Un altro caro amico ci ha lasciati. Aldo Amoretti, grande tempra di sindacalista, ha lottato a lungo contro la malattia, alla fine si è dovuto arrendere. Ha lottato a lungo perché questa era la sua natura, mai abbassare la guardia, provare sempre a resistere, trovare le alternative quando i problemi crescono troppo, perché questo è il mestiere del sindacalista, avere fiducia in sé stesso, nella sua capacità dialogante, nella sua inventiva, la dote indispensabile di chi fa questo mestiere.
Aldo era un’importante figura della Cgil, non ricordo adesso i vari passaggi della sua carriera, ma certamente lo ricordo alla guida del complesso sindacato del commercio, poi alla guida dell’Inca, il patronato della Cgil. La sua natura indomita lo ha portato più volte in conflitto con i vertici della sua confederazione e ogni volta ha combattuto con fierezza e senza remore, anche pagando per questo a volte un prezzo elevato. Alla fine della sua carriera aveva preso un’altra strada, rappresentava strutture della società civile e, naturalmente, lo faceva con la forza e la determinazione del sindacalista che era. Ma il lavoro e il sindacato erano la sua passione vera ed è per questo che da sempre ne ha scritto su Il diario del lavoro. Noi pubblicavamo con piacere tutti i suoi articoli, sapendo che era roba genuina, come lui. Un uomo vero, capace di amare, generoso.
Nei giorni scorsi non aveva risposto all’invito che gli avevo mandato per la festa dei nostri 25 anni e questo mi aveva insospettito. Quando quella mattina ho visto che non arrivava ho capito che qualcosa era successo. Stamattina un messaggio di Miriam, sua moglie, mi ha avvertito della sua fine. Un dolore per noi, un altro caro amico che se ne va. Resterà con noi, sicuramente, non lo dimenticheremo.
Massimo Mascini


























