Tra poco più di un mese Bruno Trentin avrebbe compiuto cento anni. Nato il 9 dicembre 1926, scomparso il 23 agosto del 2007, lo storico leader della Cgil rimane un punto di riferimento nel mondo sindacale e politico, italiano e internazionale. Se ne ha una conferma dal volume edito da Rubbettino, La libertà viene prima dell’uguaglianza, che propone una serie di interventi del Trentin sindacalista, in una raccolta curata da due compagni di strada nella Cgil, Michele Magno e Giuliano Cazzola, e con la prefazione di Giorgio Benvenuto, che con Trentin condivise la forse più brillante stagione del sindacato metalmeccanici, quella della gloriosa Flm.
Ed è questa prima parte, dove emergono i ricordi personali, che aiuta a ricostruire meglio i tempi e le cose. Benvenuto, parlando del suo periodo alla guida dei metalmeccanici Uil, accanto a Pierre Carniti per la Fim Cisl e allo stesso Trentin, afferma: ‘’Eravamo dei veri amici. Inseparabili. Decisi. Convinti’’. Erano tempi davvero diversi, da ogni punto di vista. Nel 1959 il Financial Times assegnava alla nostra lira l’Oscar della moneta più stabile al mondo, e ancora nel 1964 si celebrava la lira come ‘’moneta vedetta’’; erano gli anni del Concilio Vaticano II e quelli delle contestazioni studentesche. Ed erano anche gli anni in cui si iniziava a parlare di ‘’unita’ d’azione e unità sindacale’’. Processo che i metalmeccanici furono tra i primi a percorrere e, va detto, anche tra gli ultimi ad abbandonare, quando le traversie portarono Cgil, Cisl e Uil alle diverse e mai del tutto sanate fratture. La riprova è nell’insegna FLM che ancora spicca sul palazzo di Corso Trieste dove a tutt’oggi le tre le sigle metalmeccaniche, Fiom, Fim e Uil, condividono la sede che insieme acquistarono molti decenni fa.
Cazzola a sua volta mescola molti gustosi aneddoti (per esempio, che per i suoi studi americani, Trentin veniva definito da Marco Cianca, all’epoca cronista sindacale del Corriere, e in seguito amico e collaboratore del Diario, da noi mai abbastanza rimpianto, ‘’il comunista che ha studiato ad Harvard’’), con ricostruzioni accurate delle vicende sindacali e politiche, sempre fin troppo intrecciate, di quegli anni. Cazzola rileva anche il peso della Fiom nella storia stessa della Cgil: ‘’ci fu un periodo che nella segreteria confederale ben 10 segretari su 12 erano passati per corso Trieste”. E ancora, l’improvviso boom mediatico dei metalmeccanici nell’autunno caldo, con Ugo Gregoretti che dedica un intero documentario alla stagione delle lotte per il contratto nel 1969: ‘’si svolgevano le trattative davanti alla macchina da presa, Donat Cattin si fece addirittura riprendere durante una telefonata riservata al presidente del Consiglio’’. In pratica, la prima ‘’trattativa in diretta’’, in un’epoca in cui non esisteva internet, i social. Una attenzione dovuta in gran parte anche alla fortissima leadership naturale di Trentin: ‘’ era la sua stessa persona una garanzia di attenzione da parte dei media, del padronato, della cultura, e di tutti quanti gli apparati del potere’’.
Nel libro ricorrono anche citazioni dai Diari, che vennero pubblicati postumi e che rivelano un Trentin privato abissalmente diverso da quello pubblico. La stranezza è che, in questo caso, sia quasi del tutto mancata l’attenzione dei media su quegli scritti, potenzialmente esplosivi per i contenuti, i giudizi, le analisi; con l’eccezione di Marco Cianca, che ai Diari di Trentin dedicò una intera pagina sul Corriere. Ma, appunto, un’eccezione. Forse dovuta anche alla durezza con cui, nei Diari, il sindacalista non esita a condurre una “critica implacabile” anche nei confronti delle carenze dello stesso sindacato, compreso quello nel quale ha cosi a lungo militato.
Sta di fatto che a quasi vent’anni dalla sua morte Bruno Trentin sembra quasi rimosso dal dibattito pubblico, politico e sindacale. Ma leggendo gli scritti che questo libro ripropone, emergono i suoi pensieri lucidissimi, quasi preveggenti, su molte delle questioni che ancora oggi restano irrisolte: dal decadimento della politica, al consolidamento della precarietà del lavoro, fino alla messa in guardia dagli effetti delle rivoluzioni tecnologiche e a molto, molto altro. Già i titoli sono un programma: “Gli eretici della Cgil”, “I consigli di fabbrica”, “La filosofia dell’egualitarismo”, “Senza diritti nemmeno la pancia piena”, quest’ultimo ripreso da un libro intervista con il giornalista dell’Unità Bruno Ugolini, dove Trentin afferma:
“Un’economia senza diritti è un’economia che, dopo i primi risultati magari esaltanti, dovuti alle forme coercitive, morali o fisiche che siano, nelle quali viene prestato il lavoro, è destinata prima alla burocratizzazione e poi al tracollo. Nello stesso tempo, una società nella quale, in nome dell’emergenza e della priorità dello sviluppo economico, viene giustificata la rinuncia a garantire alle persone l’esercizio dei loro diritti fondamentali, individuali e collettivi, è sempre precipitata in progressive involuzioni e aberrazioni autoritarie le quali, non a caso, hanno sempre costituito l’elemento primo che determina la rottura del consenso tra governati e governati’’.
E non c’è bisogno, credo, di aggiungere altro.
Nunzia Penelope

Titolo: Bruno Trentin. La libertà viene prima dell’eguaglianza. Scritti scelti
A cura di: Giuliano Cazzola e Michele Magno
Editore: Rubettino
Data di pubblicazione: novembre 2026
Pagine: 176 pp.
ISBN: 9788849889819
Prezzo: 16,00€
























