Per il secondo trimestre consecutivo, la crescita delle retribuzioni contrattuali resta inferiore a quella dei prezzi al consumo. Secondo le nuove rilevazioni Istat, nel periodo gennaio-settembre 2026 la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. A settembre, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente, segnando un aumento del 2,5% su base annua. L’incremento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3% nell’agricoltura, 2,6% nell’industria e 2,1% nei servizi privati) e del 3,2% nella pubblica amministrazione. A settembre l’inflazione ha invece raggiunto il 4,2%.
I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono scuola (+5,5%), telecomunicazioni (+5,1%) e igiene ambientale (+5%). L’incremento è invece nullo per le farmacie private, il comparto delle funzioni centrali, le forze dell’ordine, le forze armate e i vigili del fuoco.
Alla fine di settembre, per l’insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica erano 56 e riguardavano l’80,8% dei dipendenti (circa 10,6 milioni). La percentuale sale all’89,1% nel settore privato ed è pari al 50,7% nella pubblica amministrazione. Nel corso del terzo trimestre 2026 sono stati recepiti sette contratti, tutti relativi alla pubblica amministrazione.
A fine settembre, i contratti in attesa di rinnovo erano 19 e coinvolgevano circa 2,5 milioni di dipendenti: 1,1 milioni appartengono al settore privato (oltre tre quarti dei quali nei servizi) e 1,4 milioni alla pubblica amministrazione.
Il tempo medio di attesa per il rinnovo dei contratti scaduti è sceso a settembre a 20,8 mesi, dai 27,9 mesi dello stesso periodo del 2025. Il dato è il risultato di un lieve aumento nel settore privato, da 18,6 a 20,4 mesi, e di una decisa riduzione nella pubblica amministrazione, da 36,9 a 21 mesi, grazie ai rinnovi del triennio 2025-2027.
























