Microsoft ha avviato una nuova procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 62 dei 995 dipendenti in Italia, tra cui un dirigente, nelle sedi di Milano e Roma. È la terza procedura in tre anni, una decisione che ha spinto i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS a proclamare lo stato di agitazione, con la sospensione immediata degli straordinari, del lavoro supplementare e delle flessibilità orarie.
La mobilitazione, decisa dopo il Coordinamento nazionale unitario del 26 ottobre e l’Assemblea nazionale del personale del 30 ottobre, arriva in seguito all’apertura della procedura dello scorso 2 ottobre. Una nuova riduzione degli organici che alimenta le preoccupazioni sindacali per la tenuta occupazionale e per il futuro delle professionalità presenti in Italia.
La riduzione del personale si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione internazionale che Microsoft motiva con la necessità di rendere più efficiente e competitivo il proprio modello operativo, attraverso la centralizzazione delle attività, la concentrazione delle competenze specialistiche e la revisione dei servizi offerti. Il piano interessa diverse aree aziendali, dal supporto tecnico e dall’assistenza ai clienti alle attività commerciali, di marketing, sicurezza informatica e sviluppo delle soluzioni cloud e di intelligenza artificiale.
In particolare, la riorganizzazione prevede il trasferimento di alcune attività attualmente svolte in Italia verso hub internazionali, tra cui Stati Uniti, Irlanda, India, Israele, Portogallo e Romania. Una scelta che comporta la progressiva concentrazione all’estero di funzioni e competenze, mentre l’evoluzione tecnologica, la crescente automazione e la diffusione di strumenti di assistenza digitale contribuiscono alla ridefinizione degli assetti organizzativi.
A livello globale, sottolineano nella missiva le organizzazioni sindacali, il gruppo sta inoltre definendo un piano di incentivi all’esodo volontario che potrebbe coinvolgere 60mila persone entro la fine del 2026. Un quadro che alimenta ulteriori preoccupazioni per le prospettive occupazionali, soprattutto alla luce dei risultati economici della multinazionale, che continua a registrare ricavi e utili per diverse decine di miliardi di dollari.
Una solidità finanziaria che, per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS, mal si concilia con il ricorso reiterato a pesanti riduzioni degli organici. A rendere ancora più critico il quadro delle relazioni industriali è il netto rifiuto opposto dalla casa madre statunitense alla proposta sindacale di contrattazione integrativa aziendale. La piattaforma unitaria, presentata lo scorso aprile per la definizione del primo contratto integrativo aziendale, punta a rafforzare i diritti di informazione e partecipazione, migliorare le condizioni di lavoro, regolamentare smart working e diritto alla disconnessione, ampliare le tutele in materia di welfare, genitorialità e salute e introdurre un premio di risultato. Dopo mesi di attesa, la chiusura aziendale rappresenta un ulteriore elemento di criticità proprio mentre le trasformazioni organizzative e tecnologiche renderebbero necessario rafforzare il confronto sindacale.
Nel corso dell’ultimo incontro, tenutosi il 4 novembre, Microsoft ha illustrato un piano di incentivi all’esodo e individuato undici possibilità di ricollocazione. Per i profili tecnici interessati dalla procedura di licenziamento collettivo, l’azienda ha inoltre prospettato la possibilità di sostenere colloqui individuali con imprese partner per l’accesso a nuove opportunità lavorative.
Le misure illustrate sono state giudicate insufficienti dalle organizzazioni sindacali, sia per quanto riguarda le prospettive di ricollocazione sia sul versante economico, con incentivi all’esodo che, allo stato attuale, risultano peggiorativi rispetto a quelli previsti nella precedente procedura.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS ribadiscono che ogni eventuale uscita dall’azienda dovrà avvenire esclusivamente su base volontaria e chiedono soluzioni concrete per salvaguardare l’occupazione e valorizzare le competenze professionali del personale coinvolto.
“Non è accettabile che un gruppo multinazionale con risultati economici di questa portata continui a ridurre l’occupazione, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori le conseguenze delle proprie scelte organizzative e delle trasformazioni tecnologiche. L’innovazione e l’intelligenza artificiale non possono diventare strumenti per comprimere l’occupazione, impoverire il patrimonio professionale presente in Italia e indebolire le relazioni sindacali. Chiediamo a Microsoft risposte concrete sulla salvaguardia dei posti di lavoro, misure di accompagnamento adeguate e la disponibilità ad aprire un confronto serio sulla contrattazione integrativa aziendale. La contrattazione e la partecipazione devono essere parte integrante dei processi di trasformazione, non elementi da escludere dalle decisioni aziendali”, dichiarano le tre sigle.
Le organizzazioni si riservano di proclamare ulteriori iniziative di mobilitazione qualora non arrivino risposte soddisfacenti da parte della multinazionale. Le prossime decisioni saranno assunte attraverso il confronto con le rappresentanze sindacali aziendali e con le lavoratrici e i lavoratori, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione, valorizzare le professionalità e riaffermare il ruolo della contrattazione collettiva nelle trasformazioni del lavoro digitale.


























