La crisi della componentistica automotive colpisce soprattutto il Piemonte, dove nel 2025 la filiera ha perso oltre 2.200 addetti e circa 900 milioni di euro di fatturato. Il dato emerge dall’Osservatorio Anfia-Camera di commercio di Torino, che conferma il peggioramento della situazione industriale nella prima regione italiana per numero di imprese del settore.
Le 734 aziende piemontesi, pari al 34,8% del totale nazionale, hanno registrato ricavi automotive per 18,75 miliardi di euro, in calo del 4,6%, mentre gli occupati sono scesi del 3,5% a 60.503, rispetto ai 62.729 del 2024.
Particolarmente pesante la contrazione dei subfornitori delle lavorazioni, con un calo del fatturato del 12%, mentre i produttori di moduli e sistemi hanno registrato ricavi in flessione del 6,2% e una riduzione degli addetti del 5,7%.
La saturazione media degli impianti è scesa al 55,8%, il livello più basso dell’ultimo decennio. Quasi un’impresa su due (49,7%) ha perso o concluso commesse di rilievo. Nei casi di riassegnazione delle forniture, il 53,3% delle imprese interessate ha indicato fornitori esteri, contro l’8,3% che ha segnalato fornitori italiani.
Si riduce anche il peso di Stellantis: la quota media del fatturato riconducibile ai rapporti esclusivi con il gruppo è scesa dal 27,1% al 25,1%, mentre quella relativa a Iveco è salita dal 12,8% al 15%.
Le prospettive per il 2026 rimangono più negative della media nazionale: il saldo tra attese di crescita e contrazione è di -19 punti per il fatturato e di -22 per l’occupazione in termini di ore lavorate. Il 42% delle aziende piemontesi prevede di utilizzare ammortizzatori sociali nel secondo semestre, contro il 31% della media italiana.
























