Nell’ambito del convegno ‘4.0 Time for change: un nuovo ciclo del cemento è possibile?’, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha accolto la richiesta dei sindacati di categoria FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil di aprire un tavolo permanente di confronto interministeriale del settore cemento che dovrà occuparsi di difesa del lavoro, rilancio dell’occupazione, riconversione industriale e gestione di eventuali esuberi.
“Bisogna affrontare la crisi del settore del cemento con una ‘logica integrata’ – afferma Poletti -, e per farlo sono disponibile a costruire un dialogo con i soggetti interessati e a mettere insieme il ministero del Lavoro con quelli dello Sviluppo economico e dell’Ambiente”.
Riconoscendo la crucialità del settore, Poletti ha annunciato l’avvio di una sorta di ‘laboratorio peculiare’ per ragionare su una logica integrata tra sostegno al reddito, politiche attive e tutta la strumentazione esistente tra sindacati e imprenditori, come i fondi per la formazione.
Nel corso del convegno, i sindacati hanno presentato una strategia per risollevare le sorti del settore. Innanzitutto attraverso il rilancio delle convegno cementocostruzioni come leva di sviluppo del settore e dell’economia in generale; poi adottando una politica industriale a difesa del sistema produttivo cementiero italiano, che spinga le imprese ad investire in ricerca e innovazione; infine nel riconoscere al settore lo stato di ‘crisi complessa’, con l’avvio di politiche del lavoro attive e passive che accompagnino meglio i processi di rilancio, riconversione, riorganizzazione e gestione degli esuberi.
Tra le priorità, è presente l’avvio di una visione industriale mirata alla sostenibilità ambientale, una maggiore partecipazione dei lavoratori alle decisioni dell’impresa, un piano di ammodernamento e messa in sicurezza del Paese non prescindendo dalla qualità della materia prima e dalla qualità dell’impresa e del lavoro.
Nel 2015 nel mondo si è prodotto il 3,3% di cemento in meno rispetto al 2014. L’Europa ha fatto segnare un debolissimo +0,9, mentre in Italia si conferma un calo superiore alla media mondiale, con -3,4%. Nel 2015 sono stati prodotti 19 milioni di tonnellate di cemento, nel 2008 erano 47 milioni. Inoltre gli stabilimenti continuano ad avere una capacità produttiva doppia rispetto alla richiesta del mercato, ed operano nella media del 60%.
Alcune cementerie sono diventate centri di macinazione, altre sono state chiuse, mentre il 18% dei lavoratori è uscito dal settore con pensionamenti, incentivi, ricollocazioni, licenziamenti e molti altri lavoratori sono in cassa integrazione e rischiano il posto di lavoro. Un decennio fa gli addetti del settore erano 10.660, nel 2015 si sono ridotti a poco più di 8.600.





























