Il nodo tra mismatch e transizione ecologica passa da un patto nazionale tra scuola e sistema della formazione, politiche del lavoro e imprese per formare il capitale umano. Perché un futuro sostenibile inizia dalle competenze capaci di costruirlo. Ma in Italia le cosiddette green skill, «di cui abbiamo urgente bisogno per garantire una transizione green capace di generare occupazione, tutelare l’ambiente e potenziare la competitività delle imprese», sono ancora difficili da trovare. Così Marco Granelli, presidente di Confartigianato, commenta il report della Confederazione presentato a Milano in occasione di «Seize the Change. Futuri sostenibili», evento di apertura della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità, in programma in tutta Italia dal 19 al 24 ottobre.
Nel 2025, si legge nell’analisi, le imprese italiane avevano bisogno di 3,4 milioni di lavoratori con competenze per gestire prodotti e tecnologie green, ma 1,6 milioni, pari al 48,7% del fabbisogno, sono risultati difficili da reperire. In particolare, le aziende faticano a trovare personale con una preparazione specifica per le attività connesse alla transizione ecologica. Un ostacolo rilevante per le imprese di tutti i settori, impegnate a ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza energetica e ottimizzare l’utilizzo delle risorse.
A livello regionale, la Lombardia è al primo posto per numero assoluto di profili green difficili da reperire. Nel 2025, su 613.660 lavoratori richiesti dalle imprese lombarde per attività che necessitano di competenze nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili, 303.160 sono risultati difficili da trovare, pari al 49,4% del fabbisogno. Seguono il Veneto, con 162.350 profili difficili da reperire su 297.610 entrate previste (54,6%); il Lazio, con 152.370 su 355.560 (42,9%); l’Emilia-Romagna, con 147.650 su 281.650 (52,4%); e la Campania, con 132.800 su 299.630 (44,3%).
Anche a livello provinciale Milano guida la classifica per numero assoluto di professionalità green difficili da reperire. Nel 2025, su 281.920 ingressi programmati dalle imprese milanesi per mansioni che richiedono competenze green, 124.040 sono risultati difficili da trovare, pari al 44%. Segue Roma, con 117.600 profili su 285.430 (41,2%), davanti a Napoli, con 70.600 su 157.590 (44,8%), Torino, con 49.340 su 98.670 (50%), e Brescia, con 41.090 su 75.540 (54,4%).
La carenza di competenze per la transizione ecologica coinvolge anche le nuove generazioni. Nel 2025 le imprese hanno programmato 955.180 assunzioni di under 30 per mansioni che richiedono capacità specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie green. Di queste, 478.760 sono risultate difficili da reperire, con un’incidenza del 50,1%.
Il divario tra domanda e offerta di competenze green è ancora più marcato nelle micro e piccole imprese (MPI), fino a 49 dipendenti. Nel 2025 queste aziende hanno programmato 2.239.350 ingressi per i quali erano necessarie competenze specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili. Di questi, 1.179.400 sono risultati difficili da reperire, pari al 52,7% del fabbisogno. La quota supera di 4 punti percentuali la media nazionale del 48,7% ed è cresciuta di 0,3 punti rispetto al 2024. Le MPI concentrano il 70,9% di tutte le entrate green difficili da reperire nel sistema delle imprese.
Nell’artigianato la situazione è ancora più critica. Nel 2025 le imprese del settore hanno programmato 305.410 ingressi per profili con competenze green, pari al 62,1% delle 491.450 entrate complessive previste. Ben 190.870 figure sono risultate difficili da reperire: il 62,5% dei profili green ricercati, una quota superiore di 13,8 punti percentuali alla media nazionale. La difficoltà è inoltre aumentata di 1,5 punti in un anno.
«La transizione ecologica offre straordinarie opportunità di lavoro che però non siamo in grado di soddisfare con le competenze necessarie – sottolinea ancora Granelli -. Rischiamo di perdere un’occasione irripetibile. La sostenibilità non è un adempimento da affrontare, ma una leva strategica per il futuro del Paese».
Nata nel 2009 da un’iniziativa di Confartigianato Bergamo, la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità ha assunto una dimensione regionale nel 2016 ed è diventata nazionale nel 2023, ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione ai temi della sostenibilità. «Ambiente, persona e impresa non sono dimensioni separate», sottolinea Carlo Piccinato, segretario generale di Confartigianato Lombardia, richiamando la necessità di una responsabilità condivisa che tenga insieme tutela ambientale, benessere delle persone e sostenibilità economica.




























