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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

17 Maggio 2017
in Camera

AUDIZIONI INFORMALI
Giovedì 18 maggio 2017
Audizione dei membri del collegio commissariale di Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.A., Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, in merito alle misure volte a fronteggiare gli effetti della crisi della società.
L’audizione informale è stata svolta dalle 13.10 alle 14.40.

INTERROGAZIONI
Giovedì 18 maggio 2017. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. — Interviene la Sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Franca Biondelli.
La seduta comincia alle 14.45.

5-10909 Fanucci: Misure per facilitare la partecipazione a percorsi rieducativi di soggetti coinvolti in lavori di pubblica utilità, in relazione all’obbligo dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Cesare DAMIANO, presidente, segnala che, su richiesta del deputato Fanucci e in accordo con il Governo, lo svolgimento dell’interrogazione 5-10909 è rinviato ad altra seduta.

5-10829 Chimienti: Mantenimento delle condizioni di lavoro nella società Artoni Trasporti Spa e nelle attività connesse.
La sottosegretaria Franca BIONDELLI risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Davide TRIPIEDI (M5S), in qualità di sottoscrittore dell’atto di sindacato ispettivo, pur ringraziando la sottosegretaria, si dichiara non soddisfatto della sua risposta, che non dà seguito alla precisa richiesta di una presa di posizione del Governo che permetta, superando gli attuali dubbi interpretativi e di valutazione, la concessione ai lavoratori della Artoni Trasporti Spa della cassa integrazione straordinaria, in vista di un loro successivo ricollocamento occupazionale. 
È, a suo avviso, inaccettabile che siano sempre i lavoratori a pagare le conseguenze di una crisi che, spesso, costringe le aziende alla chiusura e, soprattutto, che
lo Stato rinunci al suo ruolo fondamentale di garante della stabilità delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie.

5-11009 Rizzetto: Lavoratori attivi e inattivi della società Poste italiane interessati all’eventuale aggiornamento del valore dell’indennità di buonuscita e relativi oneri finanziari.
La sottosegretaria Franca BIONDELLI risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Walter RIZZETTO (FdI-AN), ringraziando la sottosegretaria per la risposta, osserva che i dati ufficiali da lei forniti sul numero dei soggetti che già percepiscono e che percepiranno, da oggi fino al 2040, l’indennità di buonuscita e i corrispondenti costi costituiscono la necessaria cornice di riferimento per una risoluzione in commissione, di cui preannuncia la prossima presentazione, volta a chiedere al Governo l’impegno a rivalutare tali indennità, almeno con riferimento a quelle già erogate, in linea con le misure adottate anche in questa legislatura con il decreto-legge n. 65 del 2015. 
Ricorda che si tratta di un’iniziativa che aveva già trovato il favore del Governo Monti nel 2012, quando fu approvata proprio nella Commissione lavoro della Camera una specifica risoluzione e l’allora Vice Ministro Michel Martone manifestò la propria soddisfazione per l’intesa raggiunta sulla materia. La conoscenza dei dati relativi all’impegno economico di cui si chiede al Governo l’assunzione conferiranno, a suo avviso, maggiore peso e credibilità, allo strumento di indirizzo che si appresta a presentare e di cui auspica la celere discussione.
Cesare DAMIANO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.55.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 18 maggio 2017.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.55 alle 15.

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 17 maggio 2017.— Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 15.30.
Interventi per il settore ittico.
Nuovo testo unificato C. 338 e abb. 
(Parere alla XIII Commissione).

(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con condizione e osservazione).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 16 maggio 2017.

Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto il suo intervento introduttivo e che, secondo quanto convenuto nella riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi l’11 maggio scorso, l’espressione del parere di competenza alla XIII Commissione avrà luogo nella seduta odierna. 
Dà, quindi, la parola alla relatrice, on. Rostellato, per l’illustrazione della sua proposta di parere.
Gessica ROSTELLATO (PD), relatrice, riconoscendo l’impegno della XIII Commissione a individuare una soluzione di carattere strutturale per garantire il sostegno del reddito agli operatori della pesca in tutti i casi di sospensione della loro attività, precisa che l’osservazione da lei proposta con riferimento all’articolo 2-bis, intende invitare la Commissione di merito a verificare la possibilità di individuare una soluzione efficace, che tenga distinti i casi di fermo biologico dagli altri casi di sospensione dell’attività.
Cesare DAMIANO, presidente, ringraziando la relatrice per il lavoro svolto, anche sulla base delle risultanze di un confronto con i colleghi della XIII Commissione, osserva che la condizione da lei proposta nel parere con riferimento all’articolo 5 del nuovo testo unificato fa riferimento alle organizzazioni stipulanti i contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento, utilizzando una categoria inconsueta nell’ambito della legislazione in materia di lavoro, nella quale si richiamano, solitamente, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative o comparativamente più rappresentative. Ritiene, tuttavia, che, anche in considerazione delle caratteristiche peculiari del mondo lavorativo della pesca, non si dovrebbero porre problemi riguardo alla possibile presenza di contratti «pirata». Passando, quindi, al contenuto dell’osservazione riferita all’articolo 2-bis, che dichiara di condividere, ritiene assolutamente corretto che le risorse per il sostegno del reddito in occasione del fermo biologico non siano riconducibili al meccanismo generale degli ammortizzatori sociali, finanziato da datori di lavoro e lavoratori e utilizzato sulla base di logiche solidaristiche. Il fermo biologico, infatti, non può essere assimilato ai casi di crisi occupazionale causati dalla congiuntura economica, ma è direttamente riconducibile ad un atto normativo che impone l’interruzione dell’attività di pesca per un periodo di tempo definito e programmabile. 
Quindi, nessun altro intendendo intervenire, pone in votazione la proposta di parere della relatrice.
La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.
La seduta termina alle 15.40.

