Una proposta unitaria da parte di Cgil-Cisl e Uil sul modello contrattuale, da presentare poi aConfindustria: quella che fino a ieri sembrava una ipotesi quanto meno velleitaria, se non del tutto impossibile, oggi si trasforma in una possibilita’ concreta, che potrebbe vedere la luce anche entro la fine di dicembre. Lo hanno confermato i rappresentanti delle tre confederazioni, intervenendo all’incontro promosso dal Diario del Lavoro all’Universita’ La Sapienza, atto conclusivo della scuola di relazioni industriali organizzata dal nostro giornale.
Nel corso del dibattito, moderato da Massimo Mascini e Mimmo Carrieri e introdotto da Tiziano Treu, si e’ parlato di rappresentanza, di democrazia economica, di partecipazione. In poche parole, del futuro delle relazioni industriali. Ovviamente, al centro dell’attenzione e’ stato, soprattutto, il possibile accordo sulla riforma dei contratti: il confronto tra i sindacati sul nuovo modello contrattuale e’ iniziato appena ieri, ma gia’ sono state fissate nuove date di incontro, la prima delle quali il 2 dicembre.
‘’I primi segnali sono positivi’’, ha detto Susanna Camusso, confermando che i sindacati sono ‘’vicini a cose importanti’’. Secondo la leader della Cgil “il problema e’ come allargare la rappresentanza dei contratti nazionali” e mantenere il contratto collettivo come strumento di unificazione e di aumento dei salari. Quanto alla rappresentanza, e’ necessaria una “implementazione piu’ rapida” per l’applicazione del testo unico: “Le regole ci sono, bisogna accelerarne l’applicazione”.
“E’ una sfida possibile, sappiamo che sono questioni delicate, ma la franchezza di dirci cosa nel passato ci ha divisi, ci aiuta anche a riflettere su cosa ci unisce”, ha aggiunto Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl. Per Petteni, quello di ieri e’ stato “un incontro vero, non formale, impostato sul merito e sulla condivisione. Il fatto stesso che ci sia stato questo confronto dimostra la nostra volontà di portare avanti questa discussione”. D’accordo anche Carmelo Barbagallo, leader della Uil. La definizione di un nuovo modello contrattuale, ha detto, “e’ necessaria per estendere i diritti, ridurre le diseguaglianze e aumentare salari e produttivita’, anche attraverso il potenziamento della contrattazione di secondo livello, da cui oggi e’ esclusa la maggioranza dei lavoratori”.




























