La nuova “arma” economica dei giganti emergenti ha aperto i battenti. La “Nuova Banca dello Sviluppo” è un gigante del credito con una mole da 100 miliardi di dollari (di cui la metà effettivamente versati) che con l’appoggio di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – i cosiddetti Stati Brics – ha inaugurato la sua sede a Shanghai, il polo finanziario cinese.
Lo stesso modo con cui l’istituzione si autodefinisce implica una aperta sfida “all’attuale sistema, dominato dagli Usa, di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale”. Ma va subito rilevato che a prima vista il suo livello di apertura ai media e alla comunicazione non appare maggiore di quelli, assai limitati, di molte istituzioni e autorità dei giganti emergenti, in particolare in Cina.
Lo scopo di questa banca è favorire la cooperazione tra i cinque mercati emergenti che, escludendo il Sud Africa, contano una popolazione complessiva di 3 miliardi di abitanti, il 41,4 per cento del totale mondiale, e oltre il 25 per cento del Pil planetario.
Le attività vere e proprie inizieranno sul finale d’anno o nelle prime fasi del 2016, ha riferito il presidente K V Kamath, ex banchiere indiano citato dall’agenzia cinese Xinhua. Questa istituzione si aggiunge ad un’altra iniziativa messa in campo nei mesi scorsi dalla Cina, la Asian Infrastructure Investing Bank, inizialmente osteggiata dagli Stati Uniti.
A differenza di quanto avviene alla Banca mondiale, dove lo statuto prevede diritti di voto in base alle quote di capitale, alla Nuova Banca dello Sviluppo ogni paese membro avrà un singolo voto e nessuno disporrà del potere di veto.
Ma almeno in questa fase di debutto, il livello di trasparenza e di accesso ai dati dell’istituzione non appare entusiasmante. Lo scarno sito internet reca unicamente una descrizione sommaria della banca stessa e lo statuto, sulla base dell’accordo sottoscritto dai paesi fondatori nel luglio di un anno fa.
Per il resto, nessun indirizzo, nessun numero telefonico, nessun canale predisposto per seguire le attività con l’unica eccezione di un generico indirizzo e-mail. E forse non è il modo migliore di presentarsi per un ente che vuole apertamente sfidare “il sistema di Banca mondiale e Fmi”, che invece hanno entrambi considerevoli apparati di comunicazione.

