AUDIZIONI INFORMALI
Mercoledì 17 maggio 2017
Audizione di Raffaele Guariniello, esperto della materia, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 3925 Scanu e C. 4243 Cirielli, recanti modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate e del comparto sicurezza.
L’audizione informale è stata svolta dalle alle 14.05 alle 14.35.

Audizione di rappresentanti del Coordinamento amianto pro Comparto difesa nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 3925 Scanu e C. 4243 Cirielli, recanti modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate e del comparto sicurezza.
L’audizione informale è stata svolta dalle 14.35 alle 15.

SEDE REFERENTE
Mercoledì 17 maggio 2017. — Presidenza del presidente della XI Commissione Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 15.

Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate. 
C. 3925 Scanu e C. 4243 Cirielli. 

(Seguito dell’esame e rinvio – Abbinamento delle proposte di legge C. 3826 Pili e C. 4245 Vito).
Le Commissioni proseguono l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 19 aprile 2017.
Cesare DAMIANO, presidente, comunica che, successivamente alla seduta del 19 aprile, sono state assegnate alle Commissioni riunite la proposta di legge Atto Camera n. 3826, presentata dal deputato Pili, recante disposizioni per il riconoscimento automatico del nesso di causalità tra infermità invalidanti, patologie tumorali e malattie connesse e l’esposizione a determinati fattori di rischio derivanti da attività militare, e la proposta di legge Atto Camera n. 4245, presentata dal deputato Vito, recante disposizioni per la tutela del personale delle Forze armate e di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. 

Trattandosi di proposte di legge che presentano contenuti analoghi a quelle in discussione, propone, ai sensi dell’articolo 77 del Regolamento, di procedere all’abbinamento del loro esame con quello delle proposte di legge Atto Camera n. 3925 e n. 4243.
Le Commissioni approvano la proposta del presidente.
Cesare DAMIANO, presidente, nessuno intendendo intervenire, rinvia, quindi, il seguito dell’esame delle proposte di legge ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.05.

ATTI DELL’UNIONE EUROPEA
Mercoledì 17 maggio 2017. — Presidenza del presidente della XI Commissione Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 15.05.
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali, corredata dai relativi documenti di lavoro dei servizi della Commissione. 
COM (2017) 250 final, SWD (2017) 200 final e SWD (2017) 201 final.

Proposta di proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali. 
COM(2017)251 final. 

