminuzione dei margini delle imprese. È in questo scenario che prende il via il confronto tra le parti sociali. Il diario del lavoro ha intervistato Erminio Sciore – Segreteria Nazionale Comparto Moda Femca Cisl – uno dei protagonisti di questo rinnovo contrattuale. Per il sindacalista, uno degli obbiettivi principali è anche quello di costruire un confronto più continuo tra le parti, che non si esaurisca nella fase del rinnovo.

 

Sciore, il settore conciario arriva al rinnovo del contratto in una fase non semplice. In che contesto si apre la trattativa?

Il settore è in difficoltà, i volumi sono in calo e i dati trimestrali del 2026 lo confermano. Però stiamo parlando di un mondo che conta circa 900 aziende operative, circa 17.500 addetti e un fatturato di 4 miliardi e che però vede in calo  anche il ricorso agli ammortizzatori sociali. Parliamo soprattutto di tre distretti produttivi: Arzignano nel Vicentino, Santa Croce in Toscana e Solofra, in provincia di Avellino. Il Veneto è la regione con il maggior numero di dipendenti, la Toscana quella con più aziende. Questo vuol dire che in Veneto c’è una maggiore concentrazione di lavoratori in aziende mediamente più grandi.

È cambiato anche il posizionamento produttivo del settore?

Senz’altro. Negli anni ci si è spostati dalle produzioni di bassa qualità verso produzioni di alta qualità. Dal 1995 al 2022, la Cina è stato il principale mercato di sbocco, mentre ultimamente i migliori clienti sono nell’Unione europea: Francia, Germania, Spagna e Portogallo la fanno da padrona con un 20% di export in Estremo Oriente. Ci si sta spostando verso produzioni di maggiore pregio, con quantitativi minori ma senza un calo dei profitti delle aziende. C’è un riposizionamento qualitativo all’interno del settore.

In questo scenario quali sono i punti che ritenete fondamentali nella piattaforma sindacale?

Come tutte le piattaforme, abbiamo una parte normativa e una parte economica. Nella parte normativa, al di là ovviamente del tema dei diritti dei lavoratori, parliamo di contrattazione di secondo livello, mercato del lavoro, inquadramenti, orario di lavoro, part-time, malattia e molto altro. Ma un punto centrale, per quanto ci riguarda, è quello delle relazioni industriali. Dobbiamo dare maggior risalto e la giusta importanza a questo aspetto, alimentando quel clima che consente di avere fiducia reciproca, anticipando nelle sedi preposte gli argomenti oggetto di negoziazione.

Questo significa che oggi ci sono difficoltà nei rapporti con la controparte?

Assolutamente no. Con la controparte, cioè l’UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria) siamo in buoni rapporti. Siamo reduci, per esempio, da un incontro dell’Osservatorio bilaterale, nel quale ci sono stati presentati in anteprima i dati di settore. Abbiamo condiviso una giornata di lavoro approfondita su diverse questioni. Proprio perché c’è la possibilità di avere tale approccio, noi vorremmo implementare questa modalità di interazione, portando al tavolo dell’Osservatorio anche altri argomenti e iniziando a discuterne.

Perché per il sindacato è così importante rafforzare l’Osservatorio?

Perché l’Osservatorio nazionale è l’organismo paritetico che deve lavorare nel tempo che intercorre tra un contratto rinnovato e la sua scadenza. In quei tre anni, nella nostra visione, bisognerebbe avere incontri più frequenti che ci consentano lo scambio di informazioni, il confronto su necessità ed esigenze, dell’una e dell’altra parte. Arrivare al rinnovo con una maggiore consapevolezza dei temi e della loro incidenza aiuta tutti.

Accanto all’Osservatorio chiedete anche la costituzione di un ente bilaterale. Di cosa si tratta?

L’ente bilaterale è un organismo paritetico, quindi vi figurano componenti in pari numero dal lato dei lavoratori e da quello delle imprese. Si tratta di un organismo che eroga servizi, sia per le imprese che per le dipendenti, è un esempio vincente del sistema win-win, dove entrambi i soggetti traggono vantaggio e dove trovano risposte concrete sia le esigenze delle aziende che quelle dei lavoratori. L’ente bilaterale esiste già con successo in diversi contratti e vorremmo arrivare a costruirlo anche qui.

Che cosa potrebbe fare concretamente questo nuovo Ente bilaterale?

Prendendo spunto da altre realtà per esempio alle imprese potrebbe erogare soprattutto formazione, studi di settore, mentre ai lavoratori può prestazioni aggiuntive, che sostanzialmente si realizzano in forma di reddito per esempio aiuti per le spese riguardanti i testi scolastici, le spese di trasporto, eventuali bonus per la natalità. In altri settori sono stati previsti interventi per gli asili nido o per le spese relative all’istruzione dei figli. Sono tutti elementi aggiuntivi ai rinnovi contrattuali molto apprezzati.

