“Nel terzo trimestre dell’anno in corso, la ripresa dell’attività produttiva metalmeccanica, avviatasi sul finire del 2014, ha registrato una battuta d’arresto.” E’ questa la sintesi dell’indagine trimestrale sulla congiuntura del principale settore dell’industria italiana, la cui 136ª edizione è stata presentata stamattina, a Roma, da Federmeccanica.
Nel periodo che va dal luglio al settembre di quest’anno, la produzione metalmeccanica si è confermata, nell’insieme, “sugli stessi livelli” del trimestre precedente. Però, sottolinea Federmeccanica, questo “risultato medio settoriale non negativo” va ascritto, in larga misura, al comparto dei mezzi di trasporto che, spinto in avanti dall’automotive, “ha segnato un incremento del 3,3% rispetto al secondo trimestre” di questo stesso anno. Al contrario, quasi tutti gli altri comparti hanno dovuto registrare “significativi cali di produzione”.
In particolare, specifica Federmeccanica, le attività metallurgiche e quelle dei prodotti in metallo sono diminuite dell’1,1%, mentre la produzione di macchine e apparecchi meccanici è scesa dello 0,5% e quella di computer, apparecchi per telecomunicazioni e strumenti di precisione dello 0,9%.
Complessivamente, nei primi nove mesi di questo 2015, i volumi produttivi nell’industria metalmeccanica “sono cresciuti del 2,5% rispetto allo stesso periodo” del2014”. Una crescita troppo modesta, però, per consentire al settore di tornare a raggiungere, in tempi non lontani, i livelli precedenti alla crisi. Infatti, questi stessi volumi produttivi risultano ancora inferiori del 29,7% rispetto a “quelli rilevati nel periodo pre-recessivo (1° trimestre del 2008)”.
Da questo punto di vista, è significativo il dato relativo alle esportazioni, ovvero a quel tipo di sbocco che, in questi anni, ha sostenuto da solo la produzione, data la costante fiacchezza della domanda interna. Ebbene, nel terzo trimestre dell’anno in corso le esportazioni metalmeccaniche sono sì cresciute, ma in termini nuovamente troppo modesti, ovvero del 3,7% rispetto all’analogo periodo del 2014. Nel primo trimestre del 2015 erano invece salite del 5,8%, e nel secondo del 5,2%.
Per quanto riguarda l’occupazione, l’indagine trimestrale di Federmeccanica viene a smorzare il clima di ottimismo che il Governo si è sforzato di creare rispetto agli effetti del Jobs Act e, più in generale, delle sue scelte di politica economica. Un dato positivo c’è, ed è quello costituito dal fatto che, tra il gennaio e il settembre di quest’anno, il ricorso alla Cassa integrazione guadagni “è diminuito, mediamente, del 32,6%”. Tuttavia, Federmeccanica asserisce che le dinamiche occupazionali nella grande industria metalmeccanica si sono “confermate” come “negative”. “Nei primi otto mesi dell’anno”, infatti, i livelli occupazionali “si sono ridotti del 2,9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente”.
Ciò, ha spiegato al Diario del lavoro Angelo Megaro, direttore del Centro studi di Federmeccanica, non deriva da una caduta verificatasi quest’anno, ma dal costante, ancorché leggero, calo occupazionale verificatosi nell’ultimo quadrimestre del 2014, con una più forte accentuazione registrata in dicembre. Nel corrente anno, non ci sono stati nuovi cali, ma il fatto è che l’andamento quantitativo e qualitativo dell’attività produttiva nel settore non è stato in grado di determinare una risalita occupazionale.
Infine, Federmeccanica ha sottolineato che, nel periodo gennaio-settembre dell’anno in corso, le retribuzioni contrattuali degli addetti metalmeccanici “sono cresciute del 2,7% rispetto a una dinamica del costo vita che ha segnato un –0,2%”. Una valutazione, questa, che, a pochi giorni dal secondo incontro della trattativa sul contratto nazionale della categoria, messo in calendario per venerdì 4 dicembre, suona un po’ come la famosa frase attribuita a un non meno famoso sindaco di Roma: “Non c’è trippa per gatti”.
Fernando Liuzzi






