(Esame congiunto, ai sensi dell’articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).
Le Commissioni riunite iniziano l’esame congiunto dei documenti.
Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che, ai sensi dell’articolo 127, comma 2, del Regolamento, l’esame può concludersi con l’approvazione di un documento finale, in cui le Commissioni riunite potranno esprimere il proprio avviso sull’opportunità di possibili iniziative da assumere in relazione a tali documenti. 
Dà, quindi, la parola ai relatori, l’onorevole Baruffi, per la XI Commissione, e l’onorevole Mariano, per la XII Commissione, per lo svolgimento dei loro interventi introduttivi.
Davide BARUFFI (PD), relatore per la XI Commissione, ricorda preliminarmente che l’8 marzo 2016 la Commissione europea ha adottato la comunicazione COM(2016)127 con cui ha posto le basi per una discussione pubblica sulla costruzione di un Pilastro europeo dei diritti sociali, avviando un’ampia consultazione per raccogliere opinioni e contributi di tutte le parti coinvolte, istituzionali e non, al fine di giungere ad una stesura definitiva del Pilastro il più possibile condivisa. 
La consultazione pubblica, che si è svolta tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2016, ha, in particolare, consentito di svolgere discussioni attive con autorità nazionali, Governi e Parlamenti nazionali, altre istituzioni dell’Unione europea, società civile, esperti accademici, politici e cittadini. La Commissione ha ricevuto contributi da ventuno Governi nazionali, compreso il Governo italiano, e da cinque Parlamenti nazionali, tra cui la Camera dei deputati. Alla conferenza di alto livello organizzata a chiusura della consultazione, che si è tenuta a Bruxelles il 23 gennaio 2017, ha partecipato anche una delegazione parlamentare italiana, alla quale ha preso parte, in rappresentanza delle Commissioni XI e XI, unitamente al collega Beni. 
Per quanto concerne il contributo a suo tempo trasmesso dal Governo italiano, merita, in particolare, segnalare l’attenzione posta all’esigenza che al raggiungimento degli obiettivi sanciti del Pilastro europeo si dovrà pervenire sia attraverso la promozione e lo sviluppo di adeguate politiche sociali a livello nazionale, sia attraverso la costruzione condivisa di strumenti e azioni a livello dell’Unione europea, come nel caso dell’
European Unemployment Benefit Scheme, proposto dall’Italia e volto a sostenere la tenuta sociale nei Paesi colpiti da gravi crisi economiche (shock asimmetrici e simmetrici). Inoltre, il Governo Italiano ritiene che l’adozione del Pilastro limitatamente all’area euro sia da considerarsi rischioso per l’Unione poiché gli eventuali vantaggi in termini di crescita e rafforzamento dell’Unione economica e monetaria e del mercato unico derivanti dall’auspicato innalzamento degli standard sociali e dalla loro omogeneizzazione all’interno dell’area euro potrebbero essere inficiati, nel lungo periodo, da fenomeni di dumping sociale con i Paesi non appartenenti all’area euro all’interno dell’Unione europea. 
Come già ricordato, l’anno scorso le Commissioni riunite XI e XII della Camera hanno esaminato la Comunicazione della Commissione, facendo seguito all’audizione, svolta dalle Commissioni parlamentari competenti in materia di lavoro e politiche sociali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, del Consigliere speciale del Presidente della Commissione europea per il pilastro europeo dei diritti sociali, Allan Larsson. Al termine dell’esame, il 21 dicembre 2016, le Commissioni riunite XI e XII si sono espresse sul progetto preliminare di Pilastro con un documento conclusivo, rilevando, tra le altre cose, la necessità che i principi affermati nel Pilastro fossero configurati, a seconda dei casi, come obiettivi da raggiungere o 
standard da garantire, introducendo meccanismi correttivi in caso di scostamenti significativi da parte degli Stati membri e che taluni parametri e indicatori sociali, quali la riduzione della percentuale di popolazione a rischio di povertà e del tasso di disoccupazione, ovvero il miglioramento delle competenze e lo sviluppo della formazione e dell’istruzione, acquisissero, nell’ambito della procedura del Semestre europeo, valore vincolante al pari degli obiettivi di finanza pubblica. 
Oggi le Commissioni XI e XII avviano l’esame della comunicazione «Istituzione di un Pilastro europeo dei diritti sociali» (COM(2017)250) e della proposta di «Proclamazione interistituzionale sul Pilastro europeo dei diritti sociali» (COM(2017)251), presentate il 26 aprile 2017, con le quali la Commissione europea dà conto degli esiti e degli orientamenti prevalenti emersi nella consultazione e presenta una proposta di accordo interistituzionale sui principi e i diritti fondamentali alla base del Pilastro europeo dei diritti sociali. 
Merita ricordare che il Pilastro stabilisce una serie di principi e diritti fondamentali per sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti e dovrebbe servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro negli Stati membri partecipanti. 
I principi stabiliti dal Pilastro riguardano le aree dell’occupazione, della protezione sociale, dell’inclusione sociale, dell’istruzione e delle pari opportunità, per affrontare le sfide sociali emergenti e il mutamento del mondo del lavoro, alla luce di nuovi tipi di occupazione derivanti dalle nuove tecnologie e dalla rivoluzione digitale, e promuovere un rinnovato processo di convergenza verso migliori condizioni di lavoro e di vita in tutta l’Unione. 
Il Pilastro sociale è concepito principalmente per gli Stati dell’eurozona, ma è applicabile a tutti gli Stati membri dell’Unione europea che desiderino aderirvi. Inoltre, i principi sanciti nel Pilastro riguardano i cittadini dell’Unione e i cittadini di Paesi terzi regolarmente residenti nell’Unione e i principi che si riferiscono ai lavoratori si applicano a tutte le persone occupate, indipendentemente dalla loro situazione occupazionale, dalle modalità e dalla durata dell’occupazione. 
