La Cisl continuerà a incalzare il Governo, rafforzando il metodo sperimentato e il credito acquisito nel lungo percorso del Jobs act e dei relativi decreti applicativi. Lo ha sottolineato il leader Annamaria Furlan nella relazione introduttiva al consiglio generale.
“La nostra iniziativa ha contribuito a presidiare l’impostazione universale degli ammortizzatori sociali sia in costanza di rapporto di lavoro che in condizioni di disoccupazione – ha detto – il ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e l’inizio della bonifica della palude infernale dei rapporti di lavoro atipici. Non è stata esercitata la delega sul salario minimo rinviando alle parti sociali la definizione di un avviso comune sugli assetti contrattuali. Nel decreto sulla cassa integrazione si è dato spazio ai contratti di solidarietà e si è realizzata la loro estensione ai lavoratori delle Pmi attraverso la bilateralità. Il superamento del falso lavoro autonomo è stato in larga parte affidato alla contrattazione collettiva. E’ stata prevista la presenza delle parti sociali nel consiglio di vigilanza della nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.
Furlan ha ricordato che “il risultato politico più rilevante ha coinciso, tuttavia, con il riconoscimento da parte del Governo della piena titolarità e autonomia delle parti sociali in materia di minimi salariali, modello contrattuale, rappresentanza, partecipazione dei lavoratori al governo dell’impresa. Si tratta di una vera e propria svolta politica, poiché su queste materie il Governo ha ribadito, a più riprese, la volontà di esercitare la propria esclusiva e discrezionale iniziativa. La lunga, paziente, sagace e responsabile pedagogia della Cisl, l’esercizio instancabile della critica e della proposta, ha prodotto un primo importante risultato che sancisce il recupero di ruolo negoziale per il sindacato confederale nel suo insieme. Di qui dobbiamo ripartire, insieme con la trattativa sulla riforma della bruttissima legge Fornero”.
“Sono temi vitali per il lavoro e per le sue rappresentanze – ha concluso – perché chiamano in causa articolazioni essenziali di una politica di sviluppo, dalla produttività agli assetti contrattuali più efficaci per gestirne la crescita e ripartirne equamente i guadagni di occupazione e di reddito; dalla rappresentanza del lavoro al modello partecipativo di relazioni sindacali e di partecipazione del lavoro al governo dell’impresa”.


