Un altro punto della piattaforma riguarda l’inquadramento. Il sistema classificatorio attuale non rappresenta più le competenze presenti nelle concerie?

I sistemi classificatori sono stati pensati anni fa, ora di fronte alle grandi e repentine trasformazioni del mercato del lavoro, hanno bisogno di una manutenzione ordinaria e straordinaria. Noi vorremmo che l’inquadramento riguardasse anche mansioni, competenze e know-how che adesso difficilmente vengono codificati e che, quando lo sono, magari vengono gratificati in modo unilaterale da parte delle aziende, senza una condivisione a volte prescindendo da equità e solidarietà.

Quali sono le competenze che vorreste vedere riconosciute?

La polivalenza, l’adattabilità, il trasferimento delle competenze, le competenze tecniche specifiche, la capacità di lavorare per obiettivi e in gruppo. Sono comportamenti organizzativi che noi vorremmo fossero valorizzati dall’azienda attraverso gratificazioni economiche o di crescita professionale certificata. Pensiamo anche alla leadership: se c’è un lavoratore che riesce con maestria a coordinare gruppi di colleghi per raggiungere gli obiettivi definiti, secondo noi deve essere riconosciuto ed equamente gratificato attraverso un sistema condiviso da entrambe le parti.

È uno dei punti sui quali prevedete maggiori difficoltà nella trattativa?

Diciamo che ora siamo proprio all’inizio delle trattative, è stata appena presentata la piattaforma sindacale quindi dobbiamo ancora entrare nel merito dei vari argomenti.

Quanto pesa la sostenibilità economica quando si arriva al tavolo?

In tutte le trattative di rinnovo il fattore economico è sempre una variabile importantissima che ha riflessi sia sulla parte normativa che ovviamente sulla parte degli aumenti salariali. Ci sono regole condivise di contrattazione che derivano da Accordi Confederali che stabiliscono limiti e paletti della negoziazione definendone l’ambito e il perimetro.

Tra le richieste c’è anche quella di attualizzare il dettato contrattuale. Cosa significa?

Significa recepire nel dettato contrattuale le norme italiane e quelle europee, che nel frattempo sono intervenute tra un rinnovo ed il successivo. Penso per esempio, solo a titolo esemplificativo e non esaustivo, alla trasparenza retributiva, agli accomodamenti ragionevoli, a tutte le norme sulla sicurezza e a quelle sui congedi parentali intervenute ad instaurare o a modificare diritti precedenti. Su alcune questioni non si tratta tanto di trattativa sindacale, si tratta di recepimento delle norme. Il compito delle parti sociali è recepirle nel contratto ed anche, dove è possibile, migliorarle. Faccio un esempio su un tema che mi sta particolarmente a cuore: la violenza di genere. La richiesta in piattaforma è di andare oltre l’art. 66 del contratto, che per le vittime attualmente prevede il richiamo alla legge (tre mesi di astensione dal lavoro pagati al 100%) più un mese aggiuntivo a carico dell’azienda. Noi vorremmo aumentare questa dotazione, prevedendo ulteriori mensilità di astensione lavorativa retribuita.

Resta poi il tema, fondamentale, della salute e della sicurezza.

Il tema Salute e la sicurezza è un pilastro di tutte le piattaforme sindacali, e anche di questa. Vogliamo attualizzare il ruolo degli RLS, prevedere percorsi formativi aggiuntivi rispetto a quelli di legge e avere la possibilità di realizzare un registro dei near miss, cioè dei mancati infortuni o quasi infortuni, proprio per prevenire gli infortuni sul lavoro.

Da questa piattaforma emerge una forte attenzione alla partecipazione, valore centrale per la Cisl, e alla contrattazione. Che ruolo rimane al conflitto?

La Cisl ha come elementi fondanti e caratterizzanti la contrattazione e la partecipazione. Il negoziato deve sempre essere perseguito avendo come finalità il raggiungimento degli obiettivi sindacali per aumentare e stabilizzare i diritti e le prerogative dei lavoratori che rappresenta. Il conflitto non è per noi il fine della nostra azione sindacale, il confronto franco e a volte anche aspro si, e laddove proprio non si riesce ad avere più spazio negoziale la Cisl non ha timore del conflitto. Lo sciopero è solo l’ultimissima opzione negoziale, è l’ultima frontiera che va sempre evitata anche perché si traduce in una perdita economica della giornata lavorativa per il lavoratore.

Emanuele Ghiani

Emanuele Ghiani

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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