Nelle intenzioni della Commissione, il Pilastro riveste un’importanza tale da richiedere una procedura originale e non ordinaria. A tal fine, la Commissione prospetta l’adozione di un accordo interistituzionale da parte del Parlamento e del Consiglio che costituirebbe un atto solenne diretto a valorizzare, attraverso l’impegno condiviso delle varie Istituzioni europee, la natura strategica del Pilastro. 
La Commissione intende favorire il dibattito sulla base del progetto di proclamazione presentato il 26 aprile scorso e il vertice sociale, che si terrà in Svezia il 17 novembre di quest’anno, rappresenterà un altro momento importante in questo percorso di discussione sulla dimensione sociale dell’Europa.
Il ricorso ai due strumenti giuridici, comunicazione e proposta di proclamazione interistituzionale, si sarebbe reso necessario per effetto dell’assenza di poteri dell’Unione per l’adozione di una legislazione vincolante in alcuni settori coperti dal Pilastro. 
Il Pilastro stabilisce, quindi, una sorta di un quadro orientativo di riferimento per l’azione futura degli Stati membri partecipanti ai quali è demandata in via prioritaria l’attuazione. Come rilevato anche nel documento approvato dalle Commissioni riunite XI e XII, gli Stati membri, infatti, e per molti ambiti le parti sociali, hanno competenze primarie o addirittura esclusive in settori quali il diritto del lavoro, la retribuzione minima, l’istruzione, l’assistenza sanitaria e l’organizzazione dei sistemi di protezione sociale e forniscono, inoltre, la maggior parte dei finanziamenti nei settori interessati del Pilastro. Pertanto, i principi e i diritti stabiliti dal Pilastro dovranno essere attuati nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. 
Nelle intenzioni della Commissione, inoltre, saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché una serie di principi e diritti compresi nel Pilastro divengano effettivi. Alcune iniziative adottate recentemente si inseriscono in questo percorso: si tratta, in particolare, del coordinamento dei regimi di sicurezza sociale, della riforma della disciplina relativa al distacco dei lavoratori, della revisione del quadro dell’Unione europea sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro e dell’atto europeo sull’accessibilità, volto a migliorare il funzionamento del mercato interno dei prodotti e dei servizi accessibili, a vantaggio delle persone con disabilità e delle persone anziane. Ulteriori iniziative legislative accompagnano il varo del Pilastro e sono connesse all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, all’accesso alla protezione sociale e all’informazione dei lavoratori. Oltre che su nuove iniziative legislative, il Pilastro si concentra
sull’effettiva applicazione della legislazione in vigore e sul tentativo di rafforzare l’attuazione e l’applicazione dell’acquis esistente, anche mediante misure non legislative. 
La Commissione europea afferma che per l’attuazione del Pilastro si potranno utilizzare 
in primis le risorse del Fondo sociale europeo che svolge un ruolo fondamentale nel sostenere gli investimenti degli Stati membri in capitale umano e che per il periodo 2014-2020 può contare su 86,4 miliardi di euro. Inoltre, si fa riferimento ai programmi operativi 2014-2020 nell’ambito dei Fondi strutturali e di investimento e di altri programmi finanziari (l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, Erasmus plus, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il Fondo di aiuti europei agli indigenti). Infine, nelle intenzioni della Commissione, il Pilastro dovrà continuare a costituire un riferimento per la programmazione finanziaria dell’Unione europea successiva al 2020. Al riguardo, potrebbe essere utile sviluppare una ulteriore riflessione sull’adeguatezza di tali risorse a consentire l’integrale, ancorché graduale, attuazione dei principi e dei diritti che costituiscono il Pilastro, insieme alle risorse che eventualmente saranno stanziate dagli Stati membri, cui compete in larga parte provvedere in tal senso. Tale esigenza si pone in particolare in considerazione del fatto che i diversi Stati membri non dispongono delle stesse capacità, sotto il profilo finanziario e organizzativo, e che proprio i Paesi che presentano più marcate difficoltà a garantire standard accettabili per quanto concerne gli indicatori rilevanti ai fini del Pilastro dispongono di margini finanziari più ridotti. Come segnalato anche nel documento a suo tempo approvato dalle Commissioni, anche in ragione dell’assetto delle competenze sulle materie oggetto del Pilastro, si rende necessario anche un adeguato supporto agli sforzi finanziari richiesti agli Stati membri per il perseguimento degli obiettivi ivi previsti. In sostanza, occorre valutare se non si ponga il rischio di un’accentuazione dei divari tra i diversi Paesi, piuttosto che una tendenziale e progressiva armonizzazione delle condizioni praticate e delle garanzie assicurate, in assenza di adeguate risorse stanziate a livello europeo. 
Il Pilastro si basa su venti principi e diritti fondamentali che si articolano in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali. 
Rimandando alla puntuale documentazione predisposta dagli uffici per gli aspetti di dettaglio e alla relazione che sarà svolta dalla collega della XII Commissione per quanto concerne i profili di competenza della medesima Commissione, fa presente che, per la XI Commissione, si soffermerà, in particolare, sulle prime due categorie. 
In particolare, segnala che la prima riguarda le pari opportunità e il pari accesso al mercato del lavoro, compresi lo sviluppo di competenze e l’apprendimento permanente e il sostegno attivo all’occupazione, per aumentare le opportunità occupazionali, facilitare le transizioni tra le diversi condizioni e migliorare l’occupabilità dei singoli, mentre la seconda riguarda le condizioni di lavoro, delle quali occorre assicurare l’equità, per creare un equilibrio adeguato ed affidabile dei diritti e dei doveri tra i lavoratori e i datori di lavoro, assicurando altresì un equilibrio tra gli elementi di flessibilità e quelli di sicurezza, facilitando la creazione di nuovi posti di lavoro, le assunzioni e l’adattabilità delle imprese, nonché promuovendo il dialogo sociale. 
