L’illegalità è costata alle aziende italiane del commercio, e degli alberghi e dei pubblici esercizi in termini di perdite di perdite di fatturato, abusivismo, contraffazione e taccheggio 27,1 miliardi e ha fatto perdere nel 2015 circa 263mila posti di lavoro regolari. Questa la stima fatta da un’indagine di Confcommercio in occasione della Giornata della legalità.
La sola perdita in termini di fatturato è stimata in 21,3 miliardi. La criminalità ha fatto spendere alle aziende per ferimenti, assicurazioni e spese difensive 5,7 miliardi.
“C’è una crisi che invece di allontanarsi, resiste pervicacemente: è quella del deficit di legalità nel nostro paese”, ha sottolineato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Per il presidente dell’associazione “è un fenomeno che minaccia tanti, troppi imprenditori e che spesso trasforma l’attività di impresa in un vero e proprio percorso ad ostacoli, dove qualche volta si è costretti a chiudere. In casi estremi c’è chi ha perso la vita”.
Le imprese di Confcommercio vogliono invece “riaffermare il sacrosanto diritto degli imprenditori a lavorare in un contesto sereno e sicuro. Perché i fenomeni criminali – ha sottolineato Sangalli – producono evidenti distorsioni alla concorrenza, indeboliscono il tessuto imprenditoriale, minano la competitività, riducono la libertà d’impresa, impediscono lo sviluppo. Legalità e sicurezza sono prerequisiti di una democrazia moderna e, se mancano, non ci può essere né libertà né crescita”.
Inoltre, secondo l’indagine di Confcommercio, un’impresa su tre dichiara un peggioramento dei propri livelli di sicurezza rispetto allo scorso anno. Un dato che si accentua nelle regioni meridionali (38%) e in alcuni settori specifici come benzinai e ambulanti (40%). In crescita i furti (per il 57% delle imprese) e i crimini ad alta visibilità come abusivismo, contraffazione e le rapine (50% degli intervistati).
Un imprenditore su dieci – si legge nella ricerca – ha ricevuto minacce o intimidazioni con finalità estorsiva, in aumento di due punti percentuali rispetto al 2014. Per il 90% degli imprenditori, poi, le leggi che contrastano i fenomeni criminali sono inefficaci e la quasi totalità delle imprese (94%) è favorevole all’inasprimento delle pene e l’85% ritiene che non si scontino realmente le pene per i reati commessi.



























