La crisi dell’industria automobilistica continua a pesare sulla componentistica italiana, che perde fatturato, occupazione e volumi produttivi. Nel 2025 la filiera ha registrato quasi 4mila addetti in meno e ricavi in calo del 3%, mentre gli impianti lavorano poco più della metà del loro potenziale. A pesare sono il crollo della produzione nazionale di autoveicoli, le strategie dei costruttori e la crescente concorrenza cinese. Anche per il 2026 le prospettive restano negative, nonostante qualche segnale di miglioramento. È il quadro che emerge dall’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, realizzato da Anfia e Camera di commercio di Torino.
Le 2.110 imprese del settore hanno chiuso il 2025 con un fatturato automotive di 53,5 miliardi di euro, in calo del 3%, e circa 166.800 occupati, in diminuzione del 2,3%. La contrazione ha interessato quasi tutta la filiera, in particolare i fornitori di moduli e sistemi e le imprese della subfornitura. In controtendenza soltanto gli specialisti del motorsport.
“Il 2025 ha confermato le difficoltà che la filiera automotive sta affrontando in una fase di profonda trasformazione del settore”, ha sottolineato Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, richiamando l’instabilità dei mercati, il rallentamento della domanda e le incertezze legate alla transizione.
Le difficoltà sono legate soprattutto alla produzione automobilistica italiana, crollata del 19,9% nel 2025 a circa 473mila veicoli, ma risentono anche della debolezza dell’industria europea e della pressione competitiva dei produttori asiatici. La Cina rappresenta ormai oltre un terzo della produzione mondiale di autoveicoli e rafforza la propria presenza in Europa.
Secondo Marco Stella, presidente del gruppo Componenti di Anfia, la componentistica ha risentito anche “dei cambiamenti di strategia delle Case auto e del rapido ingresso dei Costruttori cinesi in Ue”. Oltre la metà delle imprese considera l’arrivo dei produttori cinesi un fattore di forte impatto sulle proprie strategie industriali.
Intanto il 57% delle aziende intervistate ha registrato una riduzione del fatturato e quasi una su due ha perso o concluso commesse importanti. Il tasso medio di utilizzo degli impianti è sceso al 57%, contro il 78% del 2023, segnalando un forte sottoutilizzo della capacità produttiva. Si riduce anche la dipendenza da Stellantis: la quota di imprese che ha il gruppo tra i propri clienti è scesa al 56%, dal 60,9% del 2023.
La crisi colpisce soprattutto il Piemonte, principale polo italiano della componentistica, dove il fatturato è diminuito del 4,6% e gli occupati del 3,5%, con oltre 2.200 addetti in meno. Nella regione la saturazione degli impianti è scesa sotto il 56%.
Per il 2026 il quadro resta incerto. Il 42% delle imprese prevede un ulteriore calo dei ricavi, mentre quasi un terzo conta di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Anfia stima un recupero della produzione italiana di autoveicoli a oltre 520mila unità, in crescita dell’11,2%, ma su livelli ancora molto lontani da quelli degli anni precedenti.
Le aziende chiedono soprattutto interventi per contenere i costi dell’energia, sostegni agli investimenti e maggiore certezza sulle politiche europee. Anfia sollecita inoltre regole sul contenuto locale della componentistica nell’ambito del Made in Europe e misure contro le importazioni di auto ibride dalla Cina, per salvaguardare produzione e occupazione nella filiera europea.

























