Papa Francesco ha incontrato, ieri all’Avana, Fidel Castro, il lider maximo che, nel 2008, ha lasciato il potere nelle mani del fratello Raul. Jorge Mario Bergoglio è arrivato nell’Isla grande prima di recarsi a Washington, martedì sera, dopo aver avuto un ruolo fondamentale, nei mesi scorsi, nella svolta dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba.
La Chiesa cattolica cubana, nel corso della lunga storia della rivoluzione castrista, è stata a lungo emarginata, a tratti perseguitata. Ma nel corso degli anni si è imposta come protagonista nella transizione aperta dall’esaurirsi del regime (e dall’invecchiare dei suoi leader). Il cardinale dell’Avana Jaime Ortega, prima di essere una figura-chiave della mediazione con Obama, ha già patrocinato, negli anni scorsi, la liberazione di numerosi prigionieri politici, triangolando la strategia con il governo spagnolo e la Santa Sede. Negli ultimi tempi, e in particolare da quando Raul Castro è tornato all’Avana da Roma, dove a maggio è stato ricevuto dal Papa, la Chiesa cattolica dell’isola è più libera che mai. La tv di Stato e il giornale ufficiale, Granma, hanno presentato a lungo l’arrivo del primo Pontefice latino-americano della storia, amico dei poveri, pastore di popolo.
Dapprima, nella cattedrale dell’Avana, con seminaristi, religiosi e sacerdoti, poi con i giovani cubani, sotto una pioggia caraibica, il Papa parla a braccio: esorta religiosi e sacerdoti a preservare la povertà e la misericordia; snocciola i dati della disoccupazione giovanile in Europa; critica i paesi che “scartano” gli anziani, i deboli, i giovani; e conclude suscitando uno scroscio di applausi quando parla della “grandezza del popolo, della patria” cubana. Se uno dei rischi più grande della svolta con gli Usa è l’emigrazione della gioventù, il Papa incoraggia i giovani a rimanere ed essere responsabili del futuro di Cuba.
Regime castrista e Santa Sede hanno oggi un comune interesse: per il Vaticano però si è aperto nell’isola un ampio spazio per rilanciare l’evangelizzazione, mentre per Raul è importante trovare un interlocutore autorevole, dalla proiezione internazionale, e portatore di valori morali condivisibili.


























