Secondo un articolo pubblicato su `Nature Climate Change` dai ricercatori del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment presso la London School of Economics and Political Science and Vivid Economics, circa 2.5 miliardi, pari all`1.8 per cento degli asset finanziari globali, sarebbero a rischio a causa dei cambiamenti climatici se, nel 2100, la temperatura aumentasse di 2.5 gradi rispetto al livello pre-industriale.
Tuttavia, gli autori, Simon Dietz, Alex Bowen, Charlie Dixon e Philip Gradwell, hanno rilevato delle incertezze per quanto riguarda la stima del `climate Value at Risk`. Questo significa che esiste un 1 per cento di possibilità che un aumento della temperatura di 2.5 gradi nel 2100 potrebbe mettere a rischio 24 miliardi di usd, ovvero il 16.9 per cento degli asset finanziari globali. Gli autori sottolineano come queste somme siano maggiori delle stime di 5 miliardi di dollari Usa riguardanti la capitalizzazione complessiva nello stock market delle industrie fossili.
Secondo i ricercatori, limitare il riscaldamento globale a 2°C nel 2100 ridurrebbe significativamente il `climate Value at Risk`. In questo caso il valore medio degli asset finanziari globali a rischio sarebbe di 1.7 miliardi di dollari, con un 1 per cento di possibilità che questo raggiunga i 13.2 miliardi.
L`autore principale dell`articolo, il professor Simon Dietz, sostiene: “I nostri risultati potrebbero stupire gli investitori, ma non sorprendono molti economisti che si occupano di cambiamenti climatici poiché i modelli economici negli ultimi anni hanno generato crescenti stime negative riguardanti l`impatto del riscaldamento globale sulla crescita economica.
Tuttavia è emerso anche che ridurre le emissioni di gas serra in modo da ridurre il riscaldamento globale a 2°C ridurrebbe sostanzialmente il climate Value at Risk, e in particolare il rischio di grosse perdite”.
Gli autori hanno scoperto che anche includendo nella stima il costo di ridurre le emissioni di gas serra in modo da limitare il riscaldamento globale a 2°C, il valore medio degli asset finanziari globali sarebbe di 315 milioni di dollari, o 0.2 punti percentuali, e quindi maggiore di quello che si registrerebbe con un aumento della temperatura fino a 2.5°C nel 2100 ma senza nessun costo di intervento sulle emissioni.
Secondo Dietz “anche tenendo in considerazione l`impatto finanziario degli sforzi per ridurre le emissioni emerge che il valore atteso degli asset finanziari è maggiore nello scenario in cui il riscaldamento non supera i 2°C. Questo significa che investitori neutrali al rischio dovrebbero scegliere di ridurre le emissioni, e ancora di piu` dovrebbero farlo investitori avversi al rischio”. “La nostra ricerca – ha aggiunto – mostra il rischio per i guadagni sugli investimenti dovuto al cambiamento climatico nel lungo periodo. Inoltre spiega perché questo tema sia rilevante per tutti gli investitori a lungo termine, come i fondi pensione, ma anche per i regolatori finanziari preoccupati circa la possibilità di aggiustamenti asset-prezzi a seguito del rischio climatico.”
Dietz ha anche sottolineato le incertezze che concernono la stima del Climate Value at Risk: “Anche se siamo i primi ad aver realizzato una stima complessiva del Climate Value at Risk attraverso un modello economico, è importante sottolineare che sussistono profonde incertezze e difficoltà nel modellizzare il cambiamento climatico, quindi il nostro lavoro rappresenta solo l`inizio di un`importante filone di ricerca”.




