Evidenzia che il documento di lavoro della Commissione che accompagna il Pilastro sociale contiene una descrizione dettagliata di ogni principio e diritto individuando per ciascuno di essi le norme già esistenti, a partire dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e le misure che dovrebbero essere adottate rispettivamente dagli Stati membri e dalle istituzioni europee. 
Sottolinea, inoltre, che il Pilastro è sostenuto da un quadro di valutazione di indicatori chiave per vagliare i risultati occupazionali e sociali degli Stati membri
partecipanti. Tale strumento di monitoraggio permette anche di compiere un’analisi comparativa (benchmarking) dei risultati ottenuti dai singoli Stati membri con la media dell’Unione europea e della zona euro e in alcuni casi anche con quelli di altri attori internazionali. Il quadro di valutazione serve da riferimento per monitorare il «progresso sociale», inteso come la capacità di favorire e sostenere il benessere e le opportunità, creando condizioni che consentano alle persone di sviluppare appieno il loro potenziale e di soddisfare le loro necessità di base. Anch’esso rinvia alle tre dimensioni generali del progresso sociale: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; mercati del lavoro dinamici e condizioni di lavoro eque; sostegno pubblico e protezione e inclusione sociali. Nell’ambito delle tre dimensioni, ai fini della misurazione dei progressi sociali sono individuati dodici indicatori principali basati su dati quantitativi esistenti raccolti da Eurostat e dall’OCSE nei seguenti ambiti materiali: istruzione, competenze e apprendimento permanente; parità di genere sul mercato del lavoro; ineguaglianza e mobilità ascendente; condizioni di vita e povertà; giovani; struttura della forza lavoro; dinamica dei mercati del lavoro; reddito, compreso quello da lavoro; effetto delle politiche pubbliche sulla riduzione della povertà; cura della prima infanzia; sanità; accesso digitale. Per l’Unione europea nel suo insieme il quadro di valutazione servirà anche a valutare i progressi compiuti per ottenere la cosiddetta «tripla A sociale», il cui conseguimento è stato auspicato dal Presidente della Commissione Juncker, sin dal suo intervento al Parlamento europeo per il voto del collegio dei Commissari, nell’ottobre del 2014. 
Per quanto concerne specificamente i profili lavoristici, il Pilastro prende le mosse dalla constatazione che i mercati del lavoro e le società sono in rapida evoluzione e che nuove opportunità e nuove sfide emergono dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale, dal mutamento dell’organizzazione del lavoro e dagli sviluppi sociali e demografici. Non si possono non tenere in considerazione, quindi, diversi elementi di novità che si sono sviluppati in questi anni: cambiamenti delle strutture sociali, della famiglia e dell’organizzazione del lavoro; la maggiore lunghezza della vita lavorativa e la sua diversificazione; la maggiore eterogeneità della forza lavoro e la diffusione di nuove forme di lavoro; il persistente squilibrio tra domanda e offerta di lavoro nonostante l’aumento dei livelli di istruzione; l’aumento della speranza di vita e l’invecchiamento demografico; i cambiamenti tecnologici e la digitalizzazione della società e dell’economia. 
Nell’ambito della citata prima categoria del Pilastro, relativa a pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, la Commissione, in materia di istruzione, formazione e apprendimento permanente, annuncia che nel corso del 2017 presenterà una serie di iniziative non legislative concernenti l’apprendistato, la promozione dell’inclusione sociale e dei valori comuni attraverso l’istruzione e l’apprendimento non formale, la modernizzazione dell’istruzione superiore, lo sviluppo di scuole e insegnamenti di eccellenza e le linee guida per migliorare la disponibilità e la qualità delle informazioni circa il percorso seguito dagli studenti al termine degli studi universitari. 
Si raccomanda, inoltre, agli Stati membri di adottare le misure di competenza per rendere effettivi i principi di pari opportunità e di parità di genere nei loro ordinamenti, mentre, per quanto attiene al sostegno attivo all’occupazione, si invitano gli Stati membri ad aggiornare ed estendere le loro prassi relative all’assistenza nella ricerca di lavoro e nel lavoro autonomo e ad adottare misure a difesa dei diritti dei lavoratori alla formazione e alla protezione sociale quando cambiano lavoro. 
La Commissione ricorda, altresì, di aver presentato la comunicazione «Investire nei giovani d’Europa» (COM(2016)940), con cui ha proposto nuove azioni per sostenere l’occupazione giovanile, e di aver avviato una consultazione su un’iniziativa per definire possibili nuove norme nelsettore dell’accesso alla protezione sociale. Secondo la Commissione, infatti, i diritti e gli obblighi connessi con la protezione sociale sono stati sviluppati nel corso degli anni principalmente per i lavoratori assunti con contratti 
standard, ma non sono ancora sufficientemente sviluppati per chi esercita un lavoro autonomo o atipico. 
Nell’ottica di garantire un’attuazione piena e sostenibile della Garanzia giovani, si valorizza, inoltre, la proposta di assegnare all’Iniziativa per l’occupazione giovanile un ulteriore miliardo di euro, che si aggiunge al miliardo di euro del Fondo sociale europeo. 
