Critica esplicita, da parte della Cisl, nei confronti dello sciopero generale Cgil, annunciato da Maurizio Landini per il 20 novembre. Un annuncio, in realtà, alquanto a sorpresa, giunto al termine della manifestazione indetta da Corso Italia con La Via Maestra sabato 18 ottobre a Roma. Landini, nelle poche parole con le quali aveva annunciato lo sciopero, lo aveva direttamente collegato a quello già indetto per lo stesso giorno dai giovani europei, motivato dalla protesta contro la precarietà. Diversamente dal solito, dunque, non si tratterebbe del consueto sciopero autunnale della Cgil contro la manovra finanziaria dei diversi governi. Tuttavia, in una intervista successiva, il leader Cgil ha precisato che “lo sciopero è la domanda di cambiamento che arriva dal Paese”, sollecitando “una svolta nella legge di bilancio” e spiegando che, dalla precarietà giovanile al potere d’acquisto, per la Cgil sono necessarie “scelte diverse” appunto nella prossima manovra.
E però la manovra ancora non c’è: dal governo ancora nulla di concreto è trapelato, tanto che dall’ordine del giorno dell’ultimo Cdm addirittura era stato cassato l’argomento.
Proprio questo sottolinea la Cisl nel documento approvato oggi dal Consiglio generale della confederazione, dove si legge: “Pur rispettando le decisioni delle altre confederazioni, il Consiglio non condivide il ricorso allo sciopero generale contro una manovra di bilancio di cui non si conosce ancora il testo”. La Cgil non è citata, ma il riferimento è chiarissimo. Prosegue il documento: “lo sciopero generale è uno strumento di ultima istanza, che deve fondarsi su obiettivi precisi e motivazioni concrete, evitando di trasformarsi in un’iniziativa generica o ideologica. Una proclamazione anticipata rischia di confondere le finalità sindacali con quelle politiche, di indebolire il valore stesso dello sciopero e di compromettere le relazioni industriali proprio mentre è aperto il confronto sulle nuove regole”.
La Cisl, inoltre, “considera sbagliato chiedere ai lavoratori il sacrificio di una giornata di salario senza conoscere ancora i contenuti della manovra”. La linea, per via Po, resta quella di “negoziare per decidere”, “mantenendo aperta la possibilità di un’azione comune con le altre organizzazioni sindacali sui contenuti, sulle piattaforme e sulle vertenze”.
Anche la Cisl, comunque, ha le sue richieste per quanto riguarda la manovra. Nel documento, che rilancia la campagna per un ‘Patto che unisce’’, con iniziative il 7 novembre a Genova, il 28 a Gioia Tauro e a metà dicembre a Roma, e con lavoro, salari e welfare al centro della mobilitazione, la CISL chiede di “concentrare le risorse sulle priorità economiche e sociali, superando la logica dei bonus a pioggia”. Tra le proposte, il taglio strutturale dell’Irpef a sostegno del ceto medio, la detassazione dei premi di risultato e della tredicesima, il rilancio dell’apprendistato, il rafforzamento delle politiche attive, degli incentivi all’occupazione e degli investimenti industriali. Altre priorità riguardano il finanziamento del Piano casa, il rafforzamento della sanità e della non autosufficienza, il sostegno alle famiglie, la rivalutazione delle pensioni e una maggiore flessibilità previdenziale, sostenibile e inclusiva.
Per la Cisl, “le risorse necessarie a finanziare le misure a sostegno del lavoro, dei salari e del welfare possono essere reperite lungo quattro direttrici: un contributo di solidarietà sui superprofitti, da estendere dalle banche a tutti i gruppi che negli ultimi anni hanno beneficiato di solide rendite di posizione; il riordino degli oltre duemila incentivi alle imprese, da orientare verso quelle che applicano i contratti collettivi comparativamente più rappresentativi e promuovono la partecipazione e la contrattazione decentrata; lo spostamento del carico fiscale dalle attività produttive alle rendite improduttive; un contrasto più incisivo all’economia sommersa e illegale, che secondo l’Istat vale 218 miliardi di euro”. Su quest’ultimo punto, il Consiglio generale ribadisce la netta contrarietà a condoni e rottamazioni, perché “premiano chi non rispetta gli obblighi fiscali e indeboliscono la fiducia dei cittadini nello Stato”.
E ancora, il Consiglio generale afferma che “resta decisivo il confronto con le associazioni datoriali sulla rappresentanza e sugli assetti contrattuali, per rafforzare salari, partecipazione, formazione, sicurezza e contrattazione decentrata”, richiamando “le imprese alla responsabilità”, e sottolineando che l’intesa “deve riguardare l’intero impianto delle regole”.

























