Un giudizio ancora in parte sospeso, prima di leggere il testo definitivo della manovra, ma sulla quale si può già individuare ciò che va bene e ciò che deve essere rivisto sulla base dei primi dati forniti dal governo. È questa la posizione della Uil espressa dal segretario generale, PierPaolo Bombardieri, a margine dell’evento “Fair Tax, Fair Wages. Network Europe” promosso dal sindacato di via Lucullo.
“Ancora non c’è un testo e noi siamo abituati a leggere le carte e i dati prima di dare un giudizio. Da quanto emerso dalla conferenza stampa del governo ci sono alcune cose che vanno bene e altre che non vanno bene” ha detto Bombardieri. “Il primo aspetto positivo è che gli aumenti dei rinnovi contrattuali e i premi di risultato siano detassati nuovamente. In questo momento di difficoltà dei lavoratori, alle prese con la perdita del potere di acquisto, crediamo che il sindacato debba usare gli strumenti propri della sua azione, ossia il rinnovo dei contratti e l’adeguamento dei salari all’inflazione. La detassazione dei rinnovi, che dovrebbe riguardare tra i 5 e i 6 milioni di lavoratori tra il 2027 e il 2028, è dunque importante e va in continuità con una nostra richiesta che avevamo avanzato anche nella scorsa finanziaria”.
Ma nella manovra ci sono diverse cose che non soddisfano la Uil, e in primo luogo il tema tasse: “C’è un problema che riguarda il fisco in questo paese. L’innalzamento della flat tax a 100mila euro è un ulteriore schiaffo a chi paga le tasse regolarmente cioè i dipendenti e pensionati. La progressività della tassazione presente nella Costituzione viene negata con questo intervento, e i pensionati non possono essere ancora tartassati con il mancato adeguamento della loro pensione” ha detto Bombardieri.
E le materie da attenzionare non finiscono qui. Elenca il segretario Uil: “C’è la questione della sanità, la mancanza di risorse per i contratti del pubblico impiego e per una detassazione dei rinnovi. Un punto del tutto assente è quello sulla sicurezza sul lavoro. Si continua ancora a morire di lavoro. Servono investimenti e scelte che mettano le persone nelle condizioni di poter tornare a casa dal loro posto di lavoro. Con il governo vogliamo anche parlare della condizionalità degli aiuti da destinare alle imprese. In questi giorni ci sono tanti giovani in piazza e chiedo meno precarietà. È un tema che sembra essere scomparso dall’agenda politica di qualsiasi partito. Quanto deve soffrire un giovane prima di arrivare a un contratto a tempo indeterminato? E non ci vengano a parlare della somministrazione, perché non fa che alimentare lo sfruttamento e per noi deve essere abolita insieme a tutti gli strumenti che rendono il lavoro precario”.
In merito allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il prossimo 20 novembre, Bombardieri ha precisato di “non commentare mai le scelte delle altre organizzazioni sindacali. Il pluralismo sindacale è una grande ricchezza di questo paese, rispetto tutte le iniziative che danno voce alla sofferenza, quindi un in bocca al lupo a chi mette in campo ogni tipo di manifestazione. Una volta letto il testo della manovra, anche noi faremo le nostre valutazioni. Non siamo mai stati fermi. Sicuramente ci muoveremo, vediamo come e in che modo sulla base delle cose contenute nel testo della finanziaria e rispetto al confronto che ci sarà con il governo”.
Bombardieri ha poi fatto il punto sulla trattativa in corso tra sindacati e organizzazioni datoriali. “C’è un lavoro da completare con le parti datoriali per identificare dei modelli contrattuali in grado di evitare la perdita del potere di acquisto che abbiamo registrato in questi anni”. Il nuovo balzo dell’inflazione, che a ottobre ha toccato il 5,4%, il valore più alto dal 2023, preoccupa Bombardieri e spinge il sindacato “a lavorare con maggiore convinzione nella trattativa con le controparti per arrivare a stabilire che i salari devono essere adeguati al costo della vita anche in vigenza di contratto, che è una cosa che oggi non c’è. Quando aumenta l’inflazione pensiamo che sia obbligatorio, in base a dei parametri che abbiamo individuato, adeguare i salari. E spero che anche le parti datoriali convergano su questo punto. Serve una responsabilità condivisa. È giusto pensare al profitto ma si deve guadare anche ai lavoratori, perché le aziende, il capitale sono dei lavoratori”.
Il numero uno della Uil auspica un accordo entro la fine della dell’anno con le controparti. “Questo è una trattativa rilevantissima per il sistema di democrazia economia del nostro paese. In questi anni le relazioni industriali sono state messe sotto attacco dai contratti pirata e le conseguenze le hanno pagate soprattutto i lavoratori. Devo dare alle nostre controparti del grande lavoro e del grande sforzo messo in campo. Manca l’ultimo miglio. Stiamo provando a riscrivere le regole delle relazioni industriali e serve l’impegno di tutti. Quando poi arriveremo all’accordo il governo e la politica tutta ne dovrà prendere atto, perché continuo a sentire parlare di salario minimo e siccome si avvicinano le elezioni questo può diventare terreno di scontro ideologico. Noi ribadiamo che serve il contratto, che non fornisce solo la retribuzione ma una serie di diritti che il salario minimo non da”.
Un passaggio è stato dedicato anche alla difficile situazione dell’ex Ilva, dopo che la Cassazione ha confermato le ordinanze che impongo lo spegnimento degli alti forni. “Due anni fa avevamo detto per primi che l’Ilva era chiusa. Soltanto chi non ha voluto vedere il disastro fatto da tutti i governi e da tutte le forze politiche con quell’azienda ha continuato a raccontare che quella realtà poteva continuare a camminare. La politica non è stata in grado di dare soluzioni affinché si potesse continuare a fare acciaio in questo paese e i produttori non si sono mai impegnati in un rilancio del settore. Erano disponibili a occuparsi dell’Ilva se lo stato gliela regalava, e se gli garantiva uno scudo penale”.
“Da due anni – ha proseguito Bombardieri – ribadiamo che il problema è il lavoro e la pacificazione con il territorio. A Taranto ci sono 15mila famiglie che non hanno bisogno della cassa integrazione ma di lavorare. Due anni fa avevamo detto che piuttosto che pensare alla continuità aziendale era necessario occuparci di dare ai lavoratori stabilità lavorativa. Siamo arrivati con due anni di ritardo a questo punto. Quindi oggi dobbiamo pensare a dare sicurezza lavorativa e a pacificare il territorio, perché non è possibile tenere aperta un’azienda se il territorio è in guerra continua con questa azienda. Ovviamente la politica non ci da risposte, non ci da risposte il presidente della Regione, non ci da risposte il sindaco. Pensare che l’Ilva possa continuare a produrre con l’idrogeno verde vuol dire continuare a raccontare le favole e a prendere in giro le persone”.
Tommaso Nutarelli

