Per quanto concerne la seconda categoria del Pilastro, relativa a condizioni di lavoro eque, la Commissione, tra le altre cose, invita gli Stati membri a garantire che le norme in materia di occupazione adottate a livello nazionale siano adeguate all’emergere di nuove forme di lavoro e ricorda che sono già in vigore l’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale e l’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, in riferimento ai quali, nel corso del 2017, si prevede di completare una valutazione REFIT delle direttive che li attuano. Si annuncia, inoltre, l’avvio della prima fase della consultazione delle parti sociali su una revisione della direttiva 91/533/CEE, relativa all’obbligo del datore di lavoro di informare il lavoratore delle condizioni applicabili al contratto o al rapporto di lavoro, al fine di adeguarla alle nuove realtà e alle nuove pratiche nei mercati del lavoro. In materia di retribuzioni, si raccomanda agli Stati membri di fissare delle retribuzioni minime trasparenti e un’efficace contrattazione collettiva a livello nazionale, settoriale e aziendale e ad adottare misure complementari per evitare la povertà lavorativa. La Commissione invita, anche, gli Stati membri a ratificare e applicare le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro sulla fissazione delle retribuzioni minime e sulla promozione della contrattazione collettiva, sulla politica dell’occupazione, sulle consultazioni tripartite, sui rappresentanti dei lavoratori e sulla promozione della contrattazione collettiva. Si esortano, altresì, gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali nella progettazione e nell’attuazione delle riforme e delle politiche in quest’ambito, al fine di migliorare il funzionamento e l’efficacia del dialogo sociale e delle relazioni industriali a livello nazionale, anche incoraggiando buone prassi per quanto riguarda l’informazione e la consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti. La Commissione annuncia altresì di voler presentare, nel corso del 2017, una valutazione REFIT della direttiva 2009/38/CE, sull’istituzione di un Comitato aziendale europeo, soprattutto per affrontare con maggiore efficacia le questioni transnazionali che potrebbero pregiudicare i lavoratori. Con riferimento all’equilibrio tra vita familiare e lavorativa, la Commissione annuncia di aver presentato, insieme al Pilastro, una comunicazione (COM(2017)252) e una proposta di direttiva (COM(2017)253) relative all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza per stabilire una serie di 
standard minimi nuovi o più elevati per il congedo di paternità e per quello dei prestatori di assistenza. 
Da ultimo, fa presente che, con riferimento all’esigenza di assicurare un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato, si ricorda la presentazione della comunicazione «Lavoro più sicuro e più sano per tutti» (COM(2017)12) al fine di riorientare gli sforzi volti a garantire una migliore e più ampia protezione in materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro e di aver recentemente proposto degli emendamenti alla direttiva 2004/37/CE sugli agenti cancerogeni e sui mutageni per migliorare la protezione dei lavoratori.
Elisa MARIANO (PD), relatrice per la XII Commissione, per quanto riguarda i profili che investono direttamente le competenze della XII Commissione affari sociali, segnala che il Pilastro ha il grande merito di voler affrontare contestualmente e sistematicamente, in una logica organica e coerente, una serie di aspetti che spesso nei singoli Paesi membri sono gestiti disgiuntamente e al di fuori di una logica compiuta. 
L’obiettivo è quello di costruire un’Europa maggiormente attenta ai risvolti sociali delle sue politiche. Pertanto, è necessario ribadire l’esigenza che il Pilastro non si riduca a una mera elencazione di iniziative da assumere in futuro, sia da parte degli Stati membri che delle istituzioni europee, a seconda delle rispettive competenze, ma soprattutto che assuma, all’interno delle politiche unionali, una valenza e un’efficacia pari a quelle delle regole relative alla finanza pubblica. 
In sostanza, le politiche dell’Unione dovranno assumere come parametro di riferimento imprescindibile il relativo impatto sotto il profilo sociale, soprattutto in considerazione del fatto che le disuguaglianze, sia all’interno degli Stati membri che fra i diversi Stati membri, sono fortemente aumentate negli anni più recenti a causa della crisi economico-finanziaria più grave dal secondo dopoguerra. Si registra un’iniqua distribuzione del reddito e l’accesso ad alcuni servizi essenziali, come quelli sanitari, in alcuni Paesi è sostanzialmente precluso a una fetta crescente di popolazione, in palese contraddizione con i principi fondamentali alla base dell’ordinamento europeo, sanciti e affermati nella Carta, nei Trattati e nel diritto positivo già posto in essere, e ribaditi ora con maggiore forza nel Pilastro sociale. 
La discussione sulla dimensione sociale dell’Europa si inserisce nel più ampio dibattito avviato sul futuro dell’Unione europea. Congiuntamente alla proposta di Pilastro, la Commissione ha presentato un documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa che si concentra sui profondi cambiamenti che le società europee subiranno nel prossimo decennio e definisce una serie di possibilità su come l’Europa può rispondere collettivamente al fine di costruire un’Europa che protegge e difende i propri cittadini e ne promuove l’autorealizzazione. 
Anche la recente Dichiarazione di Roma, adottata dai 
leader dell’Unione europea il 25 marzo 2017, ha sottolineato l’importanza di un’Europa sociale forte che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno e tenendo conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali. 
Circa i profili di competenza della XII Commissione affari sociali, segnala che la terza categoria del Pilastro riguarda la protezione sociale e l’inclusione, che devono essere adeguate e sostenibili, affrontando anche i temi relativi all’accesso a servizi essenziali di alta qualità, comprese l’assistenza all’infanzia, l’assistenza sanitaria e l’assistenza a lungo termine, al fine di assicurare una vita dignitosa e la protezione dai rischi e mettere in grado i singoli di partecipare pienamente alla vita professionale e sociale. 
Per quanto concerne nello specifico questa categoria del Pilastro, la Commissione europea tra le altre cose: invita gli Stati membri a introdurre misure per contrastare la povertà infantile e per promuovere le pari opportunità; preannuncia il lancio e l’attuazione di un’azione preparatoria su una Garanzia bambini, per contribuire all’obiettivo generale di combattere la povertà infantile; invita gli Stati membri a ratificare e applicare le pertinenti convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro sulla sicurezza sociale, il Codice europeo di sicurezza sociale e la Carta sociale europea; annuncia di aver recentemente avviato consultazione delle parti sociali su un’iniziativa per definire possibili nuove norme nel settore dell’accesso alla protezione sociale; intende continuare a sostenere gli Stati membri per migliorare i loro regimi di reddito minimo attraverso la Rete europea per il reddito minimo, che ha l’obiettivo di costruire un consenso per la progressiva adozione di misure per un reddito minimo adeguato e accessibile negli Stati membri dell’Unione europea, in linea con la strategia Europa 2020 e nel contesto della Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale; ricorda che è in preparazione un’iniziativa legislativa volta a creare assegni pensionistici paneuropei accanto
ai regimi pensionistici nazionali; in materia di assistenza sanitaria, invita gli Stati membri ad adeguare la loro normativa per rendere effettivo l’accesso a un’assistenza sanitaria preventiva e a un trattamento medico di buona qualità e, tra le iniziative in corso a livello dell’Unione europea, ricorda la cooperazione tra i sistemi sanitari degli Stati membri per affrontare sfide comuni, come l’accesso all’assistenza sanitaria, attraverso le Reti di riferimento europee (ERN) recentemente istituite; la cooperazione nella Health Technology Assessment (HTA); e la cooperazione nella rete eHealth nell’ambito del mercato unico digitale; ricorda che l’Unione e ventisette Stati membri hanno aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e preannuncia che continuerà a sostenere i negoziati per l’adozione della proposta di direttiva COM(2015)615, volta a garantire l’accessibilità di alcuni prodotti e servizi nel mercato interno per facilitare l’occupazione e la partecipazione delle persone con disabilità in condizioni di parità; intende continuare a sostenere i negoziati per l’adozione della proposta di direttiva per ampliare la protezione contro le discriminazioni basate sulla disabilità, includendo anche la protezione sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, i benefici sociali, l’accesso a beni e servizi accessibili al pubblico, compresi gli alloggi. 
Per quanto concerne l’assistenza a lungo termine, preannuncia che continuerà a sostenere i negoziati sulla proposta, presentata nel dicembre 2016, di modifica del regolamento (CE) n. 883/2004 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, che mira a istituire un regime coerente per il coordinamento dei 
benefits di assistenza a lungo termine in situazioni transfrontaliere: invita gli Stati membri ad adottare misure a livello nazionale, regionale o locale, per sostenere un accesso universale e rapido al «riparo» alle persone in ogni tipo di situazioni di emergenza, nonché per aumentare la copertura e la capacità dei servizi sociali. Tra le misure a livello dell’Unione europea, ricorda, inoltre, che la riforma dell’edilizia sociale, l’accessibilità e la convenienza degli alloggi, nonché l’efficacia delle indennità di alloggio vengono monitorate e valutate nell’ambito del Semestre europeo e che il metodo aperto di coordinamento del Comitato per la protezione sociale garantisce il coordinamento delle politiche e controlla i progressi degli Stati membri; intende continuare ad attuare il principio dell’assistenza a lungo termine con i fondi dell’Unione, tra cui il Fondo europeo per gli investimenti strategici per gli investimenti in alloggi sociali, il Fondo europeo di sviluppo regionale per le infrastrutture per l’alloggio, il Fondo sociale europeo per i servizi sociali e il Fondo di aiuti europei agli indigenti per l’assistenza alimentare ai senzatetto. L’Unione europea sostiene anche finanziariamente una serie di organizzazioni della società civile attive nella promozione dell’inclusione sociale e della riduzione della povertà, incluse le organizzazioni impegnate nella questione dei senzatetto.
Circa l’attuazione del principio dell’accesso ai servizi essenziali, ricorda, tra le iniziative a livello UE: la proposta di revisione del quadro normativo per le comunicazioni elettroniche (COM(2016)590), che richiede agli Stati membri di garantire a tutti gli utenti finali un accesso funzionale a 
Internet e ai servizi di comunicazione vocale; il pacchetto Clean Energy, adottato il 30 novembre 2016, che include la proposta di rifusione della direttiva sull’energia elettrica (direttiva 2009/72/CE) per rafforzare le disposizioni in materia di potere e protezione dei consumatori; la proposta di regolamento WiFi4EU COM(2016)589 che fornisce incentivi finanziari a favore delle autorità pubbliche locali che vogliono fornire connettività locale senza fili gratuita e ad alta capacità attraverso punti di accesso nei centri della vita pubblica locale, sia all’interno dei loro locali che in spazi esterni accessibili al grande pubblico; la revisione, nel corso del 2017, della direttiva sull’acqua potabile 98/83/EC dando seguito all’iniziativa «Right2Water»; l’importanza di sostenere i negoziati per l’adozione della proposta di direttiva COM/ 2015/615, che mira a garantire l’accessibilità di alcuni prodotti e servizi nel mercato interno, compresi alcuni servizi essenziali come la comunicazione elettronica e i servizi di media audiovisivi. 
In conclusione rileva che anche in questi casi si pone l’esigenza di verificare se siano già disponibili le risorse necessarie per assicurare puntuale e concreta attuazione agli obiettivi fissati, con particolare riguardo alle risorse stanziate o attivabili a livello europeo.
Cesare DAMIANO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame dei documenti ad altra seduta.
L
a seduta termina alle 15.25.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 16 maggio 2017. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 14.35.
Variazione nella composizione della Commissione.
Cesare DAMIANO, presidente, comunica che è entrato a far parte della Commissione il deputato Ernesto Auci, al quale rivolge, a nome di tutti i componenti della Commissione, un cordiale augurio di buon lavoro.

Interventi per il settore ittico. 
Nuovo testo unificato C. 338 e abb. 

(Parere alla XIII Commissione). 
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l’esame del provvedimento.
Cesare DAMIANO, presidente, avverte che la XI Commissione avvia l’esame in sede consultiva del nuovo testo unificato della proposta di legge Atto Camera n. 388 e delle proposte di legge ad essa abbinate, recante interventi per il settore ittico, ricordando che, su un precedente testo unificato, la XI Commissione si era espressa il 6 aprile 2016. Avverte che, secondo quanto convenuto nella riunione dell’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi l’11 maggio scorso, l’espressione del parere di competenza alla XIII Commissione avrà luogo nella seduta di domani, 17 maggio 2017. 
Dà quindi la parola alla relatrice, onorevole Gessica Rostellato, per la sua relazione introduttiva.
Gessica ROSTELLATO (PD), relatrice, ricorda preliminarmente che la Commissione si era già espressa lo scorso 6 aprile 2016 su un precedente testo unificato, formulando un parere favorevole con osservazioni. Tuttavia la quantità delle condizioni poste dalle altre Commissioni competenti in sede consultiva e la relazione tecnica del Governo, che conteneva rilievi critici con riferimento alla copertura finanziaria di molti articoli, hanno indotto la Commissione di merito a costituire nuovamente un comitato ristretto ed elaborare un nuovo testo unificato. 
Il provvedimento, che consta di diciannove articoli, a fronte dei ventinove articoli del precedente testo, è volto, come disposto dall’articolo 1, a incentivare una gestione razionale e sostenibile delle risorse ittiche ed a sostenere le attività della pesca marittima professionale e dell’acquacoltura nonché ad assicurare un efficace sistema di relazioni tra lo Stato e le Regioni al fine di garantire la piena coesione delle politiche in materia di pesca ed acquacoltura. 
Dopo avere rilevato che l’articolo 2 delega il Governo al riordino e alla semplificazione della normativa in materia di pesca e acquacoltura, attraverso l’adozione di un testo unico, si sofferma, in particolare, sull’articolo 2-
bis, che delega il Governo a riformare il sistema degli interventi compensativi a favore degli operatori della pesca nell’ambito delle risorse disposte dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). In particolare, la delega dovrà essere esercitata sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: sostegno del reddito degli operatori della pesca marittima in tutti i casi di sospensione dell’attività di pesca stabilita con provvedimento delle Autorità competenti, causata da crisi di mercato, da avversità meteomarine o da circostanze connesse alla gestione delle risorse marine, garantendo una più equa distribuzione delle risorse a disposizione; promozione della tutela dei livelli occupazionali per tutti i casi di sospensione dell’attività di pesca connessi a fenomeni di inquinamento ambientali, alla presenza di agenti patogeni che colpiscono la risorsa ittica compromettendone la commercializzazione, a ristrutturazioni aziendali, cessazione dell’attività ed ogni altro evento, imprevisto o imprevedibile, comunque non imputabile alla volontà del datore di lavoro e del lavoratore; individuazione di forme alternative di impiego degli operatori della pesca, anche nell’ambito di progetti pubblici partecipati, in caso di sospensione obbligatoria dell’attività di pesca, con preferenza per quelle volte a tutelare e a valorizzare le risorse ittiche e la loro gestione ecosostenibile. 
Quanto agli aspetti procedurali dell’attuazione della delega, la norma dispone che il decreto legislativo sia adottato, entro dodici mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il relativo schema è, quindi, trasmesso alle Camere per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Segnala, infine, che, sulla base del comma 4, dall’attuazione della delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Qualora, tuttavia, il decreto determini nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al suo interno, esso è emanato solo successivamente o contestualmente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. 
Fa presente che l’articolo 3 dispone l’istituzione, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, volto, tra l’altro, al finanziamento di programmi di formazione professionale e di misure finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza degli imbarcati. 
Segnala che l’introduzione di tale ultima finalizzazione del fondo recepisce una delle osservazioni espresse nel parere della XI Commissione sul precedente testo unificato. Il fondo è alimentato dal contributo per la pratica di attività di pesca sportiva in mare, introdotto dall’articolo 12 del provvedimento in esame. L’articolo 4 introduce modifiche alla vigente disciplina relativa ai distretti di pesca, recata dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 226 del 2001. 
Osserva che l’articolo 5 prevede, al comma 1, la possibilità per il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nel rispetto delle specifiche competenze attribuite ai professionisti iscritti agli ordini e ai collegi professionali, di dare incarico, con un’apposita convenzione, ai centri di assistenza per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura (CASP) di effettuare,
per conto dei propri utenti, attività di assistenza tecnico-amministrativa alle imprese della pesca, alle loro cooperative e ai loro consorzi, alle associazioni tra imprese di pesca e alle organizzazioni di produttori e di pescatori autonomi o subordinati. Sulla base del comma 2, i CASP sono istituiti dalle imprese rappresentative delle associazioni rappresentative delle imprese di pesca, dalle associazioni nazionali delle organizzazioni dei produttori e dagli enti promossi dalle organizzazioni sindacali e possono essere istituiti all’interno di Centri di assistenza già costituiti. Il successivo comma 3 rinvia ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, la definizione delle modalità di istituzione e di funzionamento dei CASP e i requisiti minimi per lo svolgimento dell’attività di assistenza tecnico-amministrativa. Il comma 5 precisa, infine, che per associazioni rappresentative delle imprese di pesca si intendono le associazioni nazionali riconosciute delle cooperative di pesca, delle imprese di pesca, delle imprese di acquacoltura e le organizzazioni sindacali nazionali stipulanti i contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento nel settore della pesca. Segnala che su tale disposizione, rimasta sostanzialmente invariata rispetto al testo unificato già esaminato dalla XI Commissione, nel parere favorevole espresso era rilevata l’opportunità di includere tra le organizzazioni di categoria che possono istituire i Centri di assistenza per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura (CASP) anche le organizzazioni sindacali nazionali che abbiano firmato ma non stipulato i contratti collettivi nazionali di lavoro del settore. 
Il successivo articolo 6 reca disposizioni per favorire lo sviluppo della cooperazione e dell’associazionismo attraverso l’estensione dei finanziamenti del Programma nazionale previsto dal decreto legislativo n. 154 del 2004 anche alle iniziative promosse in collaborazione con organismi, anche in forma societaria e consortile, promossi dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative o altre forme di aggregazione. Segnala, quindi, che l’articolo 7 reca disposizioni per la pesatura e l’etichettatura dei prodotti della pesca, mentre l’articolo 8 prevede il riordino da parte del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali della regolamentazione vigente in materia di disciplina dell’attività di pesca-turismo e di ittiturismo. L’articolo 9 estende al settore della pesca e dell’acquacoltura l’esenzione assoluta dall’imposta di bollo per le domande, atti e la relativa documentazione, per la concessione di aiuti europei e nazionali, prevedendo anche la corrispondente copertura delle minori entrate. L’articolo 10 introduce norme per la regolamentazione della vendita diretta dei prodotti ittici da parte degli imprenditori singoli o associati, facendo salve, tra le altre, le disposizioni vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. 
Rileva che l’articolo 11 prevede la partecipazione, senza diritto di voto, alle commissioni di riserva delle aree marine protette anche di tre esperti locali designati dalle associazioni nazionali della pesca professionale comparativamente più rappresentative, uno in rappresentanza delle imprese di pesca, uno in rappresentanza delle cooperative di pesca ed uno in rappresentanza delle imprese di acquacoltura, nonché dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti nazionali di riferimento nel settore della pesca. Segnala che l’inclusione nelle commissioni anche di rappresentanti delle organizzazioni sindacali era stata oggetto di una specifica osservazione del parere espresso dalla XI Commissione sul precedente testo unificato. 
Come già segnalato, l’articolo 12 reca disposizioni per la disciplina della pesca non professionale, introducendo in particolare, un contributo annuale a carico di chiunque intenda effettuare attività di pesca sportiva in mare, di un importo compreso tre 10 e 100 euro, commisurato alla tipologia della pesca sportiva praticata ed
alla tipologia della imbarcazione utilizzata. Gli articoli 13 e 14 delegano il Governo, rispettivamente, al riordino della disciplina in materia di pesca sportiva e al riordino della normativa in materia di concessioni demaniali per la pesca e l’acquacoltura, di licenze di pesca e di energia elettrica da acquacoltura. Il successivo articolo 15 prevede che il funzionamento della Commissione consultiva centrale per la pesca e l’acquacoltura, istituita presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, avvenga senza oneri a carico del bilancio dello Stato, escludendosi la corresponsione ai componenti della Commissione di emolumenti o indennità. 
L’articolo 16 detta disposizioni per la regolamentazione della pesca del tonno rosso, mentre l’articolo 17 introduce modifiche alle disposizioni sanzionatorie recate dal decreto legislativo n. 4 del 2012, che ha previsto il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura. 
Da ultimo, fa presente che l’articolo 18 reca la clausola di salvaguardia delle competenze delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Cesare DAMIANO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per la giornata di domani.
La seduta termina alle 14.50.

